Torah Ohr · Parashot Bereishis · Maamar 6
לא טוב היות האדם לבדו אעשה לו עזר כנגדו
Non è bene che l’uomo sia solo; gli farò un aiuto che gli sia contrapposto
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Tradotto con l’IA dalla nostra edizione inglese, poi verificato e corretto in diversi passaggi sulla base dell’inglese e dell’ebraico. L’inglese stesso è in corso di revisione da parte di lettori. Se conosci bene l’italiano, saremmo grati del tuo aiuto nella revisione di questa traduzione. Collabora alla revisione
Idea centrale
Il nascondimento del Nome Elokim, che sembra opporsi alla luce rivelata di D‑o, è esso stesso l’«aiuto»: come il rivestimento d’argento sul retro di uno specchio, rinvia la luce verso l’Alto sotto forma di luce riflessa, che sale ancora più in alto della sua fonte.
Il maamar in breve
Il maamar si apre con «Perché Havayah Elokim è sole e scudo». Havayah è la luce che dà esistenza a tutto; se fosse rivelata così com’è, le creature si annullerebbero completamente. Elokim è il suo scudo: nasconde la luce affinché possano esistere esseri distinti — un «popolo» per il Re — e questa forza di nascondimento è la Presenza divina (Shechinah), la presenza di D‑o nella creazione. Lo scopo è che allora il «qualcosa» creato si annulli; quando la luce divina sostiene forze che non si annullano mai, questo è l’esilio della Shechinah. La Scrittura paragona la Shechinah a uno specchio: un sottile rivestimento d’argento impedisce la vista diretta e produce una luce riflessa che mostra ciò che la vista diretta non può vedere. Così il nascondimento di Elokim produce una luce riflessa che sale al di sopra di Havayah, come in «una donna valorosa è la corona di suo marito». Perciò «l’uomo solo» è la rivelazione senza ostacoli, mentre «un aiuto che gli sia contrapposto» è il nascondimento — il corpo e l’anima animale — da cui proviene la luce superiore. Dopo il peccato, il rivestimento divenne grossolano: «vesti di pelle», kelipas nogah [l’involucro luminoso di bene e male]. Servire D‑o è come conciare le pelli. Le benedizioni nuziali esprimono lo stesso schema.
Schema
- Havayah e il suo scudo, ElokimHavayah è la luce creatrice; se fosse svelata, annullerebbe la creazione. Elokim la nasconde affinché possano esistere esseri distinti, rendendo possibile la sovranità di D‑o e la Sua dimora (Shechinah) nella creazione.¶1–2
- Lo scopo della discesa e l’esilio della ShechinahLa luce discende in esseri distinti affinché si annullino; questo è il compiacimento di D‑o. Quando sostiene i settanta principi, che rimangono indipendenti, ciò costituisce l’esilio della Shechinah.¶3–4
- Lo specchio e la luce riflessaIl sottile rivestimento d’argento di uno specchio impedisce la vista diretta e la riflette. Allo stesso modo, il nascondimento di Elokim produce una luce riflessa che sale al di sopra della fonte di Havayah, come la moglie diventa la corona del marito e l’anima discende allo scopo di ascendere.¶5–6
- L’aiuto che gli sia contrapposto«L’uomo solo» è rivelazione e annullamento totali; l’«aiuto che gli sia contrapposto» è il nascondimento che forma il corpo e l’anima animale, da cui proviene una luce superiore: la fonte del riso e della delizia futuri, al di là di Havayah.¶7–8
- Le vesti di pelle e il servizio di raffinamentoDopo il peccato, il rivestimento divenne grossolano: kelipas nogah, le «vesti di pelle» attraverso cui si nutrono le forze esterne. Servire D‑o è come conciare le pelli; Chanoch fece scarpe con la pelle raffinata.¶9–11
- La partizione prima e dopo il peccatoAnche prima del peccato vi era un aiuto che gli fosse contrapposto: elevare ciò che si trova al di sotto della partizione presente in ogni mondo. Dopo il peccato, si tratta di raffinare kelipas nogah, che è ancora abbastanza sottile da produrre luce riflessa.¶12–14
- Sposo e sposaLe benedizioni nuziali passano da «sposo e sposa» a «lo sposo con la sposa»: la sposa, la sovranità (Malchus), dapprima riceve, poi aggiunge luce e diventa la corona del marito.¶15
Concetti chiave
- Havayah e Elokimהוי״ה ואלקים
- Havayah è la luce che dà esistenza a tutto; Elokim è lo scudo che la nasconde, rendendo possibile un’esistenza distinta.
- Luce riflessaאור חוזר
- La luce che, quando viene bloccata, ritorna verso l’Alto, come la luce riflessa dall’argento di uno specchio; sale più in alto della fonte della luce diretta.
- Esilio della Shechinahגלות השכינה
- Quando la luce divina sostiene forze che non si annullano dinanzi a D‑o, contrariamente allo scopo della creazione.
- Aiuto che gli sia contrappostoעזר כנגדו
- Il nascondimento che sembra opporsi alla rivelazione e che, attraverso il proprio raffinamento, diventa la fonte di una luce maggiore.
- Vesti di pelleכתנות עור
- Il nascondimento grossolano dopo il peccato, kelipas nogah; il servizio dell’uomo consiste nel «conciarlo», trasformando l’oscurità in luce.
- Kelipas nogahקליפת נוגה
- L’«involucro luminoso», composto di bene e male, che dà vita alle cose permesse e il cui bene può essere elevato.
- La partizioneפרסא
- La divisione presente in ogni mondo, simile al diaframma nel corpo e al confine tra il Mondo dell’Emanazione (Atzilus) e il Mondo della Creazione (Beriah), al di sotto del quale si trova ciò che deve essere elevato.
Havayah e il suo scudo, Elokim ¶1–2
«Non è bene che l’uomo sia solo; gli farò un aiuto che gli stia di fronte». È scritto: «Poiché sole e scudo è Havayah Elokim».
Il maamar si apre con le parole di D‑o prima della creazione di Chavah (Genesis 2:18) e le accosta a Psalms 84:12: «Poiché sole e scudo è Havayah Elokim». I due Nomi saranno paragonati al sole e al suo scudo protettivo.
פי׳ הוי״ה הוא גילוי והמשכת ההארה להיות מקור להתהוות העולמות כי הוי״ה מלשון התהוות4 כנודע.
Vale a dire: il Nome Havayah è la rivelazione e la discesa dell’illuminazione, affinché sia fonte della venuta all’esistenza dei mondi; infatti Havayah deriva dal termine hishavus [venire all’esistenza], come è noto.
Il Nome Havayah (il Tetragramma) è inteso come connesso a hishavus, «venire all’esistenza»: è la luce che costituisce la fonte di tutta l’esistenza. (Kehot osserva che in un manoscritto lo Tzemach Tzedek corresse la parola in mehaveh, «fa venire all’esistenza».)
