Torah Ohr · Parashot Bereishis · Maamar 2
כי כאשר השמים החדשים והארץ החדשה וגו׳
«Poiché come i nuovi cieli e la nuova terra»
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Tradotto con l’IA dalla nostra edizione inglese, poi verificato e corretto in diversi passaggi sulla base dell’inglese e dell’ebraico. L’inglese stesso è in corso di revisione da parte di lettori. Se conosci bene l’italiano, saremmo grati del tuo aiuto nella revisione di questa traduzione. Collabora alla revisione
Idea centrale
Il cielo e la terra del mondo sono sostenuti da un «cielo» e una «terra» spirituali: il moto ascendente del desiderio dell’anima (ratzo [correre]) e il far discendere la Divinità attraverso la Torah e le mitzvos (shov [ritornare]). Nel futuro, la pulsazione di ratzo e shov scaturirà dall’essenza stessa di D‑o, prima il cielo; e anche il servizio di Israele sarà elevato, per stare davanti a Lui insieme a essi.
Il maamar in breve
I Saggi affermano che il cielo e la terra furono creati per Israele e per la Torah; l’Alter Rebbe deduce che Israele e la Torah contengono un cielo e una terra spirituali che mantengono in essere quelli fisici. Eretz [terra] è collegata alla volontà (ratzon) e a ratz [correre]: al «correre» del desiderio, come i chayos [creature viventi] che «correvano e ritornavano». Questo ratzo è l’amore del Shema, preparato da Pesukei deZimra: un desiderio esclusivamente rivolto all’essenza di D‑o, al di là di tutti i mondi che traggono vita dalla Sua mera «regalità». Il «ritorno» (shov) si manifesta nella Shemoneh Esreh, nello studio della Torah e, soprattutto, nelle mitzvos pratiche, che avvolgono l’anima come i cieli circondano la terra. Ora, nel mezzo dell’occultamento, la terra deve precedere il cielo: un risveglio dal basso (isarusa dilesata) deve precedere la risposta dall’Alto. Nel Tempo a Venire, in assenza di occultamento, i «nuovi cieli e la nuova terra» verranno da D‑o solo, prima il cielo: il flusso stesso di D‑o, come un battito cardiaco, giunge e si ritrae. Eppure, «la tua discendenza e il tuo nome» — le mitzvos di Israele e l’accettazione del giogo (kabbalas ol) di D‑o — staranno anch’essi davanti a Lui.
Schema
- Il cielo e la terra nella Torah e in IsraelePoiché il mondo esiste per Israele e per la Torah, essi devono contenere un cielo e una terra spirituali; eretz significa sia corsa sia volontà.¶1–2
- Ratzo: lo slancio del desiderioIl desiderio degli angeli e delle anime di essere assorbiti in D‑o; nella preghiera, è l’amore del Shema, preparato da Pesukei deZimra, che oltrepassa i mondi nutriti dalla «regalità» di D‑o e giunge alla Sua essenza.¶3–8
- Shov: far discendere la DivinitàLa Shemoneh Esreh, lo studio della Torah e le mitzvos pratiche fanno discendere la luce nei recipienti; l’anima «vive contro la propria volontà» nel corpo per questo fine.¶9–11
- Shov è il cielo, ratzo è la terraLa Torah e le mitzvos avvolgono l’anima come il cielo avvolge la terra; il trono e lo sgabello, la scala della preghiera e il motivo per cui, nella creazione, la terra precedette il cielo.¶12–15
- Perché il mondo esiste per la Torah e per IsraeleLa Torah (shov) e il sacrificio di sé di Israele (ratzo) sono il cielo e la terra spirituali che sostengono quelli fisici.¶16
- La nuova terra del Tempo a VenireIl ratzo attuale è una lotta per uscire dall’occultamento; in futuro, senza la kelipah, la rivelazione verrà soltanto dall’Alto, il cielo prima della terra, non attraverso le contrazioni del Nome Elokim.¶17–21
- Ratzo e shov nel flusso divinoCome un battito cardiaco o una fiamma, il flusso stesso di D‑o si espande e si ritrae («giunge e non giunge»); qui l’espansione (cielo) precede il ritrarsi (terra).¶22–26
- «Così staranno la tua discendenza e il tuo nome»Le mitzvos di Israele e l’accettazione del giogo di D‑o non saranno oscurate dalla rivelazione futura, ma elevate per stare davanti a Lui.¶27–28
Concetti chiave
- Ratzo e shovרצוא ושוב
- «Correre e ritornare»: lo slancio ascendente del desiderio di unirsi a D‑o e il ritorno verso il basso per far discendere la Divinità nel mondo. Qui ratzo è la «terra» e shov è il «cielo».
- Risveglio dal basso e dall’Altoאתערותא דלתתא ואתערותא דלעילא
- L’iniziativa umana che suscita una risposta divina e la rivelazione divina non provocata da noi. Ora il primo deve precedere la seconda; i nuovi cieli e la nuova terra vengono soltanto dall’Alto.
- «Re» e «Unico»מלך ויחיד
- D‑o come «Re» — la Sua regalità, che è soltanto un «nome» e un’irradiazione — dà vita a tutti i mondi tramite la luce che riempie tutti i mondi (memalei kol almin); come «Unico», Egli è la Sua essenza, immutata dalla creazione, la luce che circonda tutti i mondi (sovev kol almin), ed è a essa che Israele è legato.
- Luci avvolgentiמקיפים
- Luce che circonda anziché penetrare; le mitzvos diventano gli abiti avvolgenti dell’anima, perciò lo shov della Torah e delle mitzvos è il «cielo» attorno alla «terra» del ratzo.
- Giungere e non giungereמטי ולא מטי
- Il termine dell’Arizal per indicare la pulsazione della luce divina che giunge nei recipienti e si ritrae, come un battito cardiaco o una fiamma; l’espansione viene per prima.
- Il Nome Elokimשם אלקים
- Il Nome della contrazione e dell’occultamento attraverso cui fu creato il mondo presente; il ratzo dell’anima lo «addolcisce» finché non si fonde con il Nome Havayah.
Il cielo e la terra nella Torah e in Israele ¶1–2
1כי כאשר השמים12 החדשים והארץ החדשה וגו׳. הנה כתיב בראשית ברא אלקי׳ את השמים ואת הארץ וארז״ל [ואמרו רבותינו זכרונם לברכה] בראשית בשביל ישראל שנקראו ראשית.3
«Poiché come i nuovi cieli e la nuova terra», ecc. Ora, è scritto: «All’inizio (Bereishis), D‑o creò i cieli e la terra», e i nostri Saggi, di benedetta memoria, dissero: «Bereishis — per Israele, che è chiamato “inizio” (reishis)».
Il maamar si apre con la promessa di Isaia che i «nuovi cieli e la nuova terra» che D‑o farà rimarranno davanti a Lui, così come la discendenza e il nome di Israele. Prima di spiegarla, l’Alter Rebbe si rivolge al primo versetto della Torah e all’interpretazione dei Saggi di Bereishis come «per amore di reishis (il primo)»: il mondo fu creato per Israele, che è chiamato «il primo».
וגם אמרו בשביל התורה שנק׳ ראשית.4 וא״כ כיון ששמים וארץ נבראו בשביל תורה וישראל מוכרח לומר שיש בחי׳ שמים וארץ בתורה ובעבודת ישראל שבהן ועל ידן יתקיימו שמים וארץ הגשמיים.5
Dissero anche: «Per amore della Torah, che è chiamata “inizio”». Se è così, poiché il cielo e la terra furono creati per amore della Torah e di Israele, siamo costretti a dire che nella Torah e nel servizio divino di Israele vi è un livello di cielo e terra, in virtù del quale e attraverso il quale il cielo e la terra fisici sono sostenuti.
I Saggi interpretano anche il versetto come «per amore della Torah», anch’essa chiamata «il primo». L’Alter Rebbe ne trae la conclusione: se il cielo e la terra fisici esistono per la Torah e per Israele, allora la Torah e il servizio divino di Israele devono contenere in sé un «cielo» e una «terra» spirituali; sono questi a mantenere l’esistenza di quelli fisici. Il maamar si propone ora di individuarli.
Il paragrafo presenta il versetto del maamar e la sua prima domanda: poiché la creazione esiste per la Torah e per Israele, in essi deve esserci un «cielo e una terra» spirituali che sostengono il cielo e la terra fisici.
Rashi, commentando Genesi 1:1, riporta entrambe le interpretazioni con i rispettivi versetti di prova: la Torah è «il primo (reishis) della Sua via» (Proverbi 8:22) e Israele è «il primo dei Suoi prodotti» (Geremia 2:3). L’Alter Rebbe intende alla lettera il Midrash, come un’affermazione su ciò che mantiene il mondo nell’esistenza.
Marei mekomos
- 1כי כאשר השמים · הנחת כ״ק אדה״א — בסה״מ תקס״ז ע׳ כז, נאמרה שבת פ׳ וארא. ראה לעיל בציונים לכ״ק אדמו״ר זי״ע. הגהות ביאורים וקיצורים באוה״ת כרך ג תעח, א (זהו הנדפס בלקו״ת שה״ש נ, ג). הסיום להגהות הנ״ל בכרך ו תתרמב, ב. ביאור בכרך ג תפא, ב (מלקו״ת לג״פ) תרפה, א. כרך ו תתרמג, א. תתרמד, ב. תתרמט, א. ראה נ״ך כרך ג׳ ע׳ א׳רנא.
