Torah Ohr · Parashot Bereishis · Maamar 1
השמים כסאי והארץ הדום רגלי אי זה בית וגו׳
«I cieli sono il Mio trono e la terra è lo sgabello dei Miei piedi»
Inizia il maamar Scarica il PDFPDF · 593 KB
Tradotto con l’IA dalla nostra edizione inglese, poi verificato e corretto in diversi passaggi sulla base dell’inglese e dell’ebraico. L’inglese stesso è in corso di revisione da parte di lettori. Se conosci bene l’italiano, saremmo grati del tuo aiuto nella revisione di questa traduzione. Collabora alla revisione
Idea centrale
D‑o, che non ha corpo né luogo, «siede» sulla Torah, ha il Suo «piede» — il popolo ebraico — elevato sullo «sgabello» delle mitzvos pratiche, ed è «ospitato» nella preghiera; ciascuno di questi aspetti viene fatto discendere attraverso il servizio personale, dalla contemplazione e dall’amore fino alle azioni e all’autoannullamento (bittul).
Il maamar in breve
Il maamar si chiede come D‑o, che non ha corpo e non si trova nello spazio, possa avere un trono e uno sgabello. I «cieli», fuoco e acqua, sono la Torah. Una persona «fa» la Torah: contemplare lo Shema (shem ayin) mostra che tutto ciò che si trova nei mondi è soltanto un «nome», un barlume, così che l’anima anela a D‑o Stesso; questo amore, un risveglio dal basso (isarusa dilesata), attira la Luce Infinita (Or Ein Sof) nella Torah e la fa discendere dal suo livello che precede i mondi nelle 613 mitzvos. La Torah è così un «trono» sul quale la volontà e la sapienza di D‑o si abbassano fino alle mitzvos materiali. La «terra» sono le mitzvos pratiche, soprattutto la carità, che elevano il «piede», il popolo ebraico; poiché «la loro fine è innestata nel loro inizio», ciò che è più basso diventa la testa, e le azioni di una persona elevano le sue emozioni nella sua mente. Cielo e terra sono anche la Torah scritta e la Torah orale. La «casa» è la preghiera: attraverso l’inchinarsi e l’autoannullamento, essa fa discendere la luce che circonda tutti i mondi (sovev kol almin), che il cuore e la mente non possono contenere, una luce che non tiene conto delle mancanze di una persona.
Schema
- La domanda e la Torah come «cielo»Come può il D‑o privo di corpo avere un trono? La Torah viene dal cielo e, come shamayim [cieli], è fuoco e acqua.¶1
- Una persona fa la Torah attraverso la contemplazione e l’amoreLa misericordia concede comprensione; lo Shema insegna che i mondi contengono soltanto un «nome» di D‑o; questo risveglia l’amore per D‑o Stesso, che attira la Luce Infinita nella Torah e la fa discendere nelle mitzvos.¶2–4
- La Torah come trono di D‑oAttraverso Moshe la Torah discende; come quando ci si siede, essa abbassa la «testa» di D‑o, la Sua volontà e sapienza, fino alle mitzvos materiali.¶5
- Lo sgabello: elevare il piedeIl popolo d’Israele costituisce il «piede» di D‑o, che nella luce di ritorno diventa la «testa»; le mitzvos pratiche, soprattutto la carità, elevano le emozioni alla sapienza, sia in Alto sia nell’anima umana, così che l’amore diventi duraturo.¶6–10
- Cielo e terra nella TorahLa Torah scritta è il cielo, viene dall’Alto; la Torah orale è la terra, che coglie la volontà di D‑o dal basso; tre cose sono chiamate «terra».¶11
- La casa: la preghieraLa preghiera accompagnata dall’inchinarsi e dall’autoannullamento fa discendere la luce che circonda i mondi, al di là dei mondi, che né il cuore né la mente possono contenere e che è presente senza tener conto delle mancanze di una persona.¶12–14
Concetti chiave
- La luce che riempie tutti i mondi (memalei kol almin) e sovev kol alminממלא כל עלמין וסובב כל עלמין
- La luce che riempie i mondi, vivificando ciascuno secondo la propria misura, è soltanto un «nome», un barlume; la luce che li circonda è al di là della comprensione e può soltanto circondare una persona.
- Risveglio dal bassoאתערותא דלתתא
- L’amore e il servizio dell’uomo, che attirano una risposta divina: «uno spirito porta uno spirito».
- La loro fine è innestata nel loro inizioנעוץ סופן בתחלתן
- Nella luce che risale, il livello più basso è il più elevato, così che il «piede», il popolo ebraico e le sue azioni materiali, diventi la «testa».
- Integrare le emozioni nell’intellettoהתכללות המדות בשכל
- Le emozioni separate dalla comprensione sono fugaci; elevate nella mente, diventano stabili e più elevate.
- L’autoannullamento nella preghieraביטול
- Inchinarsi davanti a D‑o come davanti a un re troppo elevato perché ci si possa avvicinare; ciò fa discendere la luce che circonda i mondi, alla quale la Torah e le mitzvos non possono attingere.
La domanda e la Torah come «cielo» ¶1
«I cieli sono il Mio trono e la terra è lo sgabello dei Miei piedi; quale casa…», ecc. [Dobbiamo] comprendere come sia appropriato dire di Lui, benedetto Egli sia, «il Mio trono» e «lo sgabello dei Miei piedi».
Il maamar si apre con il versetto di Isaia e pone il problema: un trono e uno sgabello appartengono a qualcuno che ha un corpo e siede in un luogo. Come si possono riferire a D‑o queste espressioni?
Egli non ha forma corporea e non rientra nei limiti dello spazio, come è scritto: «Ecco, c’è un luogo presso di Me»: Egli è il luogo del mondo, mentre il mondo non è il Suo luogo.
D‑o non ha forma corporea (come afferma l’inno Yigdal, basato su Maimonide) e non si trova nello spazio. Il Midrash interpreta «Ecco, c’è un luogo presso di Me» nel senso che D‑o contiene il mondo, e non che il mondo contenga Lui; perciò «trono» non può essere inteso alla lettera.
אך להבין הענין כי הנה התורה היא מן השמי׳ כמ״ש כי מן השמים דברתי10 וגו׳
Ma per comprendere la questione: la Torah viene dal cielo, come è scritto: «Poiché dal cielo ho parlato», ecc.;
La risposta comincia con la Torah, che D‑o ha dato «dal cielo». L’Alter Rebbe mostrerà che i «cieli» che sono il trono di D‑o sono la Torah.
ossia, essa è del livello del «cielo», poiché shamayim (cielo) è fuoco e acqua. E così, riguardo alla Torah, è scritto: «Dalla Sua destra, una legge di fuoco per loro».
I Saggi interpretano shamayim (cielo) come una fusione di esh (fuoco) e mayim (acqua). Anche la Torah è una mescolanza di entrambi, poiché è venuta «dalla Sua destra» (la destra è benevolenza, come l’acqua) come «una legge di fuoco» (il fuoco rappresenta il rigore).
Il paragrafo pone la domanda del maamar — come si possa dire del D‑o illimitato che abbia un «trono» e uno «sgabello» — e inizia la risposta identificando il «cielo» con la Torah, che, come i cieli, è fuoco e acqua.
Or HaTorah osserva (come riporta la nota di Kehot) che qui «fuoco e acqua» sono interpretati come il rigore (Gevurah) e la benevolenza (Chesed), mentre altrove in Torah Ohr, in Miketz, «Poiché presso di Te è la fonte della vita», e più avanti in questo maamar, «shamayim è sham mayim… la Torah proviene dalla sapienza (Chochmah)», l’«acqua» della Torah viene identificata con Chochmah. Diversi manoscritti aggiungono: la destra è l’aspetto dell’acqua, e dall’aspetto del fuoco proviene «una legge per loro».
Marei mekomos
- 1השמים כסאי · הנחת כ״ק אדמו״ר האמצעי בסה״מ תקס״ה ח״ב ע׳ תשה. וביאור בע׳ תשטו. ראה לעיל ציונים והערות לכ״ק אדמו״ר זי״ע. הגהות באוה״ת בראשית כרך ג תע, א. ובכרך ו תתרכג, ב (מלקו״ת לג׳ פרשיות). תתרל, ב. ובמקבילו ד״ה ואשא אתכם תרל״ח ע׳ ריז (בספר התולדות לכ״ק אדמו״ר מהר״ש, מציין כ״ק אדמו״ר זי״ע ”נתבארו הענינים דד״ה השמים כסאי וביאוריו (שבתו״א ולקו״ת לג״פ) בהרחב הביאור”. וכן נזכר בד״ה ויהיו חיי שרה תרמ״ג ע׳ כב ”שהוא השמים כסאי שבתו״א”). המאמר נאמר בשבת פ׳ מסעי ר״ח אב תקס״ה. ראה גם סה״מ תרס״ו ע׳ תקיט. ד״ה השמים כסאי תשל״ו (סה״מ מלוקט ח״ג ע׳ קלג). ד״ה השמים כסאי תשל״א. לכללות מאמר זה ראה ד״ה זה תשמ״א־ ש״פ תרומה תשד״מ־ ש״פ נח תשמ״ה. ד״ה כי כאשר השמים פ׳ ראה תשמ״ה. ד״ה בראשית ברא תשמ״ו וד״ה השמים כסאי תשמ״ו. ד״ה השמים כסאי ש״פ קרח תשמ״ז ושם ביאר שכאן בתו״א מבואר בארוכה דשמים וארץ כולל כל סדר ההשתלשלות דבשמים יש ג׳ דרגות וגם בארץ יש ג׳ דרגות, ומבואר ג׳ דרגות אלו כאן ובדרושים שלאח״ז כפי שהוא בעולמות ובישראל.
- 2השמים כסאי · Isaiah 66:1
- 3איך שייך עליו ית׳ לומר כסאי · ראה ד״ה השמים כסאי תשל״א.