אך אם היה הארה זו מתגלית ונמשכת להיות חיות לנבראים כמו שהיא בעצמותה לא היו הנבראים כלל על אופן שהם עתה
Ma se questa illuminazione si rivelasse e fosse fatta discendere come forza vitale per le creature, così com’è nella sua essenza, le creature non esisterebbero affatto nella forma in cui esistono ora;
Se quella luce creatrice si rivelasse così com’è realmente, le creature non potrebbero esistere nel modo in cui esistono ora.
כי לא היה יכול להיות מציאות יש ונפרד כמו שהוא עתה מאחר שאור וחיות המהוה היה מאיר עליו בגילוי אלא היו בבחי׳ ביטול המציאות מכל וכל כמו שהוא קמי׳ [קמיה] ית׳ דכולא כלא חשיבי.5
perché non potrebbe esserci un’esistenza che sia un «qualcosa» e separata, come lo è ora, poiché la luce e la forza vitale che la fanno venire all’esistenza risplenderebbero su di essa apertamente; al contrario, le creature si troverebbero in uno stato di totale nullificazione della propria realtà, come sono davanti a Lui, benedetto Egli sia, poiché davanti a Lui «tutto è considerato come nulla».
Se la luce che le crea risplendesse apertamente, nulla potrebbe esistere come un’entità separata, apparentemente indipendente («qualcosa», yesh); le creature sarebbero totalmente nullificate, proprio come davanti a D‑o stesso, poiché davanti a Lui «tutto è considerato come nulla».
Havayah è la luce creatrice; se si rivelasse senza veli, la creazione si dissolverebbe, e ciò solleva la questione di come possa esistere un mondo separato.
Tanya, Shaar HaYichud VehaEmunah ch. 4, sviluppa lo stesso versetto: Elokim è un involucro per il «sole» di Havayah, così che le creature possano sopportarlo; il Nome Havayah significa che Egli fa venire ogni cosa dal nulla all’esistenza, in ogni momento.
Marei mekomos
- 1לא טוב היות האדם לבדו · המאמר הוא משנת תקע״א. ב׳ הנחות אחרות במאמרי אדה״ז פרשיות ע׳ מד, בשינוים קלים ממה שנדפס כאן עם איזה הגהות מהצ״צ. ונוסחא שני׳ שם ע׳ מז באריכות. ראה לעיל בציונים לכ״ק אדמו״ר זי״ע. המאמר עם הגהות באוה״ת בראשית כרך ו תתרנה, א (מלקו״ת לג׳ פרשיות כו, א). סיום המאמר נזכר בלקו״ת שמע״צ צב, סע״ב.
- 2לא טוב היות האדם לבדו · Genesis 2:18
- 3כי שמש ומגן הוי״ה אלקים · Psalms 84:12
- 4הוי׳ מלשון התהוות · Tanya, Sha’ar HaYichud 4:1
- 5דכולא כלא חשיבי · Zohar, Introduction 20:188–22:199
Perciò il Santo, benedetto Egli sia, fece uno scudo e un involucro per il Nome Havayah; questo è il livello (bechinah) del Nome Elokim, che cela e nasconde l’intensità dell’illuminazione,
D‑o fece dunque uno «scudo», o involucro, per Havayah — il Nome Elokim — che cela l’intensità della luce, proprio come un involucro ripara dal sole.
והיינו ע״י גבורות וצמצומים ואז יכול להיות התהוות היש ונפרד וזהו פי׳ שם אלקים לשון שררה כי אין מלך בלא עם.23
ossia mediante rigori e contrazioni; allora può aver luogo la formazione del «qualcosa» e del separato. Questo è il significato del Nome Elokim: un’espressione di sovranità, poiché «non c’è re senza popolo».
Elokim opera mediante rigori (gevuros) e contrazioni (tzimtzumim), creando spazio per esseri distinti. Per questo Elokim implica sovranità: un re ha bisogno di un popolo, di sudditi distinti da lui.
ובחי׳ זו הוא הנק׳ ג״כ בשם שכינה כי שכינה הוא מלשון ושכנתי בתוכם4 שע״י מדה זו הוא מתלבש בנבראים
E questo livello è chiamato anche Presenza divina (Shechinah), poiché Shechinah deriva dall’espressione «E dimorerò in mezzo a loro»; attraverso questo attributo Egli si riveste nelle creature;
Questa stessa forza che cela è la Shechinah, dall’espressione «Dimorerò (veshachanti) in mezzo a loro» (Exodus 25:8): per suo tramite D‑o dimora all’interno delle creature e si riveste negli esseri creati.
משא״כ אם היה ההארה מתגלית כמו שהיא בעצמותה לא היו הנבראים יכולים להכיל אותה כלל וכנ״ל.
mentre, se l’illuminazione si rivelasse così com’è nella sua essenza, le creature non potrebbero contenerla affatto, come detto sopra.
Senza di essa, le creature non potrebbero sostenere affatto la luce.
Il Nome Elokim cela la luce di Havayah, rendendo possibile un’esistenza distinta — e con essa la regalità di D‑o e la Sua Presenza che dimora nel mondo.
Il Tzemach Tzedek (nelle glosse citate nelle note Kehot) aggiunge che lo scopo di far sorgere un «popolo» distinto non è che esso resti separato, ma che giunga all’autoannullamento (bittul); questo prepara il passo successivo del maamar.
Marei mekomos
- 1שם אלקים מלשון שררה · ראה רש״י בראשית ל, ב.
- 2כי אין מלך בלא עם · Tanya, Sha’ar HaYichud 6:7–8
- 3כי אין מלך בלא עם · Rabbeinu Bahya, Bereshit 38:30
- 4ושכנתי בתוכם · Exodus 25:8
Lo scopo della discesa e l’esilio della Shechinah ¶3–4
3והנה נז׳ [נזכר] בדרז״ל [בדברי רבותינו זכרונם לברכה] ענין גלות השכינה כמו שאמרו גלו לאדום שכינה עמהם1 גלו לבבל כו׳.2
Ora, l’esilio della Presenza divina (Shechinah) è menzionato nelle parole dei nostri Saggi, di benedetta memoria, come dissero: «Furono esiliati a Edom — la Shechinah era con loro; furono esiliati a Babilonia…», ecc.
I Saggi parlano dell’«esilio della Shechinah»: ovunque Israele fosse mandato in esilio, a Edom (Roma) o a Babilonia, la Presenza divina andava con loro (Sifrei Bamidbar 161; Megillah 29a).
וענין גלות זה הוא כך בהיות כי תכלית ירידת והמשכת אור אלקותו ית׳ שנמשך להתלבש בנבראים ולהחיותן ע״י צמצום דשם אלקים כנ״ל עד שיהיו מתהוים באופן שהם בחי׳ יש ונפרד. הוא בשביל שאח״כ יתבטל היש לאין
Il significato di questo esilio è il seguente: lo scopo della discesa e dell’emanazione della luce della Sua Divinità, benedetto Egli sia, che viene fatta discendere per rivestirsi nelle creature e dar loro vita mediante la contrazione (tzimtzum) del Nome Elokim, come detto sopra, finché esse vengono all’esistenza in modo da essere «qualcosa» e separate, è che in seguito il «qualcosa» si annulli rispetto al «nulla»,
Per spiegarlo: la luce di D‑o discende e si riveste nelle creature mediante la contrazione del Nome Elokim, affinché esse vengano all’esistenza come esseri separati. Lo scopo di questa discesa è che poi questo «qualcosa» si annulli rispetto al «nulla», la sua fonte divina.