- 2כי כאשר השמים · Isaiah 66:22
- 3בשביל ישראל שנקראו ראשית · Rashi on Genesis 1:1:2
- 4בראשית . . וארז״ל . . בשביל ישראל . . התורה שנק׳ ראשית · Genesis 1:1
- 5שמים וארץ הגשמיים · באוה״ת כרך ו תתרמד, ב יש הגה״ה לכאן.
2והענין הוא כי הנה אמרז״ל [אמרו רבותינו זכרונם לברכה] למה נק׳ שמה ארץ שרצתה לעשות רצון קונה.1 פי׳ שרצתה היינו ל׳ [לשון] רץ וגם ל׳ [לשון] רצון.24
La spiegazione è questa: i nostri Maestri, di benedetta memoria, dissero: «Perché è chiamata con il nome di eretz (terra)? Perché corse (ratzsah) per compiere la volontà (ratzon) del suo Creatore». Ciò significa che ratzsah è un termine che indica sia il correre (ratz) sia la volontà (ratzon).
Il Midrash spiega il nome eretz (terra) con un gioco di parole: la terra «corse» (ratzsah) per compiere la volontà del suo Creatore. L’Alter Rebbe osserva che ratzsah ha contemporaneamente due significati: correre (ratz) e volere (ratzon). Entrambi saranno importanti in ciò che segue.
וכמ״ש בכה ארוץ גדוד3 שהוא ג״כ ל׳ [לשון] רץ וגם יש בו ג״כ ענין רצון וכמשי״ת [וכמו שיתבאר].
Come è scritto: «In Te (bechah) corro (arutz) attraverso una schiera», espressione che indica anch’essa il correre e contiene anche l’idea della volontà, come sarà spiegato.
Il canto di ringraziamento di David dice: «Per mezzo di Te corro attraverso una schiera»: è chiaro che, con l’aiuto di D‑o, egli si lancia contro una schiera nemica. La parola arutz deriva dalla radice che indica il correre, e l’Alter Rebbe aggiunge che il versetto reca anche il senso della volontà; nel paragrafo 8 egli interpreta bechah come «in Te», nell’essenza stessa di D‑o, e la «schiera» come gli eserciti che l’anima oltrepassa correndo nel suo anelito verso di Lui.
Il paragrafo collega «terra» (eretz) al correre e alla volontà (ratzon), preparando a identificare la «terra» con lo slancio del desiderio dell’anima verso D‑o.
Il versetto compare in II Samuel 22:30 con la grafia בכה e in Psalms 18:30 come בך; il maamar cita la grafia di Shmuel, che in seguito interpreta («bechah — nella Tua essenza»).
Marei mekomos
- 1למה נק׳ שמה ארץ שרצתה לעשות רצון קונה · Bereshit Rabbah 5:8
- 2ל׳ רץ וגם ל׳ רצון · ראה סה״מ תקס״ה ח״ב ע׳ תשיב. אוה״ת כרך ג תפא, ב.
- 3בכה ארוץ גדוד · II Samuel 22:30
- 4למה נקרא שמה ארץ · Bereshit Rabbah 5:7
Ratzo: lo slancio del desiderio ¶3–8
La spiegazione è la seguente: è scritto: «E i chayos correvano e ritornavano (ratzo vashov)». Questo livello di ratzo è il desiderio del cuore di aderire a Lui, benedetto Egli sia.
La visione di Yechezkel descrive i chayos — le creature viventi angeliche che sostengono il carro divino — come «correre e ritornare» (ratzo vashov). L’Alter Rebbe definisce ratzo, il «correre», come il desiderio del cuore di aderire a D‑o.
והוא ג״כ ל׳ [לשון] מרוצה כמו הרץ ממקומו להלאה כך הוא ענין תשוקה זו של החיות להיות יוצאים ועולים ממקומם וליבטל וליכלל בא״ס ב״ה וכעין מ״ש שרפים עומדי׳ [עומדים / עומדין] ממעל לו ופי׳ ממעל לשכינת׳.23
È anche una parola che richiama la corsa (merutzah): proprio come chi corre si allontana dal proprio luogo e procede oltre, così questo desiderio dei chayos è quello di uscire e salire dal loro luogo, per essere nullificati e assorbiti nell’Infinito (Ein Sof), benedetto Egli sia. È simile a quanto è scritto: «I serafim stavano al di sopra di Lui (mima’al lo)», espressione spiegata [come] «al di sopra della Sua Presenza divina (Shechinah)».
Ratzo è anche legato a merutzah, una corsa: come un corridore lascia il proprio luogo e procede oltre, il desiderio degli angeli li spinge a uscire dal loro livello, salendo per essere nullificati e assorbiti nell’Infinito. Anche i serafim di Isaia che «stavano al di sopra di Lui» sono simili: le parole sono spiegate come «al di sopra della Sua Presenza divina (Shechinah)», poiché essi salgono persino al di sopra del livello della Shechinah, la presenza di D‑o così come dimora nei mondi.
Il paragrafo definisce ratzo come un desiderio che porta un essere a uscire dal proprio luogo e a elevarsi verso l’assorbimento in D‑o, illustrato dagli angeli nelle visioni di Yechezkel e Isaia.
Il Talmud (Chagigah 13b) spiega «ratzo vashov» come «simile alla luce che esce dalla bocca di una fornace»: una fiamma che guizza in avanti e si ritrae. Più avanti, il maamar paragona il flusso divino stesso al fuoco e al battito del cuore (paragrafi 23–24).
Marei mekomos
- 1והחיות רצוא ושוב · Ezekiel 1:14
- 2ממעל לשכינת׳ · ראה לקו״ת ברכה צט, ד. מאמרי אדמו״ר הזקן תקס״ח ע׳ רטז. ובארוכה באוה״ת על נ״ך ישעי׳ ע׳ קנט ואילך. ובביאורי הזהר לכ״ק אדמו״ר האמצעי לפ׳ אחרי עט, ב (בדף עח, א). ובביאורי הזהר לכ״ק אדמו״ר הצ״צ ע׳ שנז. בסה״מ תקס״ז ע׳ כח אינו מביא פסוק זה. וליתא עד שו״ה ית׳ — והנה בחי׳ הרצוא הזה הוא בק״ש.
- 3שרפים עומדים ממעל לו · Isaiah 6:2
4והיינו שתשוקתם להכלל שם כו׳. וכן בחי׳ כללות נש״י [נשמות ישראל] במקורן ושרשן יש בהן בחי׳ רצוא ברצון ותשוקה לדבקה בו בא״ס ב״ה וכמ״ש ואל אישך תשוקתך.1
Vale a dire, il loro desiderio è di essere assorbite là, ecc. Allo stesso modo, le anime d’Israele nel loro insieme, nella loro fonte e radice, hanno un livello di ratzo (slancio), con volontà e desiderio di aderire a Lui, l’Infinito (Ein Sof), benedetto Egli sia, come è scritto: «E il tuo desiderio sarà per tuo marito».
Lo stesso anelito esiste nella fonte di tutte le anime ebraiche, la Comunità d’Israele, che desidera aderire all’Infinito. Le parole che D‑o rivolse a Chavah dopo il peccato, «il tuo desiderio sarà per tuo marito», vengono interpretate come l’anelito di quest’anima collettiva, la «sposa», verso D‑o.
והיינו מפני השגתה בהיותה בבחי׳ ארץ שהיא בחי׳ המדרגה התחתונה להיות עם ודבר נפרד2 כו׳
Ciò è dovuto alla sua percezione, trovandosi al livello della «terra», che è il livello più basso: quello in cui si diventa un «popolo» e una realtà separata, ecc.
Il suo desiderio deriva da ciò che percepisce nella propria posizione di «terra», il livello divino più basso, la sovranità (Malchus), attraverso il quale viene all’esistenza un «popolo»: esseri che esistono separati dal loro Re. Da quel luogo più basso, essa desidera ricongiungersi a Lui.
וכן הוא ג״כ בנפש האדם למטה המשכלת ומתבוננת בה׳ אחד איך שהוא יתברך מחדש בטובו3 כו׳ ומהווה כל העולמות מאין ליש ממש
Lo stesso vale anche per l’anima dell’uomo quaggiù, che ragiona e contempla l’unico D‑o: come Egli, benedetto Egli sia, rinnovi nella Sua bontà, ecc., e faccia esistere tutti i mondi dal nulla a qualcosa di realmente esistente.
Lo stesso schema si ripete nell’anima individuale quaggiù: una persona riflette con il proprio intelletto sull’unità di D‑o, su come Egli «nella Sua bontà rinnova [ogni giorno l’opera della creazione]» (dalla prima benedizione che precede lo Shema), facendo esistere tutti i mondi dal nulla.
אשר ע״כ הוא ג״כ בחי׳ ארץ בבחי׳ רצוא ורצון לדבקה בו ית׳ ולאהבה את4 ה׳ כי הוא חייך.
Perciò anch’essa è al livello della «terra», in uno stato di ratzo e di volontà di aderire a Lui, benedetto Egli sia, e di «amare Havayah, perché Egli è la tua vita».
Attraverso una simile riflessione, anche la sua anima diventa «terra»: è stimolata a correre verso D‑o con desiderio e amore. Il versetto «amare Havayah… perché Egli è la tua vita» mostra che l’amore nasce dal riconoscere che D‑o è la vita stessa della persona.
La qualità della «terra» — un desiderio impetuoso di aderire a D‑o — si trova sia nella radice collettiva delle anime d’Israele sia, attraverso la contemplazione, in ogni singola anima.