- 4שהרי אין לו דמות הגוף · Tanya, Sha’ar HaYichud 2:6
- 5אין לו דמות הגוף · Siddur Ashkenaz, Weekday, Shacharit, Preparatory Prayers, Yigdal 7
- 6הנה מקום אתי · Exodus 33:21
- 7הנה מקום אתי · Shemot Rabbah 45:6
- 8שהוא . . ואין העולם מקומו · ”כמארז״ל במד״ר ר״פ ויצא תוך פס״ח ע״פ ויפגע במקום, וכ״ה בפ׳ תשא פמ״ה קרוב לס״פ ע״פ הנה מקום אתי” — אוה״ת בראשית כרך ו תתרכג, ב (מלקו״ת לג״פ). בסה״מ תרל״ח בד״ה ואשא אתכם ע׳ ריז. ראה בלקו״ת ויקרא נא, סע״ב.
- 9שהוא מקומו של עולם ואין העולם מקומו · Bereshit Rabbah 68:9
- 10כי מן השמים דברתי · Exodus 20:19
- 11התורה היא מן השמים . . שמים אש ומים · ראה אוה״ת כרך ו תתרכג, ב (מלקו״ת לג׳ פרשיות א, א) שצ״ע שלקמן פ׳ מקץ בד״ה כי עמך מקו״ח (לד, ד) מפרש שהכוונה על חכמה, וכן לקמן במאמר זה מפרש כן, וכאן מפרש על חו״ג ע״ש.
- 12שמים אש ומים · Chagigah 12a:19–20
- 13מימינו אש דת למו · Deuteronomy 33:2
Una persona fa la Torah attraverso la contemplazione e l’amore ¶2–4
2והנה כתיב ושמרתם את חוקתי1 ועשיתם אתם2 אתם כתיב שהאדם הוא העושה את התורה. וכך אנו מבקשים3 בברכת אהבת עולם אהבתנו כו׳ לשמור ולעשות ולקיים
Ora è scritto: «Osserverete i Miei statuti e li farete (osam)»; è scritto atem («voi»): l’uomo è colui che fa (ha’oseh) la Torah. E così chiediamo nella benedizione «Con amore eterno ci hai amati», ecc.: «osservare, fare (la’asos) e adempiere (lekayem)».
Nel versetto, «li farete» (osam) è scritto senza una vav, perciò può anche essere letto atem, «voi»; il Midrash (Vayikra Rabbah 35:7, sulle stesse parole in Levitico 26:3) interpreta questo nel senso di «Lo considero come se li aveste fatti», e persino «come se aveste fatto voi stessi». Da ciò l’Alter Rebbe ricava che l’uomo «fa» (oseh) la Torah, portandola all’esistenza. La benedizione mattutina che precede lo Shema chiede che ci sia concesso di «osservare, fare e adempiere».
תחלה לעשותה ואח״כ לקיימה4 והיינו ע״י אב הרחמן5 רחם עלינו ותן בלבנו בינה67 שמבחינת רחמים עליונים נמשך בינה והתבוננות בלב להיות בה ועל ידה עשיית והתהוות התורה.
Prima farla, e poi adempierla. E questo avviene tramite «Padre misericordioso, abbi misericordia di noi e poni la comprensione (Binah) nei nostri cuori»: infatti dal livello della misericordia superna vengono attratte nel cuore la Binah e la contemplazione, affinché in esso e tramite esso abbiano luogo la formazione e il venire all’esistenza della Torah.
L’ordine è importante: la’asos, «fare», significa anche «creare», perciò prima la Torah viene «creata», portata all’esistenza, e solo dopo «adempiuta» (lekayem, letteralmente «stabilire») nella pratica. Nella stessa benedizione si chiede al «Padre misericordioso» di «porre la comprensione nei nostri cuori»: dalla misericordia superna di D‑o proviene la Binah, la comprensione e la contemplazione del cuore, e tramite essa la Torah viene «creata».
Il paragrafo aggiunge una seconda idea: l’uomo «fa» la Torah, portandola all’esistenza, e ciò avviene tramite la contemplazione nel cuore, che a sua volta è un dono della misericordia di D‑o.
Il Tzemach Tzedek (Or HaTorah, Shelach) spiega «prima farla, poi adempierla»: dapprima occorre trarre la Torah dalla sua fonte, il livello dei «duemila anni» che precedettero il mondo, facendola discendere nel livello del «mondo». Il nesso tra misericordia e Binah è discusso anche in Tanya, cap. 45.
Marei mekomos
- 1ושמרתם את חוקותי · Leviticus 18:5
- 2
- 3וכך אנו מבקשים · ”ע׳ אמרי בינה פתח השער ט, ב סי׳ ט״ו” — הג״ה בכת״י על תו״א דפוס ראשון.
- 4תחלה לעשותה ואח״כ לקיימה · ”דהיינו תחלה להמשיכה ממקורה מבחי׳ אלפים שנה שקדמה לעולם להמשיכה בבחי׳ עולם” — אוה״ת שלח ע׳ תקפא.
- 5ע״י אב הרחמן · ראה לקו״ת ראה כה, ב.
- 6ותן בלבינו בינה · ראה ד״ה כל הנקרא בשמי תרצ״ו ע׳ 107.
- 7אב הרחמן רחם עלינו ותן בלבנו בינה · Siddur Ashkenaz, Weekday, Shacharit, Blessings of the Shema, Second Blessing before Shema
E in che modo debba essere questa contemplazione è spiegato nella lettura dello Shema: Shema è un’espressione di comprensione, e questa comprensione è contenuta nella parola Shema stessa;
La contemplazione che «fa» la Torah è esplicitata nello Shema. Shema significa non soltanto «ascoltare», ma anche «comprendere» (la nota Kehot cita le parole del giovane Shmuel: «Parla, perché il tuo servo ascolta», I Samuel 3:10), e la parola stessa contiene ciò che va compreso.
poiché Shema è shem ayin («il nome della ayin»). Vale a dire: la ayin maiuscola è il livello di «A Te, Havayah, appartengono la grandezza e la potenza», ecc.,
Shema si scompone in shem (nome) e ayin, la lettera il cui valore è settanta e che nel testo della Torah dello Shema è scritta in grande. La ayin ingrandita rappresenta «A Te, Havayah, appartengono la grandezza e la potenza…»: i sette attributi emotivi di D‑o, ciascuno dei quali comprende dieci elementi, per un totale di settanta.
ז׳ מדות עליונות שהם בחינת לך דהיינו שהם בטלים אליו ונכללים במקורן שעדיין אינן בבחינת המשכה והתפשטות למטה להיות עולים בשם גדולה וגבורה וכו׳ ואזי נקרא בשם ע׳ רבתי
i sette attributi superni, che sono il livello di «Tuoi»: cioè, sono in uno stato di completo autoannullamento davanti a Lui e inclusi nella loro fonte, non ancora in uno stato di discesa e diffusione verso il basso, tale da essere chiamati grandezza, potenza, ecc.; e allora sono chiamati con il nome della ayin maiuscola.
«Tuoi» significa che, nella loro fonte, questi attributi sono completamente in uno stato di autoannullamento davanti a D‑o, e non scorrono ancora verso il basso per diventare qualità distinte, come la grandezza e la potenza, che agiscono nel mondo. In questo stato nascosto sono chiamati la «ayin maiuscola».
והמשכה שנמשך ומתפשט למטה הוא רק בחינת שם לבד4 שהוא הארה בעלמא
E la discesa che viene fatta e si diffonde verso il basso è soltanto il livello di un «nome», una mera scintilla,
Ciò che si diffonde verso il basso nel mondo è soltanto un «nome»: proprio come un nome non è la persona, ma soltanto il modo in cui gli altri la chiamano, è una mera scintilla della fonte.
וכמאמר ברוך שם כבוד מלכותו לעולם ועד שאין זו אלא מבחינת שם ומדת מלכותו ית׳ כי מלכותך מלכות כל עולמים5 כתיב.
come nell’espressione: «Benedetto sia il nome della gloria del Suo regno in eterno e per sempre»: ciò proviene soltanto dal livello di un «nome» e dalla Sua qualità di sovranità (Malchus), benedetto Egli sia, poiché è scritto: «La Tua sovranità è sovranità su tutti i mondi».
Ecco perché diciamo: «Benedetto sia il nome della gloria del Suo regno»: ciò che raggiunge il mondo è soltanto il «nome», la qualità di Malchus (sovranità), come dice il versetto: «La Tua sovranità è sovranità su tutti i mondi».
Il paragrafo espone il contenuto della contemplazione: Shema è shem ayin — gli attributi divini, nella loro configurazione di settanta, restano nascosti nella loro fonte, e tutto ciò che raggiunge il mondo è il loro «nome», una scintilla attraverso Malchus.
Altrove (Torah Ohr, supplementi a Vayechi) la ayin maiuscola è collegata alle sette emanazioni divine (Sefiros) inferiori di Imma [Madre], la fonte dei sette «re» primordiali di Tohu [Caos]. Likkutei Torah, Vaetchanan, che cita questo passo, aggiunge che Shema significa sia «comprendere» sia «raccogliere».
Marei mekomos
- 1שמע לשון הבנה · I Samuel 3:10
- 2שמע שם ע׳ · ”ע׳ אמרי בינה שער הק״ש ענין שם ע׳ רבתי ומתפרש יפה פי׳ הפסוק לך ה׳ הגדולה בסי׳ ג ובסי׳ ו” — הג״ה בכת״י על תו״א הנ״ל. ראה לקמן קה, ג. לקו״ת ואתחנן יא, ב. ושם מציין לכאן.
- 3
- 4ש״ה רבתי — לבד · בבוך 1824: בלבד.
- 5מלכותך מלכות כל עולמים · Psalms 145:13
4וזהו ענין בינה להבין דבר מתוך דבר1 פי׳ תוך דבר נקרא בחינת ממלא כל עלמין שהיא בחינת שם דהיינו בחינת זיו והארה הנמשך תוך עלמין.
E questo è il significato di Binah (comprensione): comprendere una cosa dall’interno di un’altra. «Dentro» una cosa è chiamato il livello della luce che riempie tutti i mondi (memalei kol almin), che è il livello di un «nome», ossia un raggio e un riverbero che vengono fatti discendere entro i mondi.