ע״ד מ״ש וצבא השמים3 לך משתחוים שכל המלאכים צבא מעלה מיכאל וגבריאל כו׳ עם שהם בחי׳ יש ודבר4 אבל הם בטלים אל האין.
come è scritto: «E l’esercito dei cieli si prostra a Te»: tutti gli angeli, l’esercito celeste, Michael e Gavriel, ecc., benché siano «qualcosa» e un’entità, sono nullificati rispetto al «nulla».
Lo stesso vale per gli angeli: «l’esercito dei cieli si prostra a Te» (Nehemiah 9:6). Sebbene Michael, Gavriel e tutto l’esercito celeste siano entità reali, sono nullificati dinanzi a D‑o.
La discesa della luce di D‑o in esseri separati ha uno scopo: che quegli esseri, a loro volta, si annullino dinanzi a Lui.
Marei mekomos
- 1גלו לאדום שכינה עמהם · Sifrei Bamidbar 161:5
- 2גלו לאדום שכינה עמהם, גלו לבבל כו׳ · Megillah 29a:4
- 3וצבא השמים · Nehemiah 9:6
- 4שו״ה בחי׳ — יש ודבר · בפרשיות ע׳ מה: ”יש ודבר נבדל [בכמה כת״י — נפרד] מאלקותו ית׳”.
4וזהו נח״ר [נחת רוח] לפניו ית׳ שיהיה יש ושיתבטל ובזאת דוקא הוא חפץ. ובשביל זה היה ירידת הארת אלקותו ע״י העלמים והסתרים עד שיהיה התהוות היש כנ״ל וכדכתיב כל הנקרא בשמי1 ולכבודי בראתיו וגו׳.
Questo è il compiacimento dinanzi a Lui, benedetto Egli sia: che vi sia un «qualcosa» e che esso si annulli; ed è proprio questo che Egli desidera. Per questo vi fu la discesa dell’illuminazione della Sua divinità attraverso occultamenti e nascondimenti, finché il «qualcosa» venisse all’esistenza, come detto sopra; e come è scritto: «Chiunque è chiamato con il Mio Nome, e per la Mia gloria l’ho creato…».
Il «compiacimento» di D‑o consiste proprio in questo: che vi sia un «qualcosa» che si annulli. A questo scopo, la Sua luce discese attraverso occultamenti, come afferma il versetto: «Per la Mia gloria l’ho creato» (Isaia 43:7).
אבל בחי׳ גלות השכינה הוא כשנמשך הארת אלקותו ית׳ הנק׳ בשם שכינה ומתלבשת בע׳ [בשבעים] שרים להחיותן והם יש ודבר בפ״ע [בפני עצמו] לי יאורי2 כו׳ רק דקרו ליה אלקא דאלקיא.3
Ma l’esilio della Presenza divina (Shechinah) si verifica quando l’illuminazione della Sua divinità, benedetto Egli sia, chiamata con il nome di Shechinah, viene fatta discendere e si riveste nei settanta principi per dar loro vita; ed essi sono un «qualcosa» e un’entità per conto proprio — «Il mio fiume è mio…» ecc. —; eppure lo chiamano soltanto «il D‑o degli dèi».
L’esilio della Shechinah si verifica quando la luce divina viene fatta discendere nei «settanta principi», i protettori spirituali delle settanta nazioni, dando loro vita, mentre essi si considerano indipendenti, come il Faraone che si vanta: «Il mio fiume è mio» (Ezechiele 29:3). Riconoscono D‑o soltanto come «il D‑o degli dèi» (Menachos 110a), una potenza suprema al di sopra della propria, non come Colui davanti al quale sono nulla.
אשר זהו בחי׳ גלות ממש מאחר שלא נעשה בחי׳ ביטול אח״כ מירידה זו.
Questo è un vero e proprio esilio, poiché da questa discesa non è scaturito in seguito alcun annullamento.
Poiché da questa discesa non deriva alcun annullamento, si tratta di un vero esilio: la luce sostiene ciò che non ritorna mai a D‑o.
וזהו הפך הכוונה כנ״ל והוא סוד גלות השכינה שהארת אלקות מקור חי העולמים נשפלת ונגלית עד תחתית המדרגות שהם מדור הקליפות והיכלות החיצונים וכנודע:
E questo è l’opposto dell’intenzione, come detto sopra; ed è il mistero dell’esilio della Shechinah: l’illuminazione della divinità, sorgente della vita dei mondi, viene abbassata e rivelata fino ai livelli più bassi, che sono la dimora delle scorze (kelipos) e dei palazzi esteriori, come è noto.
Ciò vanifica lo scopo della creazione: la luce che è la sorgente di ogni vita sprofonda nei livelli più bassi, nel dominio delle kelipos, le forze dell’occultamento, e nei loro «palazzi esterni».
Lo scopo della creazione è l’autoannullamento; l’esilio della Presenza divina consiste nel fatto che la luce divina sostiene potenze che non si annullano mai.
Marei mekomos
- 1כל הנקרא בשמי · Isaiah 43:7
- 2לי יאורי · Ezekiel 29:3
- 3דקרו לי׳ אלקא דאלקיא · Menachot 110a:5–6
Lo specchio e la luce riflessa ¶5–6
5והנה השכינה נקראת בכתוב בשם מראה. כמ״ש במראה אליו אתודע.1 והענין שהוא עד״מ כמו המראה הגשמית שפעולתה להראות לאדם מה שמלאחוריו
Ora, la Presenza divina (Shechinah) è chiamata nella Scrittura «specchio», come è scritto: «In una visione (mar’ah) Mi faccio conoscere a lui». Il senso è, per analogia, come nel caso di uno specchio materiale, la cui funzione è mostrare a una persona ciò che si trova alle sue spalle.
La Scrittura chiama la Shechinah «specchio»: «In una visione (mar’ah, che significa anche “specchio”) Mi faccio conoscere a lui» (Numeri 12:6). Uno specchio mostra a una persona ciò che si trova alle sue spalle.
והיינו ע״י שהזכוכית מצופה בצפוי כסף שהוא מכסה ומסתיר על הזכוכית ומונע את הראות בלתי תוכל להתפשט עוד להלאה.
Ciò avviene perché il vetro è rivestito da uno strato d’argento, che lo copre e lo nasconde, impedendo alla vista di proseguire oltre.
Questo avviene perché il vetro è rivestito sul retro d’argento, che impedisce alla linea di vista di proseguire attraverso di esso.