Un passo parallelo in Likkutei Torah (Bamidbar 5b) spiega che Malchus è il livello più basso, attraverso il quale i mondi vengono all’esistenza dal nulla, poiché «non c’è re senza un popolo» e un popolo è separato dal proprio re; perciò Malchus è chiamata «terra», e da essa vengono tratte le anime.
Marei mekomos
- 1ואל אישך תשוקתך · Genesis 3:16
- 2וכן בחי׳ כללות נש״י . . להיות עם ודבר נפרד · נעתק גם בלקו״ת במדבר ה, ב.
- 3
- 4ולאהבה את ה׳ · Deuteronomy 30:20
5והנה בחי׳ הרצוא הזה הוא בק״ש [בקריאת שמע] ובחי׳ השוב הוא בתפלת שמ״ע [שמונה עשרה] ובת״ת [ובתלמוד תורה] שהוא בחי׳ גילוי אלקות מלמעלה למטה כנודע.
Ora, il livello del ratzo [slancio verso l’Alto] si trova nella lettura dello Shema, mentre il livello dello shov (ritorno) si trova nella preghiera dello Shemoneh Esreh e nello studio della Torah, che consiste nella rivelazione della Divinità dall’alto verso il basso, come è noto.
L’Alter Rebbe ora riferisce il ratzo e lo shov alle preghiere del mattino. Lo Shema, con la sua dichiarazione dell’unicità di D‑o e il suo comando di amarLo, è l’ascesa dell’anima verso l’Alto; lo Shemoneh Esreh e lo studio della Torah che segue sono il «ritorno», nel quale la Divinità viene fatta discendere e rivelata in basso.
ופסוד״ז [ופסוקי דזמרה] שקודם ק״ש [קריאת שמע] היינו לספר בשבחו של מקום כמ״ש רוממות אל בגרונם1 ועי״ז נעשה כמו חרב פיפיות לעשות נקמה2 כו׳ דהיינו לקרוע המסכים המבדילים גילוי אלקות.
I Versetti di lode (Pesukei deZimra), che precedono lo Shema, consistono nel narrare le lodi dell’Onnipresente, come è scritto: «Le esaltazioni di D‑o sono nella loro gola»; e grazie a ciò la lode diventa come «una spada a doppio taglio, per eseguire vendetta», ecc. — vale a dire, per lacerare i veli che celano la rivelazione della Divinità.
I Pesukei deZimra, i salmi e i versetti di lode recitati prima dello Shema, narrano la grandezza di D‑o. Il Salmo 149 parla delle «esaltazioni di D‑o nella loro gola e di una spada a doppio taglio nella loro mano per eseguire vendetta»; l’Alter Rebbe interpreta le lodi stesse come la spada che recide i veli che nascondono la Divinità.
וכ״ז [וכל זה] הכנה בלבד לשמ״ע [לשמונה עשרה] כי בשמ״ע [בשמונה עשרה] הוא המשכת גילוי אלקות באמרו ברוך אתה הוי״ה אלקינו שהוא בחי׳ גילוי סוכ״ע בממכ״ע [בממלא כל עלמין].
Tutto questo è soltanto una preparazione allo Shemoneh Esreh, poiché nello Shemoneh Esreh ha luogo la discesa della rivelazione della Divinità, quando si dice: «Benedetto sei Tu, Havayah, nostro D‑o», che è la rivelazione della luce che circonda tutti i mondi (sovev kol almin) nella luce che riempie tutti i mondi (memalei kol almin).
Tutto ciò che precede prepara allo Shemoneh Esreh, nel quale la discesa è esplicitata nella formula di ogni benedizione. «Benedetto sei Tu, Havayah, nostro D‑o» significa che la luce trascendente (Havayah, sovev) viene rivelata all’interno della luce che è investita nei mondi («nostro D‑o», memalei).
Ma, per giungere a questo, bisogna prima esporre le lodi dell’Onnipresente nei Versetti di lode, come in «Benedetto Colui che parlò e il mondo venne all’esistenza».
Prima che ciò possa avvenire, bisogna esporre le lodi di D‑o nei Pesukei deZimra, cominciando con Baruch She’amar. Come osserva il Tzemach Tzedek, ciò sembra ripetere il punto appena espresso; qui, tuttavia, si vuole sottolineare che i Pesukei deZimra preparano allo Shema, nel quale ha luogo il ratzo. Segue una lunga parentesi, e la frase riprende nella parte 9.
(כי עם היות שהנה״א [שהנפש האלקית] היא בחי׳ ארץ שהוא בחי׳ רצוא אך היינו מצד שורשה יש בה בחי׳ השתוקקות תמיד לדבקה בו ית׳
(Perché, benché l’anima divina (Nefesh Elokis) sia al livello della «terra», che è il livello del ratzo, ciò vale soltanto dal punto di vista della sua radice, [dove] essa ha un desiderio costante di aderire a Lui, benedetto Egli sia.
La parentesi spiega perché sia necessaria una preparazione: l’anima divina è per natura «terra», sempre desiderosa di aderire a D‑o; ma questo è il suo stato nella propria radice, in Alto.
אבל בירידתה למטה להתלבש בגוף ונה״ב [ונפש הבהמית] אשר הן מסתירי׳ על אורה כו׳ וממשיכים אותה אחריהם להמשך בקדרות אופל עניני עוה״ז ואז נסתר ונעלם בה התשוקה והרצוא לאלקות כנודע שלאום מלאום יאמץ וכשזה קם56 כו׳.
Ma, quando discende in basso per rivestirsi nel corpo e nell’anima animale (Nefesh HaBehamis), che ne celano la luce, ecc., e la trascinano con sé, così che venga assorbita nell’oscurità cupa delle vicende di questo mondo, allora il desiderio e il ratzo verso la Divinità si celano e si nascondono al suo interno, come è noto: «Una nazione prevarrà sull’altra nazione»; e quando questa si leva, ecc.
Una volta discesa in un corpo e in un’anima animale, che ne nascondono la luce e la trascinano nell’oscurità delle preoccupazioni mondane, il suo desiderio della Divinità viene celato. Il versetto su Yaakov ed Eisav, «una nazione prevarrà sull’altra», che i Saggi interpretano come «quando una si leva, l’altra cade», descrive questo conflitto: quando l’anima animale è forte, il desiderio dell’anima divina è nascosto.
ואי לזאת כדי שתוכל לבא לבחי׳ הרצוא בשעת ק״ש [קריאת שמע] צריכה הכנה רבה לזה והוא ענין פסוד״ז [פסוקי דזמרה] בסידור שבחו של מקום כו׳ והכל הכנה לבחי׳ השוב דשמ״ע [דשמונה עשרה]7 כי גם הרצוא הוא בשביל להיות שוב כנודע. כמו שהלוים היו טפלים לכהנים כו׳
Perciò, affinché essa possa giungere al livello del ratzo al momento dello Shema, ha bisogno di una grande preparazione; ed è questo lo scopo dei Versetti di lode: esporre le lodi dell’Onnipresente, ecc. Tutto ciò è una preparazione al livello dello shov dello Shemoneh Esreh, poiché anche il ratzo è finalizzato allo shov, come è noto; proprio come i Leviti erano subordinati ai Kohanim [sacerdoti], ecc.
Per raggiungere il ratzo dello Shema, l’anima ha dunque bisogno di una considerevole preparazione, compito dei Pesukei deZimra. Il ratzo stesso, tuttavia, non è il fine: esiste in vista dello shov, della discesa che avviene nello Shemoneh Esreh, proprio come i Leviti servivano da aiutanti ai Kohanim.
וגם דרך פרט פסוד״ז [פסוקי דזמרה] הוא הכנה לשמ״ע [לשמונה עשרה] ג״כ שהוא המשכה וגילוי למטה שמתחלה צריך לקרוע המסכים המבדילים ע״י פסוד״ז [פסוקי דזמרה] בכדי שיוכל להיות הגילוי למטה)
E inoltre, più specificamente, i Versetti di lode sono anch’essi una preparazione allo Shemoneh Esreh, che è una discesa e una rivelazione in basso; infatti, prima bisogna lacerare i veli che frappongono una separazione mediante i Versetti di lode, affinché la rivelazione possa aver luogo in basso.)
Più specificamente, i Pesukei deZimra servono direttamente anche lo Shemoneh Esreh: è proprio il loro recidere i veli di separazione a rendere possibile la rivelazione in basso. Qui la parentesi si chiude.
איך שבדבור א׳ בלבד נתהוו שמים וארץ8 וכל צבאם כו׳
[Si racconta] come mediante una sola parola siano venuti all’esistenza il cielo, la terra e tutte le loro schiere, ecc.
Si torna alla frase principale: Pesukei deZimra loda D‑o descrivendo come il cielo, la terra e tutte le loro schiere siano venuti all’esistenza mediante una sola parola.
וכמו שמסיים בברכה זו בישתבח מלך יחיד חי העולמים9 ובב״ש [ובברוך שאמר] אומרים ג״כ יחיד חי העולמים מלך. פי׳ שהוא ית׳ הוא יחיד ומיוחד כמו קודם בריאת העולם וחי העולמים הוא רק מבחי׳ מלך
E come si conclude questa benedizione in Yishtabach: «Re, Unico, Vita dei mondi»; e in «Benedetto Colui che parlò» si dice ugualmente: «Unico, Vita dei mondi, Re». Ciò significa che Egli, benedetto Egli sia, è uno e unico proprio come prima della creazione del mondo, e che [l’essere] «Vita dei mondi» appartiene soltanto al livello di «Re».