Binah è tradizionalmente definita come «comprendere una cosa dall’interno di un’altra». Qui «dentro» si riferisce a memalei kol almin, la luce che entra in ogni mondo e gli dà vita: essa è soltanto il «nome», un raggio di D‑o.
וצריך להבין מזה שאינו אלא זיו כנ״ל שהוא ית׳ הוא הסובב כל עלמין ולית מחשבה כו׳2 ולאו מכל מדות אלין כלל3
Da ciò si deve comprendere che si tratta soltanto di un raggio, come detto sopra: Egli, benedetto Egli sia, è Colui che circonda tutti i mondi (sovev kol almin), e «nessun pensiero [può afferrarlo]», ecc.; [Egli è] «non appartenente affatto a nessuno di questi attributi».
Da quella luce interiore si deve dedurre ciò che si trova al di là di essa: se tutto questo è soltanto un riverbero, D‑o stesso circonda tutti i mondi (sovev kol almin), al di là di ogni possibilità di comprensione, come dice il Tikkunei Zohar: «nessun pensiero può afferrarti affatto», ed Egli è «non appartenente a nessuno di questi attributi».
וע״י זה נמשך להיות ואהבת את הוי״ה אלהיך ממש לדבקה בו ית׳ בא״ס ב״ה ממש כמ״ש מי לי בשמים4 ועמך לא חפצתי וגו׳
E attraverso ciò si giunge a «Amerai Havayah, il tuo D‑o» — veramente: a unirsi a Lui, benedetto Egli sia, all’Infinito (Ein Sof), benedetto Egli sia, veramente, come è scritto: «Chi ho in cielo? E oltre a Te non desidero nulla», ecc.;
Questa contemplazione conduce a «Amerai Havayah, il tuo D‑o» nel senso più pieno: il desiderio di unirsi all’Infinito stesso, e non a nessuna delle Sue rivelazioni. È il grido del salmista: «Chi ho in cielo? Oltre a Te non desidero nulla».
שיהי׳ [שיהיה] רק חפצו ורצונו שהוי״ה אור א״ס ב״ה עצמו יהיה אלהיך שורה בקרבך דהיינו שיהא גילוי אור א״ס ב״ה עצמו על נפשו
che il suo unico desiderio e la sua unica volontà siano che Havayah, la Luce Infinita (Or Ein Sof), benedetto Egli sia, sia Egli stesso «il tuo D‑o» e dimori dentro di te; vale a dire, che la Luce Infinita, benedetto Egli sia, si riveli sulla sua anima.
Chi ama desidera che Havayah — la Luce Infinita stessa — diventi «il tuo D‑o», qualcosa di proprio, dimori dentro di te e si riveli nella tua anima.
והיינו ע״י בכל לבבך שהוא כמ״ש אם ישים אליו לבו5 רוחו ונשמתו אליו יאסף כי רוח אייתי רוח6 ואמשיך רוח שע״י רוח האדם העולה למעלה שישים אליו
E ciò avviene attraverso «con tutto il tuo cuore», secondo quanto è scritto: «Se volge a Lui il suo cuore, Egli raccoglierà presso di lui il Suo spirito e il Suo respiro»; poiché «uno spirito porta uno spirito e trae uno spirito»: attraverso lo spirito dell’uomo che sale verso l’Alto, quando egli «rivolge [il suo cuore] a Lui»,
Ciò avviene «con tutto il tuo cuore». L’Alter Rebbe interpreta così il versetto di Iyov: quando una persona volge il cuore verso D‑o, D‑o raccoglie presso di lei il Suo spirito. Il principio dello Zohar è che «uno spirito porta uno spirito»: un risveglio umano dal basso richiama una risposta divina.
דהיינו שלבבו יכסף לדבקה בו ית׳ ולהמשיך בחי׳ גילוי אלהותו ית׳ על נפשו ותוך נפשו.
ossia, quando il suo cuore anela a unirsi a Lui, benedetto Egli sia, e a far sì che la rivelazione della Sua divinità, benedetto Egli sia, si estenda sulla sua anima e dentro la sua anima,
«Volgere il cuore a Lui» significa anelare con tutto il cuore a unirsi a D‑o e desiderare che la Sua divinità si riveli sulla propria anima e dentro di essa.
אזי רוחו ונשמתו מבחינת סובב כל עלמין אליו יאסף להיות מתאסף השראתו אצלו בקרב איש ולב עמוק7
allora «il Suo spirito e il Suo respiro», dal livello della luce che circonda tutti i mondi, «Egli raccoglierà presso di lui», così che la Sua presenza dimorante si raccolga presso di lui, «dentro un uomo e un cuore profondo».
Allora lo «spirito e il respiro» di D‑o, provenienti dal livello che circonda i mondi e li trascende, vengono raccolti presso la persona e dimorano con lei, «dentro un uomo e un cuore profondo».
ומזה נמשך להיות והיו הדברים האלה אשר אנכי8 מי שאנכי9 מצוך כו׳ שע״י זה נמשך גילוי אלהותו והתהוות התורה בבחינת שמים אש ומים.
E da ciò viene a esserci «E queste parole che Io (Anochi) — chi Io sono — ti comando», ecc.; poiché attraverso ciò si attua una rivelazione della Sua divinità e la Torah viene all’esistenza al livello di «cielo», fuoco e acqua.
Segue il versetto successivo dello Shema: «E queste parole che Io (Anochi) ti comando». Anochi significa il Sé stesso di D‑o, «chi Io sono». Attraverso l’amore, la divinità si rivela e la Torah viene all’esistenza come «cielo», fuoco e acqua.
כי הנה התורה קדמה אלפים שנה לעולם10 פי׳ עולם נקרא בחינת אש ומים11 והתורה גבהה מעלתה מאד בבחינת אלפים שנה שהם למעלה מבחינת עולם וכדי שתמשך לבחינת עולם
La Torah precedette il mondo di duemila anni. Vale a dire: «mondo» è il nome del livello del fuoco e dell’acqua, mentre la Torah è di una statura immensamente elevata, al livello dei «duemila anni», che sono al di sopra del livello del «mondo»; e affinché venga fatta discendere al livello del «mondo»,
Il Midrash afferma che la Torah esisteva duemila anni prima del mondo. Qui «mondo» indica il fuoco e l’acqua, gli attributi (benevolenza e rigore) che costruiscono i mondi, mentre i «duemila anni» della Torah rappresentano un livello molto al di sopra del mondo. La Torah deve comunque essere fatta discendere al livello del «mondo».
דהיינו להיות מימינו אש כו׳ שהוא רמ״ח מצות עשה שמימין ושס״ה מצות לא תעשה משמאל כו׳
ossia, affinché ci sia «Dalla Sua destra, fuoco», ecc., che sono i 248 comandamenti positivi, provenienti dalla destra, e le 365 proibizioni, dalla sinistra, ecc. —
Questo far discendere è «dalla Sua destra, fuoco»: i 248 comandamenti positivi della Torah corrispondono al lato destro (benevolenza), mentre le sue 365 proibizioni corrispondono al lato sinistro (rigore).
הנה המשכה זו היא על ידי אתערותא דלתתא בואהבת בכל לבבך רוח אייתי רוח ואמשיך רוח
questo far discendere avviene attraverso il risveglio dal basso (isarusa dilesata), espresso in «E amerai... con tutto il tuo cuore»: «uno spirito porta uno spirito e ne attira uno».
Ciò che fa discendere la Torah è il risveglio dal basso — amare D‑o con tutto il proprio cuore — poiché «uno spirito porta uno spirito e ne attira uno».
E attraverso ciò, «e ne parlerai»: vedibarta («e parlerai») è un’espressione che indica il condurre e il far discendere, ossia che la Luce Infinita (Or Ein Sof), benedetto Egli sia, venga fatta discendere nella Torah.
Poi viene «e ne parlerai»: la parola per «parlare» (dibbur) significa anche «guidare», come in «Egli guida (yadber) i popoli sotto di noi» (Psalms 47:4). Pronunciare parole di Torah fa discendere Or Ein Sof nella Torah.
Questo paragrafo centrale spiega in che modo una persona «fa» la Torah: contemplare che tutto ciò che si trova nei mondi è soltanto un riverbero di D‑o risveglia un amore che anela a D‑o stesso; questo risveglio dal basso fa discendere la Luce Infinita nella Torah, portandola dal suo livello preesistente ai mondi fino al mondo, sotto forma delle 613 mitzvos.
Il Rebbe spiega, in una lettera pubblicata in Likkutei Sichos vol. 15, che l’espressione dello Zohar «un sentiero e 613 sentieri» riguarda le mitzvos, la cui radice è nella Corona (Keser), mentre la Torah proviene dalla sapienza (Chochmah); inoltre, «raccolto presso di lui in un cuore profondo» non contraddice la conclusione del maamar, secondo cui la luce è soltanto avvolgente: ciò che viene afferrato interiormente è solo un piccolo riverbero (confronta Tanya ch. 48). Il supplemento dello stesso Torah Ohr sull’espressione «Se volge a Lui il suo cuore» interpreta «raccoglierà» come l’ingresso delle luci nei recipienti.
Marei mekomos
- 1להבין דבר מתוך דבר . . בחי׳ ממכ״ע · לקמן קיג, ג, לקו״ת בהר כה, ב מציין לכאן.
- 2ולית מחשבה כו׳ · Tikkunei Zohar, Patach Eliyahu · 17a:10–12
- 3ולית מחשבה כו׳ ולאו מכל מדות אלין כלל · Tikkunei Zohar 17b:5–7
- 4מי לי בשמים · Psalms 73:25
- 5אם ישים אליו לבו · Job 34:14
- 6רוח אייתי רוח · Zohar II, 162b
- 7בקרב איש ולב עמוק · Psalms 64:7
- 8והיו הדברים האלה אשר אנכי · Deuteronomy 6:6
- 9אנכי מי שאנכי · Zohar I, 167b
- 10התורה קדמה אלפים שנה לעולם · Midrash Tehillim 90:7
- 11פי׳ עולם נקרא בחינת אש ומים · נזכר בלקו״ת בחוקותי מח, ב.