ומחמת העכוב והמניעה נעשה אור חוזר עד שתפול הראות גם לאחוריו (והוא מכח הזכוכית והצפוי) מה שלא היה יכול לראות אם לא היה צפוי זה.
A causa dell’ostacolo e dell’impedimento si produce una luce riflessa, finché la vista raggiunge anche ciò che si trova alle sue spalle (e ciò avviene per la forza del vetro e del rivestimento): qualcosa che non avrebbe potuto vedere senza questo rivestimento.
Bloccata, la luce viene riflessa all’indietro, permettendo di vedere ciò che si trova alle proprie spalle, cosa impossibile senza il rivestimento.
אך מ״מ היינו דוקא כשהיא מצופה ומכוסה בכסוי דק וקלוש כמו הכסף אבל כשהיא מכוסה בכיסוי עב וחשוך לא יראה בה כלום.
Tuttavia, questo avviene soltanto quando lo specchio è rivestito e coperto da uno strato sottile e leggero, come l’argento; ma quando è coperto da uno strato spesso e scuro, non vi si vedrà nulla.
Ma il rivestimento deve essere sottile, come l’argento: uno strato spesso e scuro non riflette nulla.
L’analogia dello specchio: uno strato sottile che nasconde produce una luce riflessa, la quale rivela ciò che la vista diretta non può cogliere; uno strato spesso, invece, blocca tutto.
Marei mekomos
- 1במראה אליו אתודע · Numbers 12:6
6וכך יובן הנמשל. והוא כי הנה שם הוי״ה הוא בבחי׳ המשכה מלמעלה למטה כנ״ל
E così si comprenderà il corrispondente spirituale. Il Nome Havayah è il livello della discesa dall’Alto verso il basso, come detto sopra;
In termini applicativi: Havayah è la luce che fluisce verso il basso, come spiegato sopra.
ובחי׳ מל׳ ית׳ שהוא הנק׳ בשם אלקים היינו בחי׳ צמצום והסתר שבה מסתתר׳ [מסתתרת] ומתעלמת ההארה בלתי תתפשט ותתגלה עוד כנ״ל.
e il livello della Sua sovranità (Malchus), benedetto Egli sia, che è chiamata con il Nome Elokim, è il livello della contrazione (tzimtzum) e dell’occultamento, nel quale l’illuminazione è nascosta e celata, così da non estendersi e non rivelarsi ulteriormente, come detto sopra.
Malchus, la sovranità di D‑o, che è chiamata Elokim, è il «rivestimento» che occulta la luce, la trattiene e le impedisce di propagarsi ulteriormente.
ומחמת צמצום והעלם זה נעשה אור חוזר שהוא חוזר ועולה למעלה מעלה יותר מכפי ערך כח מקור ההארה המתפשטת דשם הוי״ה
E a causa di questa contrazione e di questo occultamento si genera la luce riflessa (or chozer), che ritorna e ascende molto più in alto di quanto corrisponda alla potenza della fonte da cui si propaga l’illuminazione del Nome Havayah;
A causa di quell’occultamento sorge la «luce riflessa» (or chozer), una luce che risale verso l’Alto, giungendo persino al di sopra della fonte della luce diretta di Havayah.
וכמ״ש אשת חיל עט״ב [עטרת בעלה]1 וכתיב והיה אור הלבנה2 כאור החמה כו׳. והיינו כמשל המראה שע״י הכיסוי המסתיר ומונע התפשטות ההארה נעשה או״ח [אור חוזר] עד למרחק וד״ל [ודי למבין].
come è scritto: «Una donna valorosa è la corona di suo marito», ed è scritto: «E la luce della luna sarà come la luce del sole…», ecc. Ciò è come nell’esempio dello specchio: per mezzo del rivestimento che occulta e impedisce alla luce di propagarsi, si genera luce riflessa, che giunge lontano; e questo basta a chi sa discernere.
Da qui: «Una donna valorosa è la corona di suo marito» (Proverbi 12:4), e in futuro «la luce della luna sarà come la luce del sole» (Isaia 30:26): l’aspetto ricettivo e occultante — Malchus, la «moglie», la «luna» — salirà fino al donatore e al di sopra di lui.
וז״ש [וזהו שכתוב] עולת שבת בשבתו.3 וכן מ״ש רז״ל [רבותינו זכרונם לברכה] (כתובות סא) ע״פ בעולת בעל4 בעלייתו של בעל5 עולה עמו כו׳.
E questo è ciò che è scritto: «L’olocausto (olas) di Shabbos nel suo Shabbos». E così anche quanto dissero i nostri Saggi, di benedetta memoria (Kesubos 61), a proposito di «la moglie del marito» (be’ulas ba’al): «Quando il marito sale (be’aliyaso), ella sale con lui», ecc.
Così anche «l’olocausto (olas) di Shabbos» (Numeri 28:10), dove olas deriva da olah, «ascesa», e la lettura dei Saggi di be’ulas ba’al, «la moglie del marito», come be’aliyaso: «quando il marito sale, ella sale con lui» (Kesubos 61a).
ועמ״ש ע״פ הראיני את מראיך67 כו׳ שזהו ג״כ ענין ירידת הנשמה בגוף המסתיר שהוא צורך עליה לחזור ממטה למעלה להתכלל באור ה׳ כו׳.
E si veda quanto è scritto a proposito del versetto «Mostrami il tuo aspetto…»: anche questo riguarda la discesa dell’anima in un corpo che occulta, discesa che ha come scopo un’ascesa: ritornare dal basso verso l’alto ed essere inclusa nella luce di D‑o, ecc.
L’Alter Rebbe rimanda al suo discorso su «Mostrami il tuo aspetto» (Cantico dei Cantici 2:14): anche la discesa dell’anima in un corpo che la occulta ha lo scopo di una maggiore ascesa, per ritornare alla luce di D‑o.
Elokim, come l’argento sul retro di uno specchio, occulta la luce di Havayah, e proprio questo occultamento genera una luce riflessa che ascende oltre la fonte originaria.
Nella Kabbalah, la luce diretta (or yashar) discende da chi dà, mentre la luce riflessa (or chozer) sale da chi riceve; qui la luce riflessa è la superiore delle due, poiché Malchus diventa la «corona» del marito.
Marei mekomos
- 1אשת חיל עט״ב · Proverbs 12:4
- 2והי׳ אור הלבנה · Isaiah 30:26
- 3עולת שבת בשבתו · Numbers 28:10
- 4בעולת בעל · Genesis 20:3
- 5
- 6ע״פ הראיני את מראיך · ראה לקו״ת שה״ש יז, ג. בלקו״ת שמע״צ צב, סע״ב מציין לכאן.
- 7הראיני את מראיך · Song of Songs 2:14
L’aiuto che gli sia contrapposto ¶7–8
7והוא ג״כ מ״ש ויעש ה׳ אלקים לאדם ולאשתו כתנות עור1 וילבשם שהוא בחי׳ לבוש המכסה ומעלים וע״י לבוש והעלם זה נעשה אח״כ הכאת האור חוזר כנ״ל.