Sia Yishtabach, che conclude questa sezione, sia Baruch She’amar, che la apre, chiamano D‑o «Unico, Vita dei mondi», insieme a «Re». L’Alter Rebbe spiega: D‑o è «Unico» — solo e immutato, esattamente come prima della creazione — mentre l’essere «Vita dei mondi» appartiene soltanto al Suo aspetto di «Re».
שבחי׳ מלוכה היא רק הארה בלבד ממנו יתב׳ [יתברך] שהארה זו נמשכת ממנו יתב׳ [יתברך] להיות חיות כל העולמות עליונים ותחתונים.10
Poiché il livello della regalità è soltanto una semplice irradiazione da Lui, benedetto Egli sia; questa irradiazione viene emanata da Lui, benedetto Egli sia, per essere la forza vitale di tutti i mondi, superiori e inferiori.
La regalità è soltanto una tenue irradiazione di D‑o. È questa irradiazione, non la Sua essenza, a essere fatta discendere per diventare la forza vitale di tutti i mondi. Il contrasto tra «Unico» (D‑o stesso) e «Re» (una semplice irradiazione) prepara i paragrafi successivi.
Il paragrafo colloca il ratzo nello Shema e lo shov nello Shemoneh Esreh e nello studio della Torah, e mostra come i Pesukei deZimra preparino a entrambi: recidono il velo del nascondimento e insegnano che tutti i mondi ricevono vita soltanto dalla «regalità» di D‑o, una mera irradiazione di Lui.
La distinzione tra D‑o come «Unico» e come «Re» riflette l’insegnamento cabbalistico secondo cui la sovranità (Malchus), ultima tra le emanazioni divine (Sefiros), è la fonte dell’esistenza dei mondi: i mondi si rapportano soltanto a questa irradiazione più esteriore, mentre D‑o Stesso rimane «come prima della creazione».
Marei mekomos
- 1רוממות אל בגרונם · Psalms 149:6
- 2לעשות נקמה · Psalms 149:7
- 3אך כדי . . צריך הוא · ראה אוה״ת פ׳ בראשית כרך ו הגהות לד״ה כי כאשר השמים סעי׳ א׳ שלכאורה יש כאן כפל לשון דכבר אמר שפסוד״ז הוא הכנה בלבד לשמו״ע לקרוע המסכים כו׳, אם כן מה בא לחדש שנית באמרו אך כדי כו׳ צריך הוא כו׳, אך הענין הוא דכאן בא לומר, שפסוד״ז הוא הכנה לק״ש כי בחי׳ הרצוא הוא בק״ש כנ״ל.
- 4ברוך שאמר והיה העולם · Siddur Ashkenaz, Weekday, Shacharit, Pesukei Dezimra, Barukh She'amar 2
- 5שלאום מלאום יאמץ וכשזה קם · Genesis 25:23
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- 7הרצוא בשעת ק״ש . . השוב דשמ״ע · ראה לקו״ת שה״ש מז, א. שער האמונה לאדה״א עז, ב.
- 8שבדבור א׳ בלבד נתהוו שמים וארץ · אבות ה, א.
- 9בישתבח מלך יחיד חי העולמים · Siddur Ashkenaz, Weekday, Shacharit, Pesukei Dezimra, Yishtabach
- 10ממנו ית׳ · בבוך ביאור על התורה לכן אמור לבנ״י קג, ב נוסף אח״כ תי׳: בשביל.
6ונודע שיש רבוי עולמות למעלה עד אין קץ ולמטה עד אין תכלית. וזהו פי׳ בשכמל״ו [ברוך שם כבוד מלכותו לעולם ועד] כי ועד אין לו הפסק.1
È noto che vi è una moltitudine di mondi, in alto senza fine e in basso senza limite. Questo è il significato di «Benedetto sia il Nome della gloria del Suo regno per sempre e in eterno (le’olam va’ed)»: infatti va’ed non ha interruzione.
La Kabbalah insegna che vi è una moltitudine infinita di mondi, tanto in alto quanto in basso. L’Alter Rebbe individua questo concetto nella risposta allo Shema, «Benedetto sia il Nome della gloria del Suo regno per sempre e in eterno»: il Talmud insegna che, ovunque si usi va’ed, significa «senza interruzione», e dunque il regno di D‑o si estende senza fine.
והיינו שבחי׳ כבוד מלכותו נמשך להחיות עולמות ונבראים אין קץ וכמ״ש היש מספר לגדודיו2 כו׳ וכתיב אלף אלפין3 ישמשוניה ורבו רבבן קדמוהי יקומון וזהו מספר גדוד4 א׳ כו׳.
Vale a dire che la gloria del Suo regno viene emanata per dare vita a mondi e creature senza fine, come è scritto: «Si può forse contare il numero delle Sue schiere?» ecc.; ed è scritto: «Mille migliaia Lo servivano e miriadi di miriadi stavano davanti a Lui» — e questo è il numero di una sola schiera, ecc.
È la Sua regalità, «la gloria del Suo regno», a fluire in tutti questi infiniti mondi e creature per dar loro vita. Giobbe parla delle innumerevoli «schiere» di D‑o, e Daniel di «mille migliaia» e «miriadi di miriadi» di angeli; eppure il Talmud afferma che la cifra impressionante riportata da Daniel è soltanto il numero di una singola schiera.
Il paragrafo descrive l’estensione infinita della creazione, tutta vivificata dalla «regalità» di D‑o.
Le parole «Nome» e «regno» nell’espressione «Benedetto sia il Nome della gloria del Suo regno» corrispondono precisamente ai livelli che il paragrafo successivo definisce «soltanto un nome».
Marei mekomos
- 1ועד אין לו הפסק · Eruvin 54a:14–15
- 2היש מספר לגדודיו · Job 25:3
- 3אלף אלפין · Daniel 7:10
- 4מספר גדוד אחד · Chagigah 13b:13
Tuttavia, nonostante tutta questa moltitudine, tutti provengono soltanto dal livello del «Re», che è semplicemente il livello di un «nome», come nell’espressione «per il Suo Nome, con amore. Re», ecc.
Eppure, l’intera moltitudine senza fine trae la propria vita soltanto dal livello del «Re», che è semplicemente il «Nome» di D‑o. Un nome serve agli altri per chiamare una persona e non tocca la sua essenza; così anche la regalità è il modo in cui D‑o si rapporta agli altri, non ciò che Egli è. La prima benedizione dello Shemoneh Esreh pone «per il Suo Nome, con amore» direttamente accanto a «Re».
והוא בחי׳ ממכ״ע [ממלא כל עלמין] ומזה נולדה בחי׳ התפעלות האהבה בלבבו באמרו ואהבת את2 ה׳ אלקיך פי׳ את ה׳ אלקיך היינו כמש״ל [כמה שכתוב לעיל] שמע ישראל3 ה׳ אלהינו כו׳
Questo è il livello della luce che riempie tutti i mondi (memalei kol almin). Da ciò nasce il fremito d’amore nel cuore, quando si dice: «E amerai Havayah, il tuo D‑o». Il significato di «Havayah, il tuo D‑o» è quello esposto sopra: «Ascolta, Israele, Havayah è il nostro D‑o», ecc.
Questa regalità che dà vita è la luce che riempie tutti i mondi (memalei), l’energia divina presente in ogni creatura. La contemplazione di ciò risveglia l’amore quando si dice: «E amerai Havayah, il tuo D‑o»; e «Havayah, il tuo D‑o» significa ciò che è stato spiegato riguardo a «Havayah è il nostro D‑o»: Havayah trascendente rivelato in «il tuo D‑o».
והוא מה שמעלה יתירה נודע׳ [נודעת] לנו מכל גדודי מעלה שקרבנו לשמו הגדול שהוא בחי׳ סוכ״ע ועצמיות אלקותו יתברך הוא בחי׳ יחיד שלמעלה מעלה מבחי׳ חי העולמים שהוא רק מבחי׳ מלך כו׳
E questa è la superiorità ulteriore che ci è nota rispetto a tutte le schiere celesti: Egli ci ha avvicinati al Suo grande Nome, che è il livello della luce che circonda tutti i mondi (sovev kol almin) e dell’essenza stessa della Sua Divinità, benedetto Egli sia: il livello dell’«Unico», che è infinitamente al di sopra del livello della «Vita dei mondi», il quale proviene soltanto dal livello del «Re», ecc.
Il vantaggio particolare d’Israele rispetto a tutte le schiere angeliche è che D‑o «ci ha avvicinati al Suo grande Nome» (dalla benedizione che precede lo Shema): a sovev, alla Sua stessa essenza, al livello dell’«Unico», infinitamente al di sopra della «Vita dei mondi», il mero livello del «Re» da cui traggono la propria vitalità gli angeli.
וזהו שנק׳ כנ״י [כנסת ישראל] אחת כמ״ש אחת היא יונתי4 כו׳ שהיא מקבלת מבחי׳ ה׳ אחד ממש.
Ed è per questo che la Comunità d’Israele è chiamata «una», come è scritto: «Una è lei, la Mia colomba», ecc., poiché riceve dal livello di «Havayah è Uno» in senso pieno.
Per questo la Comunità d’Israele è chiamata «una», come nel Cantico dei Cantici: «Una è lei, la Mia colomba»: essa riceve da «Havayah è Uno», dall’unità stessa di D‑o, e non soltanto dalla Sua regalità.