- 12ודברת בם · Deuteronomy 6:7
- 13עולמים — פי׳ תוך דבר · מובא בלקו״ת ואתחנן ו, ג.
La Torah come trono di D‑o ¶5
5וזהו ענין וידבר1 ה׳ אל משה שהמשכת הוי״ה להיות התורה צריך להיות המשכה תחלה לבחינת משה שהוא2 מבחינת כי מן המים משיתיהו.3
E questo è il significato di «E Havayah parlò a Moshe»: affinché vi sia Torah, la discesa del Nome Havayah deve avvenire anzitutto al livello di Moshe, che appartiene al livello di «perché l’ho tratto dall’acqua».
La Torah raggiunge il mondo attraverso Moshe. Il versetto dice «Havayah parlò a Moshe», con il Nome Havayah: la discesa di Havayah nella Torah passa dunque anzitutto attraverso Moshe. Il suo nome deriva da «l’ho tratto dall’acqua»; l’acqua della Torah è Chochmah (paragrafo 11), perciò Moshe è il canale della sapienza divina.
וזהו השמים כסאי שהשמים היא התורה הרי היא כסא ע״ד4 משל שנעשה לשבת וישיבה זו היא השפלה לגבי עמידה שכשהאדם עומד הנה הוא בעל קומה וראשו ומוחו גבוהים מעל הארץ וע״י ישיבה נשפל קומתו.
E questo è «I cieli sono il Mio trono»: i cieli sono la Torah, ed essa è un trono, per così dire, fatto per sedersi. Sedersi significa abbassarsi rispetto allo stare in piedi: quando una persona è in piedi, ha la statura completa, e la sua testa e il suo cervello sono alti sopra il suolo; sedendosi, la sua statura si abbassa.
Ora viene spiegato il versetto: «I cieli», cioè la Torah, sono il «trono» di D‑o. Un trono abbassa la persona: quando è in piedi, la sua testa è alta sopra il suolo, mentre sedendosi la sua statura si abbassa.
כך התורה נעשה כסא לאור א״ס ב״ה לבחינת ראשו שהיא בחינת רצונו וחכמתו ובינתו
Così la Torah diventa un trono per la Luce Infinita (Or Ein Sof), benedetto Egli sia, per il livello della Sua «testa», che è il livello della Sua volontà, della Sua Chochmah e della Sua comprensione (Binah);
Allo stesso modo, la Torah è un «trono» sul quale la «testa» di D‑o — la Sua volontà, la Sua sapienza e la Sua comprensione — «si siede», ossia si abbassa.
דאנת חכים5 ולא בחכמה ידיעא ומבין ולא בבינה ידיעא6 ובתורה יורדים ומשתלשלים חכמתו ובינתו בדברים גשמיים כתפילין וציצית וצדקה ותרומות ומעשרות וקרבנות7 כו׳:
poiché «Tu sei sapiente, ma non con una sapienza conoscibile, e [Tu] comprendi, ma non con una comprensione conoscibile»; e nella Torah la Sua sapienza e la Sua comprensione discendono e si concatenano, passo dopo passo, fino a entrare in realtà materiali, come i tefillin, gli tzitzis, la carità, i terumos e le decime, i sacrifici, ecc.
Il Tikkunei Zohar dice di D‑o: «Tu sei sapiente, ma non con una sapienza conoscibile; Tu comprendi, ma non con una comprensione conoscibile». Eppure, attraverso la Torah, questa sapienza inconoscibile discende e si riveste di mitzvos materiali: tefillin, tzitzis, carità, terumos e decime, sacrifici.
Il paragrafo risponde alla prima parte della domanda: i «cieli» che sono il trono di D‑o sono la Torah, nella quale la volontà e la sapienza di D‑o «siedono» — si abbassano — fino a entrare nelle mitzvos materiali, attraverso il canale di Moshe.
Una glossa manoscritta collega «E Havayah parlò a Moshe» a Iggeres HaKodesh 12, dove il Nome Havayah semplice, in tutta la Torah, si riferisce alla qualità di bellezza (Tiferes); un’altra glossa collega Moshe, «tratto dall’acqua», a «la Torah viene da Chochmah», forse per questo è chiamata «la Torah di Moshe».
Marei mekomos
- 1וזהו ענין וידבר ה׳ אל משה · ”לכמוני השפל הדל נראה דזה הוא עפ״י מה דאיתא באגה״ק סי׳ יב וז״ל: ולכן סתם שם הוי׳ ב״ה שבכל התורה מורה על מדת התפארת כו׳ ע״ש, ואם שגיתי ה׳ יכפר בעדי” — הג״ה בכת״י על תו״א הנ״ל.
- 2לבחינת משה שהוא מבחי׳ כי מן המים משיתיהו · ”נראה דזהו ע״פ מש״כ לקמן בד״ה והנה זהו דרך כלל כו׳ ושם וז״ל שמים שם מים דאורייתא מחכמה נפקת, ואולי אפשר לתת טעם שנק׳ תורת משה — מטעם הזה דאורייתא מחכמה נפקת — ומשה מן המים משיתיהו וד״ל” — הג״ה בכת״י על תו״א הנ״ל.
- 3כי מן המים משיתיהו · Exodus 2:10
- 4שו״ה הרי היא — כסא ע״ד · בכת״י: הרי היא כסאי כמו כסא: עד״מ.
- 5דאנת חכים · Tikkunei Zohar, Patach Eliyahu · 17b:3–4
- 6דאנת חכים ולא בחכמה ידיעא ומבין ולא בבינה ידיעא · Tikkunei Zohar 17b:3–4
- 7ומעשרות וקרבנות · נתבאר באוה״ת בהעלותך ע׳ שסד.
Lo sgabello: elevare il piede ¶6–10
6והארץ הדום רגלי. הדום בלשון הפסוק הוא כמו שרפרף בלשון הגמרא שהוא ג״כ כסא קטן.
«E la terra è lo sgabello dei Miei piedi». Hadom [sgabello] nella lingua del versetto corrisponde a shrafraf nella lingua della Gemara, che è anch’esso un piccolo sedile.
Ora la seconda metà del versetto: «E la terra è lo sgabello dei Miei piedi». La parola biblica hadom è ciò che il Talmud chiama shrafraf: un piccolo sedile.
והוא מה שמעמידין תחת רגלי היושב להגביה הרגל מעל הארץ וע״ז אמרו בגמ׳ [בגמרא] על פסוק כרסון רמיו אחד לכסא ואחד לשרפרף. כסא הוא הגדול שיושבין עליו ושרפרף הוא הקטן שמעמידין תחת הרגלים.1
È ciò che si colloca sotto i piedi di chi siede, per sollevare il piede da terra. E a questo proposito dissero nella Gemara, riguardo al versetto «furono collocati dei troni»: uno per un trono e uno per uno sgabello. Il trono è quello grande su cui ci si siede, e lo sgabello è quello piccolo che si colloca sotto i piedi.
Uno sgabello solleva i piedi di chi è seduto. La Gemara interpreta il plurale «troni» nella visione di Daniel come un trono e uno sgabello.
Il paragrafo definisce lo sgabello: un piccolo sedile che solleva i piedi da terra, in preparazione a spiegare che cosa sia la «terra» che funge da sgabello per D‑o.
Marei mekomos
- 1אמרו בגמרא על פסוק כרסון רמיו · Daniel 7:9
E la spiegazione è questa: la Comunità d’Israele è chiamata «piede», come è scritto: «Siete figli di Havayah, vostro D‑o», e «un figlio è la gamba di suo padre».
Perché la terra è lo «sgabello dei piedi» di D‑o? Perché il popolo ebraico è chiamato «piede» di D‑o: sono Suoi figli, e l’espressione talmudica dice che «un figlio è la gamba di suo padre», un’estensione del padre.
והנה כמו ע״ד משל שנמצא מעלה יתירה ברגל מה שאין בראש שהרגלים הם המהלכים והם נושאים את הראש ומוליכין אותו למחוז חפצו ונמצא הראש צריך להרגל
Ora, a titolo di analogia, il piede ha un vantaggio che la testa non possiede: sono infatti i piedi a camminare; portano la testa e la conducono alla destinazione desiderata. Così, la testa ha bisogno del piede.
Per certi aspetti il piede è superiore alla testa: i piedi portano la testa e la conducono dove vuole andare, perciò la testa ha bisogno di loro.
וגם גידי הראש וחיותו שהדם הוא הנפש4 הם ברגלים וכשמקיזין דם מהרגל מתרפא הראש ומתקיים
Inoltre, anche le vene della testa e la sua forza vitale — poiché «il sangue è l’anima» — si trovano nei piedi; e quando si fa un salasso dal piede, la testa guarisce e viene sostenuta.
Inoltre, le vene che riforniscono la testa passano per i piedi, e «il sangue è l’anima», cioè la sua forza vitale. Perciò il salasso dal piede — un rimedio dell’epoca — poteva guarire la testa.
וכן כמה רפואות יש שעושין ברגלים5 ומתרפא הראש ובבחינה זו נקרא הרגל ראש6 והראש רגל שהוא למטה מהרגל במדרגה זו.7
E analogamente, vi sono diversi rimedi che si applicano ai piedi e che guariscono la testa. Sotto questo aspetto, il piede è chiamato testa e la testa piede, poiché, a questo livello, essa è inferiore al piede.
Anche altri rimedi applicati ai piedi guariscono la testa. Sotto questo aspetto il piede è la «testa» e la testa il «piede», poiché la testa dipende dal piede.
Il paragrafo introduce l’analogia del piede: benché sia il livello più basso, porta la testa e persino la guarisce; perciò, sotto un certo aspetto, le è superiore. In questo senso il popolo ebraico è il «piede» di D‑o.
Una nota di Kehot spiega il vantaggio del piede «sotto questo aspetto»: il livello più basso serve da recipiente per quello più elevato, così come la testa è un recipiente per l’intelletto. Questo spiega anche perché il mondo più basso sia una dimora per l’essenza di D‑o, mentre i mondi superiori contengono soltanto rivelazioni (Tanya ch. 36; Iggeres HaKodesh 20).