E questo è anche ciò che è scritto: «E Havayah Elokim fece per Adam e sua moglie vesti di pelle, e li vestì»: questo è il livello di un abito che copre e nasconde; attraverso questo abito e questo occultamento si produce in seguito l’urto della luce riflessa, come detto sopra.
La stessa idea compare in «Havayah Elokim fece per Adam e sua moglie vesti di pelle» (Genesi 3:21): un abito copre e nasconde, e attraverso di esso la luce riflessa «urta» risalendo verso l’alto.
וזהו לא טוב היות האדם לבדו.2 פי׳ וענין היות האדם לבדו היינו להיות הכל המשכה בבחי׳ גילוי מלמעלה שז״ס [שזה סוד] אדם העליון שם מ״ה [שם מ״ה] על הכסא דמות כמראה אדם3 כו׳
E questo è «Non è bene che l’uomo sia solo». Il significato dell’«uomo che è solo» è che tutto sarebbe un flusso discendente rivelato dall’Alto: questo è il mistero dell’Adam superno, il Nome Mah, «sopra il trono, una somiglianza dall’aspetto di un uomo…», ecc. —
Ora viene interpretato il versetto iniziale: «l’uomo solo» significherebbe che tutta la luce divina fluisce apertamente verso il basso. Questa luce è l’«Adam superno», il Nome Mah: Havayah scritto con le lettere Alef, il cui valore numerico è 45, pari a quello di Adam; Ezekiel lo vide come «una somiglianza dall’aspetto di un uomo» sopra il trono (Ezekiel 1:26).
שיהיה בבחי׳ גילוי מאליו ומעצמו למטה שאז היה הכל בבחי׳ ביטול כמו שהוא למעלה בבחי׳ יחו״ע [יחודא עילאה]4 דכולא כלא חשיבי כאין ואפס וזהו היות האדם לבדו ר״ל [רוצה לומר] שהי׳ [שהיה] הכל בביטול אליו ית׳.5
così che si rivelerebbe da sé e spontaneamente in basso; allora tutto sarebbe in uno stato di autoannullamento (bittul), come in Alto, al livello dell’unità superiore (yichuda ila’ah), dove «tutto è considerato come nulla», come niente e nulla. E questo è «l’uomo che è solo»: vale a dire che tutto sarebbe in uno stato di autoannullamento davanti a Lui, benedetto Egli sia.
In quello stato la luce si rivelerebbe in basso da sé. Allora tutto si autoannullerebbe, come nell’«unità superiore», dove ogni cosa è come nulla davanti a D‑o. Questo è «l’uomo solo»: soltanto D‑o, senza che si avverta l’esistenza di altro.
אעשה לו עזר כנגדו שיהיה עזר וסיוע מבחי׳ כנגדו6 דוקא דהיינו מבחי׳ הצמצום וההסתר המנגד להתפשטות ההארה כנ״ל שמחמת זה מתהווה הגוף ונפש הבהמית שהם בחי׳ יש ונפרדים כנ״ל
«Farò per lui un aiuto che gli sia opposto»: che l’aiuto e il sostegno provengano proprio dal livello di «ciò che gli è opposto», vale a dire dal livello della contrazione (tzimtzum) e dell’occultamento che si oppone alla diffusione della luce, come detto sopra; per questo vengono all’esistenza il corpo e l’anima animale, che sono un «qualcosa» e realtà separate, come detto sopra;
«Farò per lui un aiuto che gli sia opposto»: l’aiuto proviene proprio da ciò che si oppone (kenegdo, «che gli è opposto»; menaged, «si oppone»): la contrazione e l’occultamento che contrastano la diffusione della luce e che danno origine al corpo e all’anima animale, realtà separate, entità autonome.
ומזה דוקא יהיה העזר כי מהעלם זה נעשה אח״כ או״ח [אור חוזר] למעלה מעלה.
e proprio da questo verrà l’aiuto, poiché da questo occultamento si produce in seguito una luce riflessa che sale sempre più in alto.
È proprio da questo occultamento che proviene la luce riflessa che sale ancora più in alto: questo è l’«aiuto».
Il versetto iniziale viene interpretato così: «l’uomo solo» è una rivelazione senza ostacoli, con un autoannullamento totale; l’«aiuto che gli è opposto» è l’occultamento — il corpo e l’anima animale — che genera una luce riflessa ancora più elevata.
Il Tzemach Tzedek (nelle glosse citate nelle note Kehot) collega le «vesti di pelle» (עור, con la lettera Ayin) alle «vesti di luce» (אור, con la lettera Alef), e interpreta «solo» (levado) come «non c’è altri all’infuori di Lui».
Marei mekomos
- 1ויעש ה׳ אלקים לאדם ולאשתו כתנות עור · Genesis 3:21
- 2לא טוב היות האדם לבדו · Genesis 2:18
- 3על הכסא דמות כמראה אדם · Ezekiel 1:26
- 4פי׳ וענין היות האדם לבדו . . למעלה בבחי׳ יחו״ע · ראה לקו״ש ח״ה ע׳ 22.
- 5שו״ה בביטול — אליו ית׳ · במאמרי אדה״ז פרשיות ע׳ מו הגה״ה מהצ״צ: ”שזהו פי׳ לבדו שיהי׳ בחי׳ ביטול כמו שבאמת אין עוד מלבדו”.
- 6שיהי׳ עזר וסיוע מבחי׳ כנגדו · ראה פרדס ערך מערב. ובאוה״ת פ׳ מסעי ע׳ א׳שצז.
E come è scritto: «Elokim mi ha dato motivo di ridere»: il nucleo del riso e della delizia nel Tempo a Venire — «Havayah gioirà nelle Sue opere» — viene tratto dal Nome Elokim,
Le parole di Sarah alla nascita di Yitzchak, «Elokim mi ha dato motivo di ridere» (Genesis 21:6), mostrano che il riso e la delizia supremi del futuro, quando «Havayah gioirà nelle Sue opere» (Psalms 104:31), provengono dal Nome Elokim, la forza del nascondimento.
כמ״ש במ״א שעי״ז יהיה אח״כ הגילוי מבחי׳ שלמעלה משם הוי״ה כמ״ש עד יעבור עמך2 הוי״ה והוא בחי׳ אשר לא ישב אדם שם3 כמ״ש ע״פ בעטרה שעטרה לו אמו45 כו׳.67
come spiegato altrove: attraverso questo, in seguito vi sarà la rivelazione proveniente da un livello superiore al Nome Havayah, come è scritto: «Finché il Tuo popolo non sarà passato oltre, Havayah»; questo è il livello «dove nessun uomo ha abitato», come spiegato a proposito del versetto «Con la corona con cui sua madre lo ha incoronato», ecc.