Tutti i mondi senza fine vivono della «regalità» di D‑o, che è soltanto il Suo «Nome» (memalei); Israele è legato alla Sua essenza, all’«Unico» (sovev), e perciò è chiamato «uno» — ed è questo che risveglia l’amore per D‑o nello Shema.
Il versetto del Cantico dei Cantici prosegue: «una sola per sua madre»; il paragrafo successivo lo interpreta come la volontà univoca dell’anima di aderire a D‑o.
Marei mekomos
- 1למען שמו באהבה מלך · Siddur Ashkenaz, Weekday, Shacharit, Amidah, Patriarchs 3
- 2ואהבת את ה׳ · Deuteronomy 6:5
- 3שמע ישראל ה׳ אלהינו · Deuteronomy 6:4
- 4אחת היא יונתי · Song of Songs 6:9
8והיינו ע״י שתהי׳ [שתהיה] בבחי׳ אחת היא לאמה12 להיות שע״י ההתבוננות תבא לבחי׳ אחת להיות לה רק רצון א׳ לדבקה בו יתב׳ [יתברך]
Ciò avviene quando ella si trova nello stato di «una sola per sua madre»: attraverso la contemplazione giunge a uno stato di unità, avendo un’unica volontà, quella di aderire a Lui, benedetto Egli sia.
Il versetto «Una sola è la mia colomba» prosegue: «una sola per sua madre». L’Alter Rebbe spiega come l’anima raggiunga questa unità: attraverso la contemplazione giunge ad avere un’unica volontà, quella di aderire a D‑o stesso.
והוא בחי׳ רצוא הנ״ל לבחי׳ סוכ״ע לדבקה בעצמות אלקות וכמאמר מי לי בשמים כו׳.
Questo è il livello di ratzo (slancio) menzionato sopra, diretto verso il livello della luce che circonda tutti i mondi (sovev kol almin), per aderire all’essenza stessa della Divinità, come è detto: «Chi ho in cielo…»
Questo è il ratzo descritto sopra, ora diretto verso sovev — l’essenza trascendente di D‑o — anziché verso la forza vitale presente nei mondi; come dice il Salmista: «Chi ho in cielo [se non Te]?»
וזהו ענין ואהבת שבק״ש [שבקריאת שמע] ופי׳ וענין הרצוא היינו כמ״ש בכה ארוץ גדוד3 בכה דוקא בעצמותך וארוץ גדוד היינו בחי׳ אלף אלפין ישמשוניה ורבו רבבן קדמוהי יקומון4
Questo è il significato di «E amerai» dello Shema. Il significato e la natura del ratzo sono quelli espressi dalle parole: «In Te (bechah) corro attraverso una schiera»: «bechah» precisamente, nella Tua essenza stessa; e «corro attraverso una schiera» si riferisce al livello di «Mille migliaia Lo servono e miriadi di miriadi stanno davanti a Lui»
Questo è l’amore espresso da «E amerai» dello Shema. Il versetto di David «In Te corro attraverso una schiera» acquista ora il suo pieno significato: bechah, che alla lettera significa «con il Tuo aiuto», viene letto come «in Te», nell’essenza stessa di D‑o; e la «schiera» è costituita dagli innumerevoli eserciti angelici della visione di Daniel.
(ועמ״ש במ״א ע״פ ורב כח לתבונתו אין מספר56 איך ששרש כל גדוד הוא בו״ק [בו׳ קצוות] דאצי׳ יעו״ש [יעויין שם]) שבכולם לא יחפוץ רק בה׳ לבדו.
(e si veda quanto è spiegato altrove a proposito del versetto «Grande nella forza, la Sua comprensione è senza numero»: come la radice di ogni schiera si trovi nelle sei estremità (vav ketzavos) del Mondo dell’Emanazione (Atzilus); si veda lì) — tra tutti loro egli non desidera altro che D‑o solo.
In una parentesi, l’Alter Rebbe rimanda a un altro discorso, che riconduce la radice di ogni «schiera» angelica alle sei emanazioni divine emotive (Sefiros) di Atzilus. L’anima corre oltre tutti questi eserciti, perché non desidera altro che D‑o solo.
ואדלג שור היינו גם בחי׳ כל המקיפים עליונים כי שור הוא חומה כמ״ש בנות צעדה7 עלי שור.
«Salto oltre un muro (shur)» si riferisce anche al livello di tutte le luci avvolgenti superne (makifim), poiché shur significa «muro», come è scritto: «Le figlie camminavano sul muro (shur)».
La seconda parte del versetto di David, «con il mio D‑o salto oltre un muro», che alla lettera significa che con l’aiuto di D‑o egli supera il muro di un nemico, si riferisce qui a qualcosa di ancora più elevato: le luci avvolgenti (makifim), livelli troppo sublimi per entrare nei mondi, che li circondano come un muro circonda una città. Shur significa «muro», come nella benedizione di Yaakov a Yosef.
ועד״מ החומה הוא מקיף לעיר גם הם אדלג כי התשוקה היא רק למהו״ע [למהותו ועצמותו] ית׳ ממש
Per analogia, un muro circonda una città; anche questi «salto oltre», perché il desiderio è rivolto soltanto alla Sua essenza e al Suo essere stesso, benedetto Egli sia.
L’anima «salta oltre» anche questi livelli sublimi che la circondano, perché il suo desiderio non è rivolto ad alcuna rivelazione, per quanto elevata, ma all’essenza stessa di D‑o.
(שגם כל המקיפים כלא חשיב אצלו ית׳ וכמ״ש במ״א בפי׳ אדון הנפלאות8 כו׳ ולכן נק׳ שור כמו שהחומה נעשית מאבני׳ [מאבנים] שהם רק בחי׳ דומם כך כתיב עשה פלא9 שבחי׳ פלא ומקיפי׳ [ומקיפים] עליונים הוא רק כמו בחי׳ עשייה אצלו ית׳)
(poiché anche tutte le luci avvolgenti sono considerate nulla dinanzi a Lui, benedetto Egli sia, come è spiegato altrove a proposito del significato di «Padrone dei prodigi», ecc. Per questo sono chiamate «muro»: proprio come un muro è fatto di pietre, che sono soltanto materia inanimata, così è scritto: «Egli compie (oseh) prodigi», poiché il livello del «prodigio» e le luci avvolgenti superne sono per Lui, benedetto Egli sia, soltanto come il livello del «fare» (asiyah)).
Una seconda parentesi: dinanzi a D‑o anche le luci avvolgenti più elevate sono considerate nulla. Per questo sono chiamate «muro»: un muro è costruito con pietre, materia inanimata; e per questo il versetto dice «Egli compie prodigi»: dal punto di vista di D‑o, persino i «prodigi», le luci avvolgenti superne, sono un semplice «fare», il grado più basso di attività.
וז״ש [וזהו שכתוב] מי לי בשמים1011 ועמך לא חפצתי בארץ כו׳ שמים הם בחי׳ מקיפים וארץ הם בחי׳ פנימיים שזהו בחי׳ שור ובחי׳ גדוד הנ״ל וארוץ ואדלג אותם בכח התשוקה שלי בכה ממש בעצמותך:12
Questo è il significato di «Chi ho in cielo? E all’infuori di Te non desidero nulla sulla terra…»: «cielo» è il livello delle luci avvolgenti e «terra» è il livello delle luci interiori — cioè, rispettivamente, i livelli del «muro» e della «schiera» menzionati sopra — e io corro oltre quelle e le salto oltre con la forza del mio desiderio, «bechah», proprio nella Tua essenza.
Il versetto del Salmo riassume il concetto: «cielo» indica le luci avvolgenti (il «muro»), mentre «terra» indica le luci interiori, che entrano nei mondi (la «schiera»). L’anima corre oltre entrambe grazie alla forza del suo desiderio per bechah, l’essenza stessa di D‑o.
Il ratzo dello Shema è un desiderio rivolto unicamente all’essenza di D‑o: corre oltre tutti gli eserciti angelici (la «schiera») e salta oltre persino le elevate luci avvolgenti (il «muro»), come nel versetto «Chi ho in cielo?»
Or HaTorah, a proposito del Cantico dei Cantici, cita questo passo e riassume che qui «saltare oltre un muro» viene spiegato attraverso «Chi ho in cielo?». Il desiderio dell’anima va oltre ogni livello di luce, interiore o avvolgente, fino all’essenza stessa di D‑o.
Marei mekomos
- 1אחת היא לאמה · המשך הפסוק אחת היא יונתי.
- 2אחת היא לאמה · Song of Songs 6:9
- 3בכה ארוץ גדוד · II Samuel 22:30
- 4אלף אלפין ישמשוניה ורבו רבבן קדמוהי יקומון · Daniel 7:10
- 5ע״פ ורב כח ולתבונתו אין מספר · סידור עם דא״ח ס, א ואילך. וראה בליקוט פי׳ לאגה״ק סי׳ כ בתחלתו.
- 6ורב כח לתבונתו אין מספר · Psalms 147:5
- 7בנות צעדה · Genesis 49:22
- 8
- 9עשה פלא · Exodus 15:11
- 10ואדלג שור . . וז״ש מי לי בשמים · באוה״ת שה״ש כרך א ע׳ 107 מציין לכאן. ושם ”ובד״ה כי כאשר השמים החדשים בלקו״ת פ׳ בראשית פי׳ מדלג שור היינו כמ״ש מי לי בשמים”.
- 11מי לי בשמים · Psalms 73:25
- 12שו״ה אותם — ממש בעצמותך · באוה״ת כרך ו תתרמה, א. יש הגה״ה לכאן.