Marei mekomos
- 1והענין כי הנה כנס״י · ראה סה״מ תרכ״ז [הוצאת תש״ס] עמוד סז.
- 2וברא כרעא דאבוה · Yevamot 3a:2–4
- 3וברא כרעא דאבוה · Tosafot on Yevamot 3a:7
- 4שהדם הוא הנפש · Deuteronomy 12:23
- 5וכן כמה רפואות יש שעושין ברגלים · ראה לקו״ת מסעי צ, ג ”וגם לרפואת הראש הוא ע״י הרגל שמשימין במים חמין וכדומה לפי שיש גידי הראש בהרגל” ע״ש שמציין לכאן. וראה בסה״מ תרל״ב כרך ב ע׳ שעח.
- 6ובבחינה זו נקרא הרגל ראש . . שסופן הוא תחילתן שבחי׳ הרגל נקרא ראש · Tanya, Likkutei Amarim 36:5
- 7בנים אתה לה׳ · Deuteronomy 14:1
E così è in Alto: attraverso l’inclusione reciproca delle discese dei livelli, «il loro inizio è incuneato nella loro fine e la loro fine nel loro inizio» — luce diretta e luce di ritorno.
L’analogia del piede viene ora applicata ai livelli spirituali. Poiché i livelli sono inclusi gli uni negli altri, vale il principio del Sefer Yetzirah: «il loro inizio è incuneato nella loro fine e la loro fine nel loro inizio». La Kabbalah chiama le due direzioni «luce diretta» e «luce di ritorno».
אור ישר נקרא מלמעלה למטה כל מה שלמעלה הוא העליון ואור חוזר ממטה למעלה כל מה שלמטה הוא העליון וזהו נעוץ תחילתן בסופן שסופן הוא תחילתן שבחינת הרגל נקרא ראש.
La luce diretta va dall’alto verso il basso, [dove] ciò che è più alto è superiore; la luce di ritorno va dal basso verso l’alto, [dove] ciò che è più in basso è superiore. E questo è «il loro inizio è incuneato nella loro fine»: la loro fine è il loro inizio, poiché il livello del piede è chiamato testa.
La luce diretta discende dall’alto e in essa ciò che è più alto è superiore; la luce di ritorno sale dal basso e in essa ciò che è più in basso è superiore. Così la fine è anche un inizio: il «piede» diventa la «testa».
וישראל נקראו ראשית456 וכתיב וירא ראשית לו78 וע״י אתערותא דלתתא נעשה למעלה תיקון אורות עליונים וזהו שמצינו במשה שבחטא העגל נטלו ממנו אלף אורות (ובשבת חוזרין9 ונותנין אליו במתנה וזהו ישמח משה במתנת חלקו)10
E Israele è chiamato «primo» (reishis), ed è scritto: «Egli vide per sé il primo». E attraverso un risveglio dal basso (isarusa dilesata) si produce in Alto una rettificazione delle luci superne. Questo è ciò che troviamo riguardo a Moshe: a causa del peccato del Vitello d’Oro gli furono tolte mille luci (e di Shabbos gli vengono restituite in dono; questo è: «Moshe gioisce del dono della sua porzione»);
Israele è chiamato reishis, «primo» (parola affine a rosh, «testa»), benché sia il «piede»; e il Midrash interpreta «Egli vide per sé il primo» come riferito a Moshe. Il loro servizio dal basso rettifica le luci in Alto. Moshe ne è un esempio: a causa del peccato del Vitello d’Oro perse mille luci, che gli vengono restituite ogni Shabbos («Moshe gioisce del dono della sua porzione», nella preghiera di Shabbos).
ועל זה רמזו רז״ל [רבותינו זכרונם לברכה] במ״ש ע״פ לך רד1112 רד מגדולתך כלום נתתי לך גדולה אלא בשביל ישראל
e a questo allusero i nostri Saggi con le parole riferite al versetto «Va’, scendi»: «Scendi dalla tua grandezza; forse ti ho dato grandezza se non per Israele?»
Il Talmud racconta che D‑o disse a Moshe dopo il peccato: «Va’, scendi dalla tua grandezza; forse ti ho dato grandezza se non per Israele?»
והיינו לפי שהיו ישראל בבחינת הרגל שלו וכמ״ש שש מאות אלף רגלי העם13 אשר אנכי בקרבו14 והם היו לו בחינת מקיף ובחינת ראש אף שהם היו לו בבחינת רגל ודאי.
Questo perché Israele era al livello del suo «piede», come è scritto: «Seicentomila a piedi (raglei) era il popolo in mezzo al quale io mi trovo»; ed essi rappresentavano per lui il livello della luce avvolgente e il livello della testa, benché fossero certamente per lui al livello del piede.
La grandezza di Moshe dipendeva da Israele, poiché essi erano il suo «piede»: egli stesso li chiamò «seicentomila a piedi» (raglei, letteralmente «piedi»), il popolo in mezzo al quale si trovava. Benché fossero i suoi piedi, erano anche per lui la sua luce avvolgente e la sua testa.
וכך הוא בכל ישראל ע״י שמתקן מעשיו שהם בכח המעשה בעשי׳ [בעשיה] גשמיות בבחי׳ רגלים נעשה מוחו ולבו זכים15 אלף פעמים ככה.16
E così è per ogni ebreo: rettificando le proprie azioni, che dipendono dalla facoltà dell’agire, dall’operare materiale, al livello dei piedi, il suo cervello e il suo cuore diventano mille volte più puri.
Lo stesso vale per ogni ebreo: quando rettifica le sue azioni concrete, i «piedi» della sua anima, la sua mente e il suo cuore vengono purificati mille volte tanto.
Il paragrafo spiega perché il livello più basso possa essere il più alto: nella «luce di ritorno» che sale dal basso, la fine diventa l’inizio. Israele, il «piede», è anche la «testa», poiché la grandezza di Moshe dipendeva da Israele; analogamente, le azioni materiali di una persona purificano la sua mente e il suo cuore.
Il Tzemach Tzedek (Or HaTorah, Chanukah) spiega la ragione di questa disposizione: la discesa è un abbassamento, quindi il livello superiore può rimanere rivestito in quello inferiore soltanto perché quest’ultimo possiede una qualità che manca a quello superiore. Il Rebbe (Likkutei Sichos vol. 6) spiega che le mille luci non sono semplicemente luce aggiunta al livello già raggiunto da Moshe, ma comportano un cambiamento di livello, come il passaggio da Avram ad Avraham.
Marei mekomos
- 1נעוץ תחילתן בסופן · ספר יצירה פ״א מ״ז. ראה גם לקמן נב, א. ראה לקו״ת תצא לה, ב. ביאוה״ז לצ״צ ח״ב ע׳ תר ומציין שם לכמה דרושים. וראה בלקו״ש ח״ו ע׳ 19 בהערה 57 ”החידוש שבסוף מעשה במחשבה תחלה על נעוץ תחלתן בסופן”. בארוכה באוה״ת כאן כרך ג תעג, ב מלקו״ת לג״פ. וראה גם בד״ה ועמדו רגליו — תר״ל ע׳ שכ. ובד״ה ועתה יגדל נא תרל״ב כרך ב ע׳ שסז ואילך. באוה״ת חנוכה תתקכט, ב כ׳ הטעם ”שהוסד כן הוא כדי להיות קיום המשכת האור בעולמות שהרי הירידה הוא השפלה . . אך כאשר ימצא בהתחתון בחי׳ ומדריגה מה שאין נמצא בהעליון לכך יתקיים התלבשות העליון בתחתון” ע״ש.
- 2נעוץ תחילתן בסופן וסופן בתחילתן · Sefer Yetzirah 1:7
- 3אור ישר ואור חוזר · באוה״ת בראשית תתרכו, א מציין ע״ז ”אינו דומה לבחי׳ עגולים, שבבחי׳ עגולים לא יש כלל ראש וסוף . . אבל כאן הכוונה שיש ראש וסוף רק שמלמעלה למטה החכמה ראש והמל׳ סוף ומלמטלמ״ע בהיפוך”. וראה באוה״ת פ׳ ואתחנן ע׳ קעד וע׳ רצג ואילך למה דוקא נתב״ס ולא באמצען.
- 4וישראל נקראו ראשית · ”ע׳ תו״ח פ׳ חיי שרה בד״ה והנערה טובת מראה כו׳ בסי׳ כו. בד״ה ומעתה יש להקדים עוד ענין א׳ כו׳ [##]”. הג״ה בכת״י על תו״א הנ״ל.
- 5וישראל נקראו ראשית · Rashi on Genesis 1:1:2
- 6וישראל נקראו ראשית · Jeremiah 2:3
- 7וירא ראשית לו · Deuteronomy 33:21
- 8וירא ראשית לו · Bereshit Rabbah 1:4
- 9נטלו ממנו אלף אורות (ובשבת חוזרין · בלקו״ת ברכה צג, ג ”פע״ח שער השבת פ״ח בענין ישמח משה כו׳ אלף חלקים של אור כו׳”. וראה לקו״ת להאריז״ל ס״פ תשא. שם ר״פ ויקרא. עיין בזה בספר הלקוטים בהעלותך עה״פ והאיש משה ענו מאד. ולפענ״ד נראה, שהאלף אורות או המשכה הנ״ל אין זה ענין של תוספות אור בנשמה שתוכל להוסיף כח בעבודתה אבל נשארת במדריגתה . . אלא ב׳ ענינים הנ״ל הם ע״ד השינוי מאברם לאברהם. לקו״ש ח״ו ע׳ 245 ע״ש בארוכה. קטע מכאן מובא בד״ה פסל לך תרל״ב ע׳ פב. בענין אלף אורות — ראה ד״ה ישמח משה תרל״ח. בסה״מ תרמ״ג ע׳ לא כ׳ שאין הגוף מזדכך ע״י מצות מעשיות ומפרש שכאן בתו״א ”אמר רק מוחו ולבו זכים היינו שיזדככו המוח והלב להבין גדולת אוא״ס ב״ה ויהי׳ מקושר לאלקות . . צ״ל דקדוק לשונו הק׳ שע״י מצות מעשיות נע׳ מוחו ולבו זכים אלף פעמים ככה מהו המספר אלף פעמים דוקא, ולמה מוחו ולבו דוקא”. ראה ג״כ לקו״ש חכ״ב ע׳ 349. חכ״ג ע׳ 335.