Attraverso il nascondimento di Elokim giungerà una rivelazione che proviene da un livello persino superiore a Havayah. Nel Canto del Mare, «finché il Tuo popolo non sarà passato oltre, Havayah» (Exodus 15:16) significa finché Israele non avrà attraversato; il maamar interpreta queste parole come il passaggio oltre Havayah, verso un livello «dove nessun uomo (adam) ha abitato» (Jeremiah 2:6), persino al di là dell’«Adam superno».
Il nascondimento di Elokim è la fonte della delizia suprema del futuro: una rivelazione che proviene da un livello superiore persino a Havayah.
Torah Ohr, Toldos (18a), citato nelle note Kehot, spiega che Yitzchak («egli riderà») prende il nome da questa delizia futura, che si rivela quando i processi di raffinamento sono compiuti e l’oscurità è stata trasformata in luce.
Marei mekomos
- 1צחוק עשה לי אלקים · Genesis 21:6
- 2עד יעבור עמך ה׳ · Exodus 15:16
- 3לא ישב אדם שם · Jeremiah 2:6
- 4כמ״ש ע״פ בעטרה שעטרה לו אמו · אולי הכוונה ללקו״ת במדבר ד, ג. שה״ש כב, ב. הענין מובא בכ״מ בדא״ח.
- 5בעטרה שעטרה לו אמו · Song of Songs 3:11
- 6ישמח ה׳ במעשיו . . כמ״ש במ״א · ראה לקמן יח, א. לקו״ת שמע״צ פד, א ואילך. פח, ד ואילך.
- 7ישמח ה׳ במעשיו · Psalms 104:31
Le vesti di pelle e il servizio di raffinamento ¶9–11
Ora, dopo il peccato di Adam, il primo uomo, è scritto: «vestimenti di pelle», con una Ayin.
Dopo il peccato, i vestimenti di Adam sono chiamati «pelle» (con la lettera Ayin), e non «luce» (con la lettera Alef). Il Midrash riferisce che il rotolo della Torah di Rabbi Meir riportava «vestimenti di luce» (Bereshis Rabbah 20:12); una glossa del Tzemach Tzedek su questo maamar, citata nelle note Kehot, parla di «vestimenti di luce, con una Alef».
כי מקודם החטא היהה כסוי וההעלם דק ביותר2 דהכתיב ויניחהו בג״ע [בגן עדן]3 כו׳ אבל אחר החטא הוא בחי׳ הכנגדו ביותר שהוא בחי׳ קליפת נוגה וזהו ענין כתנות עור.
Prima del peccato, infatti, il velo e l’occultamento erano estremamente sottili, come è scritto: «E lo pose nel Giardino dell’Eden…»; dopo il peccato, invece, si tratta della dimensione che gli è più radicalmente contraria, ossia la kelipas nogah (la scorza luminosa); questo è il significato dei «vestimenti di pelle».
Prima del peccato, lo strato che occultava era molto sottile, adatto al Giardino dell’Eden in cui D‑o lo aveva posto (Genesis 2:15). Dopo il peccato, l’«opposizione» divenne molto più grossolana: la kelipas nogah, la «scorza luminosa» che mescola il bene e il male. Questi sono i «vestimenti di pelle».
כי הנה עיקר4 ענין יניקת החיצונים הוא ע״י העור כי יניקתם הוא מבחי׳ השערות כמ״ש כרחל לפני גוזזיה נאלמה5 (עמ״ש פ׳ פנחס ע״פ צו את קרבני6 כו׳)
La fonte principale di sostentamento delle forze esterne è infatti la pelle, poiché esse traggono sostentamento dal livello dei peli, come è scritto: «Come una pecora muta davanti ai suoi tosatori» (si veda quanto è scritto nella Parshas Pinchas sul versetto «Comanda… la Mia offerta…»),
È dalla pelle che le «forze esterne» (le kelipos) traggono sostentamento, poiché si nutrono del livello dei «peli», come nella frase «come una pecora muta davanti ai suoi tosatori» (Isaiah 53:7); l’Alter Rebbe rimanda al suo discorso su Pinchas.
ועיקר צמיחת השערות הוא ע״י העור שיש בו גומות שמהם השערות צומחות כו׳ כמ״ש גבי פרה אדומה7 היו בה שתי שערות בתוך גומא8 א׳ פסולה כו׳
e la crescita dei peli avviene principalmente attraverso la pelle, che ha follicoli da cui crescono i peli, ecc.; così, a proposito della giovenca rossa, è detto: «Se aveva due peli in un solo follicolo, è invalida», ecc.;
I peli crescono dai follicoli della pelle; la halachah ne tiene conto, poiché una giovenca rossa da cui crescono due peli da un solo follicolo è invalida (Mishnah Parah 2:5).
e nel capitolo «Ha’or Veharotev» è detto: «un foro sul quale l’inchiostro non passa», ecc. Perciò il servizio divino (avodah) è paragonato, per così dire, alla concia (ibbud) delle pelli.
Il Talmud, nel discutere una pelle porosa attraverso cui passano i peli, parla di un foro e dell’inchiostro scritto sopra di esso (Chullin 119b). Perciò il servizio divino è paragonato alla concia delle pelli: avodah, «servizio», condivide la radice con ibbud, la «lavorazione» delle pelli, che trasforma la ruvida «pelle» finché diventa utilizzabile.
Dopo il peccato, il «vestimento» che occultava divenne grossolano — kelipas nogah — e il servizio dell’uomo è paragonato alla concia delle pelli, che affina tale grossolanità.
In Likkutei Torah, Pinchas (citato nelle note Kehot), la pelle è l’interruzione tra la carne e la lana: i «peli», combinazioni di lettere che portano all’esistenza mondi separati, crescono soltanto grazie a uno schermo separatore di questo tipo. Il Tzemach Tzedek aggiunge che entrambe le cose sono vere: attraverso la pelle vengono espulsi gli scarti, mentre la parte interiore rimane; la pelle è dunque anche il luogo dell’affinamento.
Marei mekomos
- 1והנה אחר חטא אדה״ר · ראה גם סה״מ אדה״ז כתובים כרך א ע׳ קכט. ספר החקירה סח, ב.
- 2הי׳ הכסוי וההעלם דק ביותר · בספר החקירה סח, ב ובאוה״ת בראשית תלח, ב מציין כ״ק אדמו״ר הצ״צ ע״ז ”ע״ד הפרסא שבין אצילות לבריאה שהי׳ מבחי׳ חשמל” ע״ש. ראה במאמרי אדה״ז כתובים-א ע׳ קכט.
- 3ויניחהו בג״ע · Genesis 2:15
- 4כי הנה עיקר יניקת החיצונים · בסה״מ תקע״א ע׳ נו מובא קטע מכאן. ראה אוה״ת נ״ך ע׳ א׳שלא. בספר החקירה ובאוה״ת שם: ”ולעיל נת׳ שע״י העור הוא הבירור וי״ל שניהם אמת היינו שע״י העור יוצא הפסולת לחוץ והפנימית נשאר בפנים”. עכ״ל שם.
- 5כרחל לפני גוזזי׳ נאלמה · Isaiah 53:7
- 6צו את קרבני · Numbers 28:2
- 7כמ״ש גבי פרה אדומה · פרה ב, ה.