Shov: far discendere la Divinità ¶9–11
9והנה מבחינת רצוא הנ״ל בק״ש [בקריאת שמע] נעשה שוב אח״כ בתפלה.
Ora, dal livello di ratzo [slancio] sopra menzionato nello Shema, si produce in seguito lo shov [ritorno] nella preghiera.
Lo slancio ascendente (ratzo) dello Shema conduce in seguito allo shov (ritorno) della preghiera, lo Shemoneh Esreh [le Diciotto Benedizioni].
ולכן גם בסוף הק״ש [הקריאת שמע] הוא מסיים אני ה׳ אלהיכם פי׳ אלקיכם ממש להיות בחי׳ גילוי אלקות בכל או״א [אחד ואחד] מלמעלה למטה למהוי אחד באחד1 כו׳.2
Pertanto, anche alla fine dello Shema si conclude: «Io sono Havayah, il vostro D‑o», cioè, letteralmente, «il vostro D‑o»: affinché vi sia una rivelazione della Divinità in ogni singolo individuo, dall’alto verso il basso, «per diventare uno con l’Uno», ecc.
Ecco perché anche lo Shema stesso si conclude con una discesa: «Io sono Havayah, il vostro D‑o», dove «il vostro D‑o» va inteso letteralmente: la Divinità rivelata in ogni singolo individuo, dall’alto verso il basso. L’espressione dello Zohar «per diventare uno con l’Uno» descrive questa unità, quando l’Uno in alto si rivela nell’uno in basso.
Le parole conclusive dello Shema indicano già lo shov: D‑o rivelato come «il vostro D‑o», in ogni persona.
La frase dello Zohar proviene dal brano sul mistero dello Shabbos (Zohar 2:135a), che descrive l’unità in basso, corrispondente all’unità in alto, affinché diventino «uno con l’Uno».
Marei mekomos
- 1למהוי אחד באחד · Zohar II, 135a
- 2אני ה׳ אלהיכם · Numbers 15:41
10ואח״כ בשמ״ע [בשמונה עשרה] בח״י ברכאן נמשך זה הגילוי אור בבחי׳ שוב ממש בח״י ברכות באמרו בא״י [ברוך אתה ה׳] מברוך לאתה בגילוי לנוכח כידוע.
In seguito, nella Shemoneh Esreh, nelle diciotto benedizioni, questa rivelazione di luce viene fatta discendere in uno stato di shov [ritorno] effettivo: nelle diciotto benedizioni, quando si dice: «Benedetto sei Tu, Havayah», dal «Benedetto» al «Tu», in una rivelazione rivolta direttamente a Lui, come è noto.
Nella Shemoneh Esreh la rivelazione viene fatta discendere pienamente attraverso le sue diciotto benedizioni. Ciascuna comincia con «Benedetto sei Tu»: il passaggio da «Benedetto» (che nella Chassidut viene inteso come una discesa) a «Tu» si rivolge direttamente a D‑o, come presente e rivelato.
ואחר שמ״ע [שמונה עשרה] בלימוד התורה נמשך גילוי זה בתורה כמ״ש ותורה אור1 כו׳ כי רוח אייתי רוח כו׳
Dopo la Shemoneh Esreh, nello studio della Torah, questa rivelazione viene fatta discendere nella Torah, come è scritto: «e la Torah è luce», ecc., poiché «lo spirito porta con sé lo spirito», ecc.
Dopo la preghiera viene lo studio della Torah, e la stessa rivelazione viene fatta discendere nella Torah, che i Proverbi chiamano «luce». Il principio «lo spirito porta con sé lo spirito» spiega il legame: lo spirito che una persona risveglia nella preghiera porta un corrispondente spirito dall’Alto nel suo studio.
וע״י בחי׳ הרצוא הנ״ל נמשך בחי׳ רוח המשכה מלמעלה למטה וכמ״ש אם ישים אליו לבו רוחו ונשמתו אליו יאסף2 כו׳
Attraverso il livello di ratzo [slancio] menzionato sopra, viene fatto discendere il livello dello «spirito» — una discesa dall’Alto verso il basso — come è scritto: «Se volge il suo cuore verso di Lui, Egli raccoglie presso di lui il Suo spirito e la Sua anima», ecc.
È il ratzo dello Shema a far discendere questo «spirito». Le parole di Iyov «Se volge il suo cuore verso di Lui, Egli raccoglie presso di lui il Suo spirito e la Sua anima» vengono interpretate così: quando una persona volge il proprio cuore a D‑o, lo spirito di D‑o viene attirato verso di lei.
ואח״כ במעשה המצות נמשך בחי׳ שוב זה יותר וכידוע בשרש ענין המצות שהוא להמשיך האור בכלי דוקא וכמ״ש כי נר מצוה כו׳.
In seguito, nell’adempimento pratico delle mitzvos, questo livello di shov viene fatto discendere ulteriormente, come è noto riguardo alla radice delle mitzvos: consiste nel far discendere la luce proprio in un recipiente, come è scritto: «Poiché una mitzvah è una lampada», ecc.
Lo shov prosegue ancora nell’adempimento pratico delle mitzvos. Lo scopo fondamentale delle mitzvos è far discendere la luce divina in un recipiente — oggetti e azioni fisici — come suggerisce l’espressione «una mitzvah è una lampada»: la lampada è il recipiente che accoglie la luce.
Lo shov si dispiega per gradi: nella Shemoneh Esreh, poi nello studio della Torah e, in modo più completo, nelle mitzvos pratiche, che fanno entrare la luce in un recipiente fisico.
Il versetto «Poiché una mitzvah è una lampada e la Torah è luce» mette in relazione le due cose: la mitzvah è il recipiente (la lampada) e la Torah è la luce al suo interno. Ciò corrisponde al punto del maamar secondo cui le mitzvos fanno discendere la luce in un recipiente.
Marei mekomos
- 1ותורה אור · Proverbs 6:23
- 2אם ישים אליו לבו רוחו ונשמתו אליו יאסף · Job 34:14
11ועל קיום המצות ארז״ל [אמרו רבותינו זכרונם לברכה] בע״כ [בעל כרחך] אתה חי12 פי׳ לפי שאחר האהבה והתשוקה במס״נ [במסירות נפש] בבחי׳ רצוא הנ״ל אח״כ נעשה בחי׳ שוב להיות בע״כ [בעל כרחך] אתה חי בגוף כדי להיות גילוי אור האלקי מלמעלה למטה במעשה המצות.
Riguardo all’adempimento delle mitzvos, i nostri Saggi, di benedetta memoria, dissero: «Contro la tua volontà vivi». Cioè: dopo l’amore e il desiderio ardente accompagnati dal sacrificio di sé (mesirus nefesh), nella condizione di ratzo [slancio] menzionata sopra, si giunge poi alla condizione di shov [ritorno] — «contro la tua volontà vivi» nel corpo — affinché la luce divina si riveli dall’Alto verso il basso attraverso l’adempimento delle mitzvos.
La frase della Mishnah «Contro la tua volontà vivi» viene applicata alle mitzvos. Dopo il ratzo dell’anima — un amore così intenso da spingerla a sacrificarsi interamente — essa deve «ritornare» e continuare a vivere nel corpo contro la propria volontà, poiché soltanto lì la luce divina può rivelarsi in basso attraverso le mitzvos pratiche.
וזהו פי׳ בכל לבבך3 במס״נ [במסירות נפש] תחילה בבחי׳ הרצוא ואח״כ ובכל נפשך היא בחי׳ שוב לקשר מחדו״מ [מחשבה דבור ומעשה] במחדו״מ [במחשבה דבור ומעשה] של התורה ומצות כו׳.
Questo è il significato di «con tutto il tuo cuore» — prima, con sacrificio di sé, nella condizione di ratzo — e poi «e con tutta la tua anima», che è il livello di shov: legare il pensiero, la parola e l’azione al pensiero, alla parola e all’azione della Torah e delle mitzvos, ecc.
Due frasi dello Shema corrispondono ai due movimenti: «con tutto il tuo cuore» è il ratzo che comporta il sacrificio di sé, mentre «con tutta la tua anima» è lo shov, nel quale la persona lega il proprio pensiero, la propria parola e la propria azione al pensiero, alla parola e all’azione della Torah e dei suoi comandamenti.
Il desiderio dell’anima di lasciare il corpo nel ratzo deve cedere il posto a un «ritorno» accettato alla vita nel corpo, poiché le mitzvos, che rivelano D‑o in basso, possono essere compiute soltanto lì.
La Mishnah (Avos 4:22) elenca: «Contro la tua volontà sei stato creato… contro la tua volontà vivi»; l’Alter Rebbe interpreta la seconda frase come una descrizione dell’anima dopo il suo ratzo: essa rimane nel corpo per amore delle mitzvos.
Marei mekomos
- 1בע״כ אתה חי · אבות ד, כב.
- 2בע״כ אתה חי · Pirkei Avot 4:22
- 3בכל לבבך · Deuteronomy 6:5
Shov è il cielo, ratzo è la terra ¶12–15
12והנה בחי׳ השוב נק׳ שמים כי הנה בבחי׳ השוב הזה בתומ״צ [בתורה ומצות] נמשך האור למעלה בבחי׳ מקיף כידוע שהמצות הן בחי׳ מקיפי׳ [מקיפים] וע״כ נעשו המצות לבושים לנשמה בג״ע [בגן עדן] כי הלבושים והמקיפי׳ [והמקיפים] ענין א׳ הם כו׳.