- 10(ובשבת . . חלקו) · המוסגר נמצא גם בכת״י מאמרי אדה״ז.
- 11לך רד מגדולתך · Berakhot 32a:14
- 12לך רד · Rashi on Exodus 32:7:2
- 13שש מאות אלף רגלי העם · Numbers 11:21
- 14שו״ה שלו — בקרבו · בכת״י נוסף: שהוא הי׳ בקרבם: והם.
- 15מוחו ולבו זכים · ”כמו מים זכים והבן”. הג״ה בכת״י על תו״א.
- 16אלף פעמים ככה · ע׳ באוה״ת בראשית ח״ו תתרכו, ב ואילך, ובפ׳ בחוקותי ע׳ רד. ובתורת שמואל תרכ״ז ע׳ עא מוסיף: והיינו לפי שכל ישראל מעורבים זב״ז תחתון בעליון ועליון בתחתון כו׳ עכ״ל. וראה לקמן עח, ב. ובמ״מ ללקו״ת ואתחנן יב, ג.
9והנה להיות הדום לבחינת רגל שהוא בחינת כנסת ישראל דהיינו להגביה׳ [להגביהה]1 ולהעלותה ממטה למעלה הוא ע״י בחי׳ הארץ שהם מצות מעשיות וכללותן היא הצדקה
Ora, affinché vi sia un «poggiapiedi» per il livello del piede, che è il livello della Comunità d’Israele — cioè, per innalzarla ed elevarla dal basso verso l’alto — [ciò] avviene attraverso il livello della «terra», ossia le mitzvos pratiche, la cui espressione complessiva è la carità.
Ora, il «poggiapiedi» stesso: innalza il «piede», il popolo ebraico. Ciò che lo innalza è la «terra», le mitzvos pratiche, e la loro espressione complessiva è la carità.
ועל זה נאמר צדקה תרומם גוי2 תרומם ממטה למעלה והגבהה והעלאה זו היא בבחינת גוי שהם אותיות ג׳3 ו׳ י׳ דהיינו העלאת המדות שנחלקין דרך כלל לג׳ בחינות חסד דין רחמים45
E di questo è detto: «La carità esalta una nazione (goy)»: la esalta dal basso verso l’alto. Questo innalzamento e questa elevazione avvengono al livello di goy, formato dalle lettere gimmel, vav, yud: vale a dire, l’elevazione degli attributi, che si suddividono in generale in tre livelli: benevolenza, giudizio e misericordia
In Proverbi si dice: «La carità esalta una nazione (goy)». La parola goy si scrive gimmel, vav, yud. Le sue lettere alludono al processo: gli attributi emotivi, che si suddividono in tre gruppi — benevolenza, giudizio e misericordia — vengono innalzati.
(כי נה״י [נצח הוד יסוד] אינו אלא התפשטות חג״ת [חסד גבורה תפארת]6 וענפיהן) והתעלותן היא לבחינת יו״ד שהיא בחינת החכמה ע״י הוא״ו שהוא הממשיך ומחבר המחשבה כו׳
(poiché la vittoria (Netzach), lo splendore (Hod) e il fondamento (Yesod) sono soltanto l’estensione della benevolenza (Chesed), del rigore (Gevurah) e della bellezza (Tiferes), e delle loro ramificazioni); e la loro elevazione è verso il livello della yud, che è il livello della sapienza (Chochmah), attraverso la vav, che fa discendere e collega il pensiero, ecc.
(Le tre Sefiros inferiori, Netzach, Hod e Yesod, sono soltanto estensioni delle prime tre.) I tre attributi, rappresentati dalla gimmel, salgono alla yud, che indica Chochmah, per mezzo della vav, una linea retta che collega il pensiero e lo fa discendere.
ככה ממש נעשה למטה בנפש האדם העלאת המדות בשכלו ובינתו כי כשהמדות נפרדות מהשכל הם נחשבות לדבר בפני עצמו.
Esattamente così avviene in basso, nell’anima dell’uomo: gli attributi vengono elevati nel suo intelletto e nella sua comprensione. Quando infatti gli attributi sono separati dall’intelletto, sono considerati una realtà a sé stante.
La stessa cosa avviene nell’uomo: le sue emozioni vengono elevate nella sua mente. Quando sono recise dalla comprensione, costituiscono una forza separata, che agisce per conto proprio.
Il paragrafo spiega la funzione del poggiapiedi: le mitzvos pratiche, soprattutto la carità, innalzano il «piede», elevando gli attributi emotivi verso la sapienza, sia nei mondi superiori sia nell’anima umana.
Il Tzemach Tzedek (Or HaTorah, Chanukah) osserva che questo maamar interpreta «la terra è il poggiapiedi dei Miei piedi» come riferito all’anima divina (Nefesh Elokis), mentre il maamar «E farò le tue finestre di kadkod» lo interpreta come riferito all’anima animale (Nefesh HaBehamis).
Marei mekomos
- 1הדום . . להגביה · באוה״ת פ׳ בראשית א, א מציין ע״ז וז״ל: ר״ל שלא יהיו רגליה יורדות מות ע׳ זח״א ויחי דף רכא, ב והיינו שמשפילים א״ע בתאוות גשמיות שמזה נמשך שגם למעלה נשפל ההמשכה בהיכלות הקליפות כי יעקב חבל נחלתו כמ״ש ע״פ ואני נתתי לכם שכם אחד וז״ס גלות השכינה” עכ״ל ע״ש. וכ״ה באוה״ת נ״ך ח״א ע׳ שיב.
- 2צדקה תרומם גוי · Proverbs 14:34
- 3אותיות ג׳ ו׳ י׳ · באוה״ת בראשית כרך ג חנוכה תתקלא, ב מציין ”וע׳ בד״ה השמים כסאי בד״ה והארץ הדום רגלי . . דקאי על נה״א, ובד״ה ושמתי כדכד פי׳ דקאי על נה״ב”. [לקו״ת ראה כה, א ”חטאתם של ישראל הוא הגורם חסד לאומים”]. וראה שם תתרלו, ב. אוה״ת נ״ך ע׳ תר מציין לכאן. סה״מ תרל״ח ע׳ ער. ראה לקמן לח, ד שמגביה את בחי׳ היו״ד שבאה למעלה מעלה.
- 4בבחינת גוי שהם אותיות ג׳ ו׳ י׳ . . חסד דין רחמים · ראה באוה״ת בראשית כרך א קלח, ב. כרך ו תתרלו, ב. וראה לקו״ש חל״ג ע׳ 226 הערה 27.
- 5חסד דין רחמים · ראה אוה״ת ואתחנן ע׳ רצז.
- 6נה״י אינו אלא התפשטות חג״ת וענפיה · ראה לקמן נ, ד שענין נה״י הוא עד״מ כליות יועצות איך להשפיע. וראה באוה״ת שבת שובה ע׳ א׳תקכד.
10ולכן יש לך אדם שמתעורר לבו בשעת התפלה וכיוצא בה שאז היא שעת גדלות המוחין ואח״כ חולפת ועוברת האהבה ופונה לדרכו מהיפך להיפך באין מבין כי הם שני הפכים
E perciò trovi una persona il cui cuore si desta al momento della preghiera e simili, poiché quello è un momento di ampliamento delle facoltà intellettive (gadlus hamochin); in seguito, però, l’amore passa e svanisce, ed egli segue la propria strada, passando da un estremo all’altro, senza rendersi conto che si tratta di due opposti.
Questo descrive un’esperienza familiare: durante la preghiera, quando la mente si amplia attraverso la contemplazione, il cuore della persona si desta all’amore per D‑o; in seguito il sentimento svanisce ed essa segue la propria strada, passando da un estremo all’altro senza accorgersi che i due atteggiamenti sono opposti.
והיינו מפני שהמדות נפרדים מהשכל משא״כ בהתכללותן כו׳ והרי אז הוא עילוי המדות ביתר שאת שנעשו בחינת מוחין
Questo accade perché gli attributi sono separati dall’intelletto; quando invece sono inclusi l’uno nell’altro, ecc., gli attributi si elevano a un livello incomparabilmente superiore, poiché si sono trasformati nel livello delle facoltà intellettive (mochin).
Questo accade perché le sue emozioni non erano integrate con la sua comprensione. Quando le emozioni sono integrate nell’intelletto, vengono elevate a un livello molto più alto, diventando esse stesse «intelletto» e, così, durano.
E questo è «con tutta la tua anima»: cioè con tutte le forze dell’anima, persino con il livello del piede, affinché anche il livello del piede si elevi e venga innalzato.
Questo è amare D‑o «con tutta la tua anima»: con ogni forza dell’anima, compreso il livello più basso, il «piede», che deve anch’esso essere elevato.
Il paragrafo offre un esempio pratico: l’amore provato soltanto durante la preghiera svanisce perché le emozioni sono separate dalla mente; quando vengono elevate nella mente, diventano stabili, e perfino le forze più basse vengono elevate.
Marei mekomos
- 1בכל נפשך · Deuteronomy 6:5
- 2שו״ה בבחינת — תרום ותגביה · בכת״י: תגביה ותרום כנ״ל.
Cielo e terra nella Torah ¶11
11והנה זהו דרך כלל שנק׳ שמים וארץ תורה ומצות ודרך פרט בתורה עצמה שמים זו תורה שבכתב שמים שם מים1 דאורייתא מחכמה נפקת23 וארץ נקרא תורה שבע״פ [שבעל פה]
Ora, in generale, la Torah e le mitzvos sono chiamate «cielo» e «terra». E, in particolare, all’interno della Torah stessa: «cielo» è la Torah scritta — shamayim si legge sham mayim («c’è acqua»), poiché la Torah proviene dalla sapienza (Chochmah) — e «terra» è il nome dato alla Torah orale,
In generale, cielo e terra sono la Torah e le mitzvos. All’interno della Torah stessa, «cielo» è la Torah scritta: shamayim si legge sham mayim, «c’è acqua», e l’acqua rappresenta Chochmah, da cui proviene la Torah, come dice lo Zohar. «Terra» è la Torah orale.