- 8היו בה שתי שערות בתוך גומא · Mishnah Parah 2:5
- 9ובפרק העור והרוטב · Chullin 119b
- 10צו . . את קרבני · לקו״ת פנחס עח, ג. וראה גם באוה״ת משפטים ע׳ א׳רכא.
E questo è chiamato «colui che serve (oved) Elokim»: colui che rettifica l’occultamento del livello della pelle menzionato sopra, che deriva dal Nome Elokim, affinché avvenga «la trasformazione delle tenebre in luce», ecc.
Una persona simile è chiamata «oved Elokim» — colui che serve Elokim e che, nel senso del paragrafo precedente, «lavora» come un conciatore: affina l’occultamento della «pelle» che deriva da Elokim, trasformando le tenebre in luce.
ולכן נאמר ויעש ה׳ אלקים לאדם ולאשתו כתנות עור2 שני שמות כו׳. וגם הפי׳ דשני שמות קאי לאדם ולאשתו לאדם עשה שם הוי״ה ולאשתו שם אלקים.
Perciò è detto: «E Havayah Elokim fece per Adam e sua moglie tuniche di pelle» — due Nomi, ecc. Anche l’interpretazione secondo cui i due Nomi si riferiscono ad «Adam e sua moglie» è che, per Adam, fu il Nome Havayah a farle [le tuniche], e per sua moglie il Nome Elokim.
Per questo il versetto dice «Havayah Elokim fece… tuniche di pelle», con entrambi i Nomi. In alternativa, i due Nomi corrispondono ad «Adam e sua moglie»: Havayah fece la veste di Adam ed Elokim quella di sua moglie.
Il servizio divino consiste nel «lavorare» la pelle dell’occultamento di Elokim, trasformando le tenebre in luce.
Marei mekomos
- 1עובד אלקים · Malachi 3:18
- 2ויעש ה׳ אלקים לאדם ולאשתו כתנות עור · Genesis 3:21
11וחנוך היה תופר מנעלים1 פי׳ לאחר שנתקן בחי׳ עור הנ״ל ע״י כתנות עור דאדם וחוה תפר מהם חנוך מנעלים כמ״ש ענין זה ע״פ מה יפו פעמיך בנעלים23 כו׳ ע״ש.
«E Chanoch era un calzolaio»: vale a dire, dopo che il livello (bechinah) della pelle menzionato sopra fu rettificato mediante gli abiti di pelle di Adam e Chavah, Chanoch ne cucì delle scarpe, come è spiegato a proposito del versetto «Quanto sono belli i tuoi passi nei sandali…», ecc.; vedi lì.
Un Midrash (citato nell’opera cabbalistica Emek HaMelech) afferma che Chanoch (Enoch) era un calzolaio. Una volta che la «pelle» fu raffinata mediante gli abiti di Adam e Chavah, Chanoch ne fece delle scarpe; vedi il discorso sul versetto «Quanto sono belli i tuoi passi nei sandali» (Cantico dei Cantici 7:2).
ומ״מ גם אילו לא חטא אדה״ר [אדם הראשון] ולא היה קליפת נוגה מ״מ היה שייך עזר מבחי׳ כנגדו רק שהיה בחי׳ הכנגדו בדקות יותר.
Tuttavia, anche se Adam, il primo uomo, non avesse peccato e non vi fosse stata la kelipas nogah (l’involucro luminoso), sarebbe comunque stato pertinente un aiuto dal livello di «opposto a lui»; solo che il livello di «opposto a lui» sarebbe stato più raffinato.
Anche senza il peccato e senza la kelipas nogah, vi sarebbe stato un ruolo per l’«aiuto che gli stesse di fronte», soltanto in una forma più sottile.
La raffinazione della «pelle» prosegue attraverso le scarpe di Chanoch; e anche prima del peccato esisteva una forma raffinata di «opposizione» che fungeva da aiuto.
Il Tzemach Tzedek (Or HaTorah, citato nelle note Kehot) collega il nome Chanoch a chinuch, «educazione», e spiega il suo legame specifico con la scarpa.
Marei mekomos
- 1וחנוך הי׳ תופר מנעלים · ראה עמק המלך שער קרית ארבע פצ״ד בשם מדרש. בענין שם ”חנוך” ראה באוה״ת בראשית כרך ב דרושים לחנוכה שב, ב שהוא מלשון ”חינוך” והשייכות דוקא לנעל.
- 2ע״פ מה יפו פעמיך בנעלים · לקו״ת שה״ש מג, ג ואילך.
- 3מה יפו פעמיך בנעלים · Song of Songs 7:2
La partizione prima e dopo il peccato ¶12–14
12והוא שהיתה העבודה להעלות מתחת הפרס׳ [הפרסא] כי יש בחי׳ פרסא בכל העולמות שמה שתחת הפרסא אינו ממהות שלמעלה מן הפרסא
Vale a dire, il servizio sarebbe consistito nell’elevare ciò che si trova al di sotto della parsa [partizione]; infatti, in tutti i mondi vi è un livello di partizione, sicché ciò che si trova al di sotto della partizione non è della stessa natura di ciò che si trova al di sopra.
Prima del peccato, il servizio dell’uomo sarebbe consistito nell’elevare ciò che si trova «al di sotto della partizione» (parsa). Ogni mondo ha una partizione di questo tipo, e ciò che si trova al di sotto è di natura diversa da ciò che si trova al di sopra.
כמו באדם יש בחי׳ פרסא שהוא חצר הכבד המפסיק ומבדיל והרי כל בחי׳ האדם המוח והלב וכל החושים הן למעלה מן הפרסא.
Come nell’uomo vi è una partizione, ossia il diaframma, che interrompe e separa; e, in effetti, tutti i [principali] aspetti dell’uomo — il cervello, il cuore e tutti i sensi — si trovano al di sopra della partizione.
Nel corpo umano, il diaframma è quella partizione: il cervello, il cuore e i sensi — le facoltà superiori — si trovano al di sopra di essa.
Prima del peccato, il compito dell’«aiuto a lui contrapposto» era elevare ciò che si trova al di sotto della «partizione» presente in ogni mondo.
13ומה שלמטה מן הפרסא אינו ע״ד מהות הכחות המעולים שלמעלה מהפרסא. ועד״ז יובן למעלה בענין בחינת פרסא שיש בעולמות דקדושה עצמן בין אצי׳ לבריאה כו׳.
E ciò che si trova al di sotto della partizione non è della stessa natura essenziale delle facoltà elevate che si trovano al di sopra della partizione. In questo modo si comprenderà nei mondi superiori, riguardo all’aspetto della partizione che esiste nei mondi di santità stessi, tra il Mondo dell’Emanazione (Atzilus) e il Mondo della Creazione (Beriah), ecc.
Ciò che si trova al di sotto della partizione è dunque di natura inferiore rispetto alle facoltà più elevate che si trovano al di sopra di essa. Analogamente, anche nei mondi superiori, all’interno della santità una partizione separa Atzilus (emanazione divina) da Beriah (esistenza creata).