Ora, il livello di shov [ritorno] è chiamato «cielo», poiché a questo livello di shov, mediante la Torah e i mitzvos, la luce viene attirata in alto in forma di luce avvolgente; come è noto, i mitzvos sono makifim [luci avvolgenti]. Perciò i mitzvos diventano vesti per l’anima nel Giardino dell’Eden, poiché le vesti e le luci avvolgenti sono un’unica cosa, ecc.
Ora lo shov è identificato con il «cielo». Mediante la Torah e i mitzvos viene attirata una luce che avvolge l’anima, un makif, come i cieli avvolgono la terra. Per questo i mitzvos diventano le «vesti» dell’anima nel Giardino dell’Eden: una veste è una sorta di involucro avvolgente.
וז״ש [וזהו שכתוב] צרורה בצרור החיים12 כו׳ צרור זה היינו המצות כידוע והתורה אע״פ [אף על פי] שנק׳ מזון3 מ״מ היא ג״כ בחי׳ לבוש כמ״ש עטה אור כשלמה4
Questo è il significato di «legata nel vincolo della vita», ecc.: questo «vincolo» sono i mitzvos, come è noto. E la Torah, benché sia chiamata «cibo», è tuttavia anche una veste, come è scritto: «Egli avvolge [Se stesso] di luce come di un manto».
La benedizione di Avigail, affinché l’anima di David sia «legata nel vincolo della vita», viene interpretata come riferita ai mitzvos, che avvolgono l’anima. La Torah è chiamata «cibo», che viene assorbito interiormente come una luce interiore; eppure anch’essa è una veste, come dice il Salmo: D‑o «avvolge [Se stesso] di luce come di un manto» — la luce è la Torah.
(ועיין דבר זה במ״א ע״פ כי ביום הזה יכפר56 כו׳ בענין כך היא דרכה של תורה כו׳ אשריך וטוב לך.7 וע״פ וראיתם אותו וזכרתם89 כו׳ וע״פ את שבתותי תשמרו)
(E si veda questo argomento altrove, a proposito del versetto «Poiché in questo giorno Egli farà espiazione», ecc., sul tema «Questa è la via della Torah… felice sei tu, e bene per te»; e a proposito del versetto «E lo vedrete e ricorderete», ecc.; e a proposito del versetto «Osserverete i Miei Shabbosos [sabati]».)
La parentesi rimanda ad altri maamarim in cui questo argomento viene approfondito: a proposito dell’espiazione di Yom Kippur, dove la Torah è la veste stessa di D‑o; a proposito dei tzitzis [frange rituali]; e a proposito dell’osservanza dello Shabbos.
ע״כ נק׳ בחי׳ שוב זה ע״י תומ״צ [תורה ומצות] בשם שמים כי כמו שהשמים מקיפי׳ [מקיפים] לארץ כך בחי׳ השוב הזה הוא בחי׳ מקיף לבחי׳ הרצוא דארץ הנ״ל.
Perciò questo livello di shov, attraverso la Torah e i mitzvos, è chiamato «cielo»: poiché, proprio come i cieli avvolgono la terra, così questo livello di shov avvolge il livello, menzionato sopra, del ratzo [slancio] della «terra».
Dunque lo shov raggiunto attraverso la Torah e i mitzvos è chiamato «cielo»: circonda la «terra» del ratzo dell’anima, proprio come i cieli circondano la terra.
ועוד זאת עד״מ מארץ ושמים הגשמיים הרי אנו רואים שהארץ אינה רק כגרגיר חרדל לגבי מרחב הכדור של השמים המקיפי׳ [המקיפים] עליה מכל צדדיה בהשואה אחת.
Inoltre, prendendo come esempio la terra e i cieli fisici, vediamo che la terra è soltanto come un granello di senape rispetto all’ampiezza della sfera dei cieli, che la circondano uniformemente da ogni lato.
Un secondo insegnamento tratto dal mondo fisico: rispetto all’immensa sfera dei cieli che la circonda uniformemente da ogni lato, l’intera terra non è più grande di un granello di senape.
כך ערך בחי׳ הרצוא הזה דארץ לגבי בחי׳ השוב דתומ״צ [דתורה ומצות] שנק׳ רצונו וחכמתו ית׳ הוא רק כערך גרגיר חרדל לגבי מרחב הגדול דשמי׳ [דשמים].
Così, il rapporto tra questo livello di ratzo della «terra» e il livello di shov della Torah e dei mitzvos — che sono chiamati la Sua volontà e la Sua sapienza, benedetto Egli sia — è soltanto come quello tra un granello di senape e la vasta distesa dei cieli.
Lo stesso rapporto sussiste sul piano spirituale. Il ratzo dell’anima, per quanto intenso, è minuscolo rispetto allo shov della Torah e dei mitzvos, perché la Torah e i mitzvos sono la volontà e la sapienza proprie di D‑o, mentre il ratzo è soltanto il desiderio di una creatura.
Lo shov della Torah e dei mitzvos è chiamato «cielo» perché, come i cieli, avvolge la «terra» del ratzo dell’anima e la supera enormemente: la Torah e i mitzvos sono la volontà e la sapienza di D‑o e diventano le vesti avvolgenti dell’anima.
Il Talmud (Shabbos 152b) interpreta «legata nel vincolo della vita» come riferito alle anime dei giusti custodite sotto il Trono della Gloria; l’Alter Rebbe identifica il «vincolo» stesso con i mitzvos che rivestono l’anima lì.
Marei mekomos
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- 7כך היא דרכה של תורה כו׳ אשריך וטוב לך · Pirkei Avot 6:4
- 8ע״פ וראיתם אותו וזכרתם · ראה לקו״ת שלח מד, ב.
- 9וראיתם אותו וזכרתם · Numbers 15:39
13וזהו השמים כסאי1 והארץ הדום רגלי פי׳ הדום רגלי הוא ע״ד השרפרף לכסא שמגביה הרגלים כך הנשמות שנק׳ ברא כרעא דאבוה23 מתעלים ע״י בחי׳ ארץ הוא בחי׳ הרצוא.
Questo è [il significato di] «I cieli sono il Mio trono e la terra è lo sgabello dei Miei piedi». Il significato è che «lo sgabello dei Miei piedi» è come il poggiapiedi di un trono, che solleva i piedi; così le anime, chiamate «il figlio è la gamba di suo padre», vengono elevate attraverso il livello della «terra», che è il livello del ratzo [slancio ascendente].
Il versetto di Isaia, «I cieli sono il Mio trono e la terra è lo sgabello dei Miei piedi», viene ora interpretato attraverso il ratzo e lo shov. Un poggiapiedi solleva i piedi; le anime sono chiamate i «piedi» di D‑o («il figlio è la gamba di suo padre») e vengono innalzate attraverso la «terra», ossia il ratzo ascendente.
ודרך פרט כל זמן שיש עליי׳ [עלייה] לבחי׳ ארץ העליונה היא כנס״י [כנסת ישראל] כמו בשבת ויו״ט [ויום טוב] דכתיב אם תשיב משבת רגלך4 וכן הג׳ י״ט נק׳ ג׳ רגלים.567
In particolare, ogni volta che vi è un’elevazione al livello della «terra» superna, che è la Comunità d’Israele, come di Shabbos e nelle feste, [essa è indicata con la parola «piede»]: come è scritto: «Se distogli il tuo piede (רגלך) a causa dello Shabbos»; e, analogamente, le tre feste sono chiamate i tre regalim («piedi»).
In particolare, la «terra» superna è la Comunità d’Israele, e le sue ascese avvengono di Shabbos e nelle feste: entrambe sono legate alla parola «piede». Shabbos, nell’espressione «Se distogli il tuo piede a causa dello Shabbos», e le tre feste, che sono chiamate regalim, «piedi».
«La terra è lo sgabello dei Miei piedi» si riferisce al ratzo che innalza le anime — i «piedi» di D‑o — specialmente di Shabbos e nelle feste.
Il maamar precedente in Torah Ohr spiega perché la Comunità d’Israele è chiamata il «piede» di D‑o: i piedi portano la testa, e nel ritorno ascendente della luce (or chozer) ciò che è più basso diventa più alto.
Marei mekomos
- 1השמים כסאי · Isaiah 66:1
- 2ברא כרעא דאבוה · נסמן לעיל א, ב.
- 3כרעא דאבוה · Eruvin 70b:2–3
- 4אם תשיב משבת רגלך · Isaiah 58:13
- 5הג׳ יו״ט נק׳ ג׳ רגלים · ראה לקו״ת להאריז״ל ס״פ משפטים, לקו״ת פ׳ ברכה צד, ג. ד״ה נחמו נחמו תרכ״ו.
- 6ג׳ רגלים · Exodus 23:14
- 7דארץ . . גרגיר חרדל . . לגבי השמים · ראה תו״ח בראשית נא, ד ובהנסמן במ״מ שם.
14והשמים כסאי היינו בחי׳ שוב שהוא ירידה והמשכה ה״ז [הרי זה] כמו היושב על הכסא שמשפיל קומתו.
E «I cieli sono il Mio trono» è il livello dello shov (discesa), ossia la discesa e la trasmissione verso il basso; è come chi siede su un trono e abbassa la propria statura.
«I cieli sono il Mio trono» si riferisce allo shov, alla discesa: chi siede su un trono abbassa la propria statura.