כי ארץ מלשון רצון כמאמר רז״ל [רבותינו זכרונם לברכה] למה נקרא שמה ארץ שרצתה45 כו׳ וארץ אותיות א׳ רץ כו׳6
perché eretz (terra) deriva dal termine per la volontà (ratzon), come dicono i nostri Saggi: «Perché è chiamata eretz? Perché volle (ratz’sah)», ecc.; e le lettere di eretz si possono anche leggere alef ratz [la alef corre], ecc.
Il Midrash dice che la terra è chiamata eretz perché «volle» (ratz’sah) fare la volontà del suo Creatore; inoltre, le lettere di eretz si possono leggere alef ratz, «la alef corre». Così, «terra» indica volontà e slancio.
והענין כי תורה שבע״פ [שבעל פה] היא השגת תכלית הרצון לידע איך ומה כגון סוכה שהיא גבוה7 כו׳ שאין זה מבואר בתורה שבכתב
Il punto è questo: la Torah orale è la comprensione dell’intento ultimo della volontà, per sapere come e che cosa, come [la legge di] una sukkah [capanna rituale] che sia alta, ecc., cosa che non è spiegata nella Torah scritta.
La Torah orale comprende ciò che la volontà di D‑o richiede concretamente: con esattezza, come e che cosa. Per esempio, una sukkah non può essere più alta di venti cubiti, un dettaglio che non è riportato nella Torah scritta.
ותושב״כ [ותורה שבכתב] היא רק בחי׳ אותיות להיות כדמותן בצלמן שהן שמותיו של הקב״ה8
La Torah scritta è soltanto il livello delle lettere, [da leggere] secondo la loro forma e la loro immagine, che sono i Nomi del Santo, benedetto Egli sia (Kudsha Brich Hu).
La Torah scritta consiste di lettere, da leggere esattamente come sono scritte; le sue parole sono tutte Nomi di D‑o, come scrive Nachmanides.
ולכן נקרא קורא בתורה כמו שקורא בשם והיינו מלמעלה למטה אבל תורה שבע״פ [שבעל פה] עיקרה ממטה למעלה ע״י השגת הרצון בנפש9 תכלל הנפש במקורה למעלה.
Perciò si dice che si «legge» (kore) la Torah, così come si chiama (kore) un nome; e questo procede dall’Alto verso il basso. La Torah orale, invece, procede essenzialmente dal basso verso l’Alto: attraverso la comprensione della volontà nell’anima, l’anima viene inclusa nella propria fonte in Alto.
Ecco perché si «legge» (kore) la Torah, proprio come si chiama (kore) un nome: essa proviene dall’Alto. La Torah orale opera dal basso: comprendendo la volontà di D‑o con la propria mente, la persona fa sì che la propria anima venga assorbita nella sua fonte.
ושלשה נקראו ארץ10 כנסת ישראל ותורה שבע״פ [שבעל פה] ומצות וכולן נרמזין במקרא אחד. ארץ ארץ ארץ שמעי דבר1112 ה׳:
E tre cose sono chiamate «terra»: la Comunità d’Israele, la Torah orale e le mitzvos; tutte sono alluse in un unico versetto: «Terra, terra, terra, ascolta la parola del Nome Havayah».
Tre cose sono chiamate «terra»: il popolo ebraico, la Torah orale e le mitzvos. La triplice ripetizione di «terra, terra, terra» in Jeremiah allude a tutte e tre.
Il paragrafo precisa la corrispondenza fra cielo e terra: in generale, essi sono la Torah e le mitzvos; all’interno della Torah stessa, il cielo è la Torah scritta, che fluisce dall’Alto, e la terra è la Torah orale, nella quale la persona comprende la volontà di D‑o e risale alla sua fonte.
Il Tzemach Tzedek (Or HaTorah, Shir HaShirim) osserva che, secondo una spiegazione di questo versetto, il cielo è associato a ratzo [slancio verso l’Alto] e la terra a shov [ritorno], mentre un’altra spiegazione («Come i nuovi cieli») associa la terra a ratzo e il cielo a shov, come fa questo paragrafo leggendo eretz come ratz [corre]. Entrambe le spiegazioni sono corrette: c’è un amore che sale dal basso (ratzo) e un amore che fluisce dall’Alto (shov).
Marei mekomos
- 1שמים שם מים · ע׳ באוה״ת פ׳ עקב ע׳ תרה בארוכה.
- 2דאורייתא מחכמה נפקת · Zohar II, 121a
- 3דאורייתא מחכמה נפקת · Zohar, Yitro 21:378–22:389
- 4למה נקרא שמה ארץ שרצתה · Bereshit Rabbah 5:7
- 5למה נקרא שמה ארץ שרצתה · Bereshit Rabbah 5:8
- 6שו״ה א׳ רץ כו׳ · בכת״י אין תי׳ ”כו׳”. — ולכאורה הוא מיותר.
- 7סוכה שהיא גבוה · Mishnah Sukkah 1:1
- 8ותושב״כ . . שהן שמותיו של הקב״ה · רמב״ן עה״ת בהקדמה, יונת אלם פכ״ט.
- 9שו״ה אבל תורה — בנפש · בכת״י ליתא תי׳ זו.
- 10ושלשה נקראו ארץ · ראה ד״ה השמים כסאי תשמ״א. בהג״ה בכת״י מחסיד על תו״א מעיר כאן ”ע׳ בד״ה כי כאשר השמים, עיין ותבין זאת, כי לכאורה עד כה דבריו שכנס״י נק׳ רגל רק מצות ותושבע״פ נק׳ ארץ”. ראה גם אוה״ת בראשית כרך ו תתרלז, א.
- 11ושלשה נקראו . . דבר ה׳ · בבוך 1092, 2044 כ״ז נמצא במוסגר.
- 12ארץ ארץ שמעי דבר ה׳ · Jeremiah 22:29
La casa: la preghiera ¶12–14
12אך אי זה בית1 כו׳ כי הכסא והשרפרף אין דרכן להעמידן בחוץ אלא בתוך הבית ובחי׳ בית היינו בכל מאדך23 שהוא בבחי׳ מקיף4
Ma «quale casa», ecc.? Un trono e un poggiapiedi non si collocano di solito all’esterno, bensì dentro la casa. E il livello della «casa» è «con tutta la tua forza», che appartiene al livello avvolgente,
Ora viene l’ultima domanda del versetto: «quale casa?». Un trono e un poggiapiedi si trovano all’interno di una casa. La «casa» è «con tutta la tua forza» (me’odecha, letteralmente «il tuo moltissimo»): un amore che va oltre ogni misura e che avvolge anziché penetrare.
כמו ע״ד משל בית שהוא מקיף את האדם בגגו ובקירותיו5 ובית זה הוא בית תפלה
proprio come, per fare un paragone, una casa avvolge una persona con il suo tetto e le sue pareti. E questa casa è la casa della preghiera;
Una casa avvolge una persona con il tetto e le pareti; questa «casa» è la preghiera.
שע״י התפלה ח״י פעמים ברוך אתה כו׳ היא המשכת מקיפין מבחי׳ סוכ״ע (והיא בחי׳ רוחו ונשמתו אליו יאסף6 כנ״ל) שהם נמשכין ע״י כריעות והשתחויות באבות ובהודאה תחלה וסוף7 שהם בחינת ביטול.
poiché attraverso la preghiera — diciotto volte «Benedetto sei Tu», ecc. — si attua l’attrazione verso il basso di luci avvolgenti dal livello della luce che circonda tutti i mondi (sovev kol almin) (e questo è il livello di «il suo spirito e il suo respiro raccoglierà presso di sé», come menzionato sopra); esse vengono attratte attraverso gli inchini e le prostrazioni nella [benedizione dei] Patriarchi e nella [benedizione del] Ringraziamento, all’inizio e alla fine, che sono un aspetto dell’autoannullamento (bittul).
Nell’Amidah si dice «Benedetto sei Tu» diciotto volte; attraverso di essa viene attratta dall’Alto la luce avvolgente di sovev kol almin, la luce che trascende i mondi: lo «spirito e respiro» raccolti presso una persona, come nel paragrafo 4. Essa viene attratta attraverso gli inchini all’inizio e alla fine della prima benedizione e della benedizione del Ringraziamento, che esprimono l’autoannullamento.
והענין כי אי אפשר להיות גילוי אור א״ס ב״ה דלית מחשבה תפיסא ביה כלל8 ולאו מכל מדות9 וכו׳ בבחינת פנימיות הלב רק מעט מזעיר הארה בעלמא
E il punto è questo: è impossibile che la Luce Infinita (Or Ein Sof), benedetto Egli sia — che «nessun pensiero può afferrare affatto» e che «non appartiene ad alcuna delle qualità», ecc. — si riveli nella dimensione interiore (pnimiyus) del cuore, se non in misura assai esigua, come un semplice barlume;
Perché questa luce deve essere avvolgente? Perché la Luce Infinita è al di là di ogni pensiero e di ogni qualità: il cuore, nella sua dimensione interiore, può accoglierne soltanto un barlume esiguo.
ואפילו גילוי במוח והשגה לית מחשבה כו׳ רק בבחי׳ מקיף וסובב לבד וע״ז נאמר ואל זה אביט1011 שרומז על בחינת תפלה.12
e persino una rivelazione nella mente e una comprensione — «nessun pensiero [può afferrare]», ecc. — [sono possibili] soltanto in forma avvolgente e circostante. Ed è di questo che si dice: «E a costui volgerò lo sguardo», alludendo al livello della preghiera.
Neppure la mente può afferrarla; essa può essere presente soltanto come una luce che circonda. Di questo D‑o dice nel versetto successivo: «E a costui volgerò lo sguardo», alludendo alla preghiera.