לכן היה שייך להעלות מתחת הפרסא אף גם בבחי׳ היותו קודם החטא וזה היה ענין העזר כנגדו בכוונת הבריאה. אבל אחר החטא הוא עזר כנגדו ענין בירור קליפת נוגה.
Perciò era possibile elevare ciò che si trovava al di sotto della partizione persino nella condizione precedente al peccato; questo era il senso dell’«aiuto che gli sta di fronte» nel disegno della creazione. Dopo il peccato, invece, l’«aiuto che gli sta di fronte» consiste nel raffinamento della scorza (kelipah) di Nogah (luminosità; kelipas nogah).
Così, anche prima del peccato, vi era il lavoro di elevare ciò che si trovava al di sotto della partizione: questo era l’«aiuto che gli sta di fronte» incluso nel disegno della creazione. Dopo il peccato, l’«aiuto che gli sta di fronte» divenne il raffinamento di kelipas nogah.
Prima del peccato, l’«opposizione» era la partizione all’interno della santità stessa; dopo il peccato, si trattava di kelipas nogah, che deve essere raffinata.
Il Tzemach Tzedek (Sefer HaChakirah, citato nelle note di Kehot) paragona il sottile rivestimento precedente al peccato alla partizione tra Atzilus e Beriah, che appartiene al livello di chashmal.
E questo è il significato di «E scacciò l’uomo...», ecc. Tuttavia, anche questo livello è paragonato a un rivestimento sottile e tenue, dal quale può provenire luce riflessa.
La cacciata dall’Eden (Genesis 3:24) riflette questo stato più grossolano. Eppure persino la kelipas nogah (la scorza luminosa) è considerata un «sottile rivestimento», simile al sottile strato d’argento di uno specchio, dal quale può sorgere luce riflessa.
כי ק״נ [קליפת נוגה] היא כלולה מטו״ר [מטוב ורע] והוא חיות כל דברים המותרים כו׳ שנק׳ היתר שאינו אסור וקשור בידי החיצו׳ [החיצונים] ויוכל להעלות הטוב בבחי׳ אור חוזר כו׳.
Poiché la kelipas nogah è composta di bene e male ed è la forza vitale di tutte le cose permesse, ecc., chiamate «heter» («liberato»), perché non sono proibite né vincolate nelle mani delle forze esteriori; così si può elevare il bene come luce riflessa, ecc.
La kelipas nogah mescola bene e male e dà vita a tutte le cose permesse. Esse sono chiamate heter, «liberate», perché non sono «vincolate» (assur, «proibite») nelle mani delle forze esteriori; perciò il loro bene può essere elevato come luce riflessa.
La kelipas nogah, fonte delle cose permesse, è ancora abbastanza sottile da poter essere raffinata e produrre luce riflessa.
Anche Tanya (ch. 7, e Iggeres HaKodesh 26) spiega che le cose permesse sono chiamate heter (mutar, «permesso») perché non sono vincolate (asur, «proibite») nella kelipah e possono essere elevate alla santità da chi le mangia per amore del Cielo.
Marei mekomos
- 1ויגרש את האדם · Genesis 3:24
Sposo e sposa ¶15
15ובכ״ז [ובכל זה] יובן מה שאומרים בברכת חתנים בברכת שמח תשמח משמח חתן וכלה1 ובברכה אחרונה שהיא אשר ברא אומרים משמח חתן עם הכלה
E con tutto ciò si comprenderà quanto si dice nelle benedizioni nuziali: nella benedizione «Concedi gioia abbondante» [diciamo] «che rallegra lo sposo e la sposa»; e nell’ultima benedizione, che è «Chi ha creato», diciamo «che rallegra lo sposo con la sposa».
Questo spiega un dettaglio delle benedizioni nuziali: la benedizione «Concedi gioia abbondante» termina con «che rallegra lo sposo e la sposa», mentre l’ultima, «Chi ha creato», termina con «che rallegra lo sposo con la sposa».
פי׳ כי הכלה היא בחי׳ מל׳.
Vale a dire: la sposa è il livello della sovranità (Malchus).
La sposa rappresenta Malchus, il livello che riceve.
תחלה היא מקבלת האור מהחתן שנמשך מעלמא דדכורא בעלמא דנוקבא. וזהו חתן וכלה. אמנם אח״כ הוא משמח חתן עם הכלה שע״י הכלה הוא משמח את החתן שהרי נעשה לו עזר ממש ותוספת אור מבחי׳ כנגדו כנ״ל. וזהו שנעשית עטרה לבעלה:
In primo luogo ella riceve la luce dallo sposo, che viene attirata dal mondo maschile in quello femminile; questo è «sposo e sposa». Tuttavia, in seguito, si dice: «che rallegra lo sposo con la sposa»: attraverso la sposa Egli rallegra lo sposo, poiché ella diventa per lui un aiuto effettivo e un’aggiunta di luce dal livello di «di fronte a lui», come si è detto sopra. Ed è così che ella diventa «la corona di suo marito».
In primo luogo ella riceve la luce dallo sposo, che fluisce dal «mondo maschile» al «mondo femminile»: «sposo e sposa», ciascuno secondo il proprio ruolo. In seguito, «lo sposo con la sposa»: attraverso di lei lo sposo viene rallegrato, poiché ella diventa per lui un vero «aiuto di fronte a lui», aggiungendo luce per riflesso. Così ella diventa «la corona di suo marito».
Le benedizioni nuziali rispecchiano il tema del maamar: dapprima colei che riceve riceve; poi, attraverso la sua «opposizione», aggiunge una luce superiore e diventa la corona di colui che dà.
Marei mekomos
- 1משמח חתן וכלה · Ketubot 8a:5–6
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Nell’avodah
Una persona non dovrebbe vedere il corpo, l’anima animale e le cose permesse di questo mondo soltanto come ostacoli: essi sono l’«aiuto che gli sia contrapposto». Servendo D‑o attraverso di essi — «conciando la pelle», raffinando kelipas nogah ed elevandone il bene — si trasforma l’oscurità in luce e si fa scaturire una luce riflessa che sale più in alto della sola rivelazione; allo stesso modo, la discesa dell’anima in un corpo che cela la luce ha lo scopo di rendere possibile un’ascesa maggiore.
Domande di discussione
- Perché la luce di Havayah, se svelata, renderebbe impossibile un mondo distinto, e in che modo Elokim lo rende possibile?
- Che cosa distingue la discesa voluta della luce divina dall’«esilio della Shechinah»?
- In che modo l’analogia dello specchio spiega che il nascondimento può produrre una luce superiore alla propria fonte, e perché il rivestimento deve essere sottile?
- In che senso il corpo e l’anima animale sono un «aiuto che si contrappone» all’anima divina?
- In che modo le due formulazioni conclusive delle benedizioni nuziali esprimono il rapporto tra chi dà e chi riceve descritto nel maamar?