Il paragrafo spiega la «casa»: la preghiera, con i suoi inchini e l’autoannullamento, attira la luce avvolgente che trascende i mondi, che né il cuore né la mente possono contenere e che può soltanto circondare una persona come una casa.
La nota di Kehot riferisce che in diversi manoscritti mancano le parole da «e circonda» a «E a costui volgerò lo sguardo», e suggerisce che possano essere un’aggiunta del Tzemach Tzedek.
Marei mekomos
- 1אי זה בית · Isaiah 66:1
- 2ובחי׳ בית היינו בכל מאדך · מובא באוה״ת במדבר כרך ו ע׳ א׳תתקו ע״ש בפי׳ בכל מאדך.
- 3בכל מאדך · Deuteronomy 6:5
- 4אך אי זה בית . . בכל מאדך שהוא בבחי מקיף · באוה״ת במדבר כרך ג פ׳ בלק (בהוצאה חדשה) בהוספות ע׳ 74 מציין לכאן.
- 5בגגו ובקירותיו · בסה״מ תרל״ח ע׳ רמ נוסף: [ועמ״ש בד״ה מזמור שיר חנוכת הבית]. =ֿלקו״ת ברכה צח, ד ואילך.
- 6רוחו ונשמתו אליו יאסף · Job 34:14
- 7כריעות והשתחויות באבות ובהודאה תחלה וסוף · Berakhot 34a:14
- 8דלית מחשבה תפיסא ביה כלל · Tikkunei Zohar 17a:10–12
- 9ולאו מכל מדות · Tikkunei Zohar 17b:5–7
- 10שו״ה וסובב — זה אביט . . אל זה אביט · בכמה כת״י ליתא, ואולי זה הוספה מכ״ק אדמו״ר הצ״צ.
- 11ואל זה אביט · Isaiah 66:2
- 12שמצינו במשה שבחטא העגל · ראה לקו״ת להאריז״ל ס״פ תשא. שם ר״פ ויקרא. פע״ח שער השבת פ״ח.
13ופי׳ הפסוק ואת כל אלה ידי עשתה1 בחינת עשיה היינו מעשה המצות. ויהיו כל אלה נאם ה׳ היא בחינת תורה שבע״פ [שבעל פה] שהיא נאם ודבר ה׳ בחינת דבור
E la spiegazione del versetto «E tutte queste cose le ha fatte la Mia mano» è il livello dell’azione, cioè l’esecuzione delle mitzvos. «E tutte queste cose sono venute all’esistenza, dice il Nome Havayah» è il livello della Torah Orale, che è la parola e il dire di D‑o, il livello del parlare;
Il versetto successivo viene letto come riferito a tre livelli. «Tutte queste cose le ha fatte la Mia mano»: l’azione, l’esecuzione delle mitzvos. «E tutte queste cose sono venute all’esistenza, dice Havayah»: il parlare, la Torah Orale, che è la parola di D‑o.
משא״כ אל זה אביט הוא בחינת תפלה אביט הוא בחינת הבטה היא הסתכלות בבחי׳ עיניך יונים2 שהיא בחי׳ המחשבה לבד והיא היא בחי׳ מקיף וסובב
mentre «E a questo volgerò lo sguardo» è il livello della preghiera. «Volgerò lo sguardo» è il livello del guardare, del contemplare, riferito al livello di «i tuoi occhi sono colombe», che è il livello del solo pensiero; e questo è precisamente il livello che circonda e avvolge,
«E a questo volgerò lo sguardo» si riferisce alla preghiera. Guardare è come il pensiero («i tuoi occhi sono colombe»), e il pensiero avvolge.
כמו עד״מ מחשב׳ שמקפת מחשבתו את הדבר שחושב עליו וכן הראיה והסתכלות כו׳ משא״כ דבור ומעשה הם פנימיים כו׳
come, per esempio, nel caso del pensiero: il proprio pensiero avvolge la cosa a cui si sta pensando; così anche la vista e il guardare, ecc. Il parlare e l’azione, invece, sono interiori, ecc.
Il pensiero circonda il suo oggetto, così come la vista coglie dall’esterno ciò che vede, mentre il parlare e l’azione sono interiori: penetrano nel loro oggetto e lo plasmano.
והבטה זו היא אל עני ונכה רוח בחינת ביטול דלית ליה מגרמיה כלום אפילו תורה ומצות לפי שהמשכה זו אי אפשר להשיג ע״י התורה ומצות שהם פנימיי׳ רק ע״י בטול בתפלה וכריעות והשתחואות
E questo sguardo è «rivolto al povero e a chi è affranto nello spirito»: il livello dell’autoannullamento, in cui non si possiede nulla di proprio, neppure la Torah e le mitzvos; poiché questa discesa non può essere ottenuta attraverso la Torah e le mitzvos, che sono interiori, ma soltanto attraverso l’autoannullamento nella preghiera, gli inchini e le prostrazioni —
Lo «sguardo» di D‑o si rivolge «al povero e a chi è affranto nello spirito»: a chi sente di non possedere nulla di proprio, neppure la propria Torah e le proprie mitzvos. Questa luce avvolgente non può essere attirata mediante la Torah e le mitzvos, che sono interiori, ma soltanto attraverso l’autoannullamento nella preghiera e l’inchinarsi.
כמשל המלך שכורעים ומשתחוים לו מפני שאי אפשר להתקרב אליו מגודל מעלתו אזי ממילא נמשך אליו בחינה זו. וזהו ברוך אתה כלומר ברוך מעצמך ומאליך.3
come nell’esempio di un re, davanti al quale ci si inchina e si prostra perché non ci si può avvicinare a lui, tanto è grande la sua elevazione; allora questo livello viene attirato spontaneamente verso di lui [che si inchina]. Questo è il significato di «Benedetto sei Tu»: cioè, benedetto da Te stesso e spontaneamente.
Ci si inchina dunque davanti a un re troppo elevato perché ci si possa avvicinare a lui; allora questa vicinanza giunge spontaneamente a chi si inchina. Questo è il significato di «Benedetto sei Tu»: che Tu sia attirato verso il basso di Tua spontanea volontà.
Il paragrafo interpreta Isaia 66:2 come riferito a tre livelli: le mitzvos (azione), la Torah Orale (parlare) e la preghiera (lo «sguardo» di D‑o, il pensiero). Spiega inoltre che la luce più elevata, che circonda, si raggiunge soltanto attraverso l’autoannullamento della preghiera.
Leggere «Benedetto sei Tu» come «sii benedetto (attirato verso il basso) da Te stesso» fa della benedizione una richiesta di rivelazione che nessuno sforzo umano può imporre: la si può soltanto invocare attraverso l’autoannullamento (bittul).
Marei mekomos
- 1ואת כל אלה ידי עשתה ויהיו כל אלה נאם ה׳ · Isaiah 66:2
- 2עיניך יונים · Song of Songs 1:15
- 3וכריעות והשתחויות · ראה לקמן מה, ג. ובלקו״ת שה״ש מה, ג.
Ora, riguardo a questo livello, quello della discesa della luce avvolgente, è scritto: «Non ha visto iniquità in Yaakov»; poiché riguardo al livello interiore è scritto: «Egli esamina i cuori e i reni»,
Il maamar si conclude con una conseguenza rassicurante. La luce avvolgente attratta attraverso la preghiera non è misurata dallo stato spirituale di una persona: di essa Bilaam disse: «Non ha visto iniquità in Yaakov». La luce interiore, al contrario, è sottoposta a D‑o, che «esamina i cuori e i reni».
דהיינו להבחין התשוקה המורגשת אם הוא מקרב איש ולב עמוק באמת לאמתו משא״כ בבחינת מקיף לא הביט און וגו׳ רק ה׳ אלהיו עמו שנמשך מאליו תמיד:
cioè, esaminare l’anelito avvertito, per vedere se provenga dall’intimo di una persona e da un cuore profondo, in assoluta verità; mentre, quanto al livello avvolgente, «non ha visto iniquità», ecc., ma soltanto «Havayah, suo D‑o, è con lui», e la luce viene attratta spontaneamente, sempre.
La rivelazione interiore dipende dal fatto che l’anelito di una persona sia autentico, proveniente dalle profondità del cuore. La luce avvolgente non esamina le mancanze: «Havayah, suo D‑o, è con lui»; essa viene attratta da sé e rimane sempre.
Il paragrafo conclusivo contrappone le due luci: la luce interiore, ricevuta nel cuore, dipende dalla sincerità dei sentimenti di una persona, mentre la luce avvolgente, attratta attraverso l’autoannullamento (bittul) della preghiera, è presente indipendentemente dalle mancanze, sempre.
Nella trascrizione di questo maamar del Mitteler Rebbe (Sefer HaMaamarim 5565), il versetto citato è «D‑o esamina i cuori» (Proverbs 17:3).
Marei mekomos
- 1לא הביט און ביעקב · Numbers 23:21
- 2בוחן לבות וכליות · Psalms 7:10
Hai terminato il maamar?
Segnalo come studiato: conta per il siyum settimanale e per quello annuale.
Nell’avodah
Nella preghiera, contempla che tutto ciò che riempie i mondi è soltanto un barlume di D‑o, finché il cuore anela a D‑o Stesso; porta questo amore nella vita quotidiana integrando le emozioni con la comprensione, affinché non svanisca dopo la preghiera; fai carità e compi le mitzvos pratiche, che elevano persino le forze più basse; e prega con autoannullamento, perché la luce che circonda tutti i mondi che esso attira non dipende dal proprio livello.
Domande di discussione
- Perché il maamar dice che la Torah deve essere «fatta» da una persona, se era già stata data al Sinai?
- In che modo la lettura dello Shema come shem ayin conduce all’amore per D‑o Stesso, anziché per le Sue rivelazioni?
- In che senso il «piede» è più elevato della «testa», e come si applica ciò a Moshe e a Israele, e alle azioni di ogni ebreo?
- Perché l’amore risvegliato nella preghiera spesso svanisce, e come suggerisce il maamar di renderlo duraturo?
- Perché la luce che circonda i mondi può essere fatta discendere soltanto attraverso l’autoannullamento nella preghiera e non attraverso la Torah e le mitzvos?