וזהו ואתה קדוש1 יושב תהלות ישראל. פי׳ שהוא ית׳ קדוש ומובדל מכל העולמות רק ע״י תהלות ישראל נמשך להיות יושב ונשפל למטה וכמאמר שהקב״ה יושב ועוסק בתורה2 כו׳.
Questo è [il significato di] «E Tu, Santo, siedi [in trono] sulle lodi d’Israele». Il significato è che Egli, benedetto Egli sia, è santo e separato da tutti i mondi; soltanto attraverso le lodi d’Israele Egli viene attirato a «sedere», abbassandosi quaggiù, come nell’espressione secondo cui il Santo, benedetto Egli sia (Kudsha Brich Hu), siede e si occupa della Torah, ecc.
Così anche il Salmo: «Tu, Santo, siedi sulle lodi d’Israele»: D‑o è «santo» — separato e al di sopra di tutti i mondi; soltanto attraverso le lodi d’Israele Egli viene attirato a «sedere», abbassandosi per rivelarsi quaggiù. L’immagine talmudica di D‑o che «siede e si occupa della Torah» riflette questa stessa discesa nella Torah.
I cieli come «trono» di D‑o rappresentano lo shov: la discesa di D‑o nei mondi, resa possibile dalle lodi e dalla Torah d’Israele.
Marei mekomos
- 1ואתה קדוש · Psalms 22:4
- 2שהקב״ה יושב ועוסק בתורה · Avodah Zarah 3b:7
15וזהו שנק׳ התפלה סולם1 מוצב ארצה וראשו מגיע השמימה.2 פי׳ הסולם הוא העליי׳ [העלייה] בבחי׳ רצוא אך ראשו מגיע השמימה שבשמו״ע [שבשמונה עשרה] מתחיל השוב כנ״ל ועיקרו אח״כ ע״י תומ״צ [תורה ומצות].
Per questo la preghiera è chiamata «una scala appoggiata sulla terra, la cui cima giunge fino al cielo». Il significato è che la scala è l’ascesa nello stato di ratzo [slancio], mentre «la sua cima giunge fino al cielo»: nello Shemoneh Esreh comincia lo shov [ritorno], come detto sopra, e la sua parte principale si compie in seguito attraverso la Torah e le mitzvos.
Lo Zohar chiama la preghiera la scala del sogno di Yaakov, «appoggiata sulla terra, con la cima che giunge fino al cielo». La scala stessa — la salita verso l’Alto — è il ratzo; ma la sua cima «giunge fino al cielo»: lo shov comincia al culmine della preghiera, nello Shemoneh Esreh, e si completa attraverso la Torah e le mitzvos.
וזשארז״ל [וזהו שאמרו רבותינו זכרונם לברכה] לחד מ״ד [מאן דאמר] דארץ קדמה3 לשמים בבריא׳ [בבריאה / בבריאת]. כי הרי מבואר למעלה בענין ק״ש [קריאת שמע] וש״ע [ושמונה עשרה] ותורה דבחי׳ הרצוא צ״ל קודם לבחי׳ השוב
Questo è quanto dissero i nostri Saggi, di benedetta memoria, secondo una delle opinioni: che la terra precedette il cielo nella Creazione. Infatti, come è stato spiegato sopra riguardo allo Shema, allo Shemoneh Esreh e alla Torah, il livello del ratzo deve precedere quello dello shov.
Questo spiega l’opinione talmudica secondo cui la terra fu creata prima del cielo: come è stato mostrato sopra nell’ordine dello Shema, dello Shemoneh Esreh e dello studio della Torah, il ratzo precede lo shov.
וכך היא המדה כי מאתעדל״ת [מאתערותא דלתתא] דוקא נעשה אתעדל״ע [אתערותא דלעילא] וכמ״ש אם ישים אליו לבו4 ואז אח״כ רוחו ונשמתו אליו יאסף
E questa è la regola: soltanto da un risveglio dal basso (isarusa dilesata) viene suscitato un risveglio dall’Alto (isarusa dileila), come è scritto: «Se egli volge a Lui il cuore»; e solo allora, in seguito, «il suo spirito e la sua anima Egli raccoglie presso di Sé».
Questa è una regola generale: un risveglio dall’Alto — la risposta divina — si produce soltanto attraverso un risveglio dal basso — l’iniziativa umana. Il versetto di Iyov mostra l’ordine: prima «egli volge a Lui il cuore», poi «il suo spirito e la sua anima Egli raccoglie presso di Sé».
וע״כ ארץ שהוא ל׳ [לשון] רצוא קדמה לשמים שהוא בחי׳ שוב.
Perciò la «terra» (eretz), che è un termine per il ratzo, precedette il «cielo», che è il livello dello shov.
Dunque eretz, «terra», il movimento di slancio, venne prima del «cielo», il ritorno.
La preghiera è una scala dalla «terra» al «cielo»: poiché l’iniziativa umana (ratzo) deve precedere la risposta divina (shov), l’opinione secondo cui la terra precedette il cielo nella Creazione rispecchia quest’ordine.
Il Talmud (Chagigah 12a) riporta la controversia: Beis Shammai sostengono che i cieli furono creati per primi («D‑o creò i cieli e la terra»), mentre Beis Hillel sostengono che venne prima la terra («nel giorno in cui Havayah Elokim fece terra e cielo», Genesi 2:4) — il versetto che il maamar spiega nei paragrafi 20–21.
Marei mekomos
- 1שנק׳ התפלה סולם · Tikkunei Zohar, Tikkun 45
- 2סולם מוצב ארצה וראשו מגיע השמימה · Genesis 28:12
- 3לחד מ״ד דארץ קדמה · Chagigah 12a
- 4אם ישים אליו לבו · Job 34:14
Perché il mondo esiste per la Torah e per Israele ¶16
16ובכ״ז [ובכל זה] יובן משארז״ל [מה שאמרו רבותינו זכרונם לברכה] בראשית בשביל ישראל שנק׳ ראשית וגם בשביל התורה שנק׳ ראשית. ברא אלקים את השמים ואת הארץ הגשמיים.
Con tutto ciò, si comprenderà quanto dissero i nostri Saggi, di benedetta memoria: «Bereishis — per amore di Israele, che sono chiamati “inizio”, e anche per amore della Torah, che è chiamata “inizio” — D‑o creò i cieli e la terra», cioè quelli fisici.
L’Alter Rebbe torna alla domanda del paragrafo 1: perché i Saggi dissero che il cielo e la terra fisici furono creati «per amore di» Israele e della Torah?
דהנה בתורה ובישראל יש בחי׳ שמים וארץ רוחניים. בתורה הוא בחי׳ שוב שהוא בחי׳ שמים כנ״ל. ובישראל בעבודתם במס״נ [במסירות נפש] הוא בחי׳ רצוא בחי׳ ארץ.
Nella Torah e in Israele vi sono un cielo e una terra spirituali. Nella Torah vi è il livello di shov (movimento di ritorno e discesa), che è il livello del «cielo», come spiegato sopra; e in Israele, nel loro servizio con sacrificio di sé (mesirus nefesh), vi è il livello di ratzo (slancio verso l’alto), il livello della «terra».
La risposta è che la Torah e Israele incarnano ciascuno uno dei due movimenti spirituali. La Torah è shov — la volontà e la sapienza di D‑o che vengono attirate verso il basso — e perciò è «cielo»; Israele, nel proprio servizio di sacrificio di sé, incarna ratzo, lo slancio verso l’alto, e perciò è «terra».
וע״כ על ידי תורה וישראל דוקא יתקיימו שמים וארץ הגשמיי׳ [הגשמיים] דהיינו ע״י בחי׳ שמים וארץ הרוחניי׳ שהוא בחי׳ רצוא ושוב שע״י תורה וישראל
Perciò è proprio attraverso la Torah e Israele che il cielo e la terra fisici sono mantenuti in esistenza, ossia attraverso il cielo e la terra spirituali, vale a dire ratzo e shov che si realizzano attraverso la Torah e Israele.
È dunque precisamente attraverso queste controparti spirituali — ratzo e shov che si realizzano attraverso Israele e la Torah — che il cielo e la terra fisici continuano a esistere.
(וזהו ואשים דברי בפיך1 כו׳ לנטוע שמים וליסוד ארץ. וגם י״ל [יש לומר] שבתומ״צ [שבתורה ומצות] עצמן יש בחי׳ שמים וארץ כי המצות מעשיות הן בחי׳ ארץ כי הארץ הדום רגלי2 שרפרף.
(E questo è [il significato di] «Ho posto le Mie parole nella tua bocca», ecc., «per piantare i cieli e porre le fondamenta della terra». Si può anche dire che nella Torah e nei mitzvos stessi vi siano un livello di cielo e uno di terra: i mitzvos pratici sono il livello della «terra», poiché «la terra è lo sgabello dei Miei piedi», un poggiapiedi.
Una parentesi offre un sostegno e un’ulteriore precisazione. In Isaia D‑o dice: «Ho posto le Mie parole nella tua bocca… per piantare i cieli e porre le fondamenta della terra»: la Torah stabilisce il cielo e la terra. In alternativa, la Torah e i mitzvos stessi contengono un cielo e una terra: i mitzvos pratici sono la «terra», lo «sgabello» che solleva chi vi poggia i piedi.
E così: «La carità innalza una nazione». La Torah è invece il livello del «cielo» e dell’influsso dall’Alto verso il basso. Si veda anche il commento al detto «La mezuzah a destra», ecc.
Così anche «La carità innalza una nazione»: un mitzvah pratico solleva, come fa il poggiapiedi. La Torah, al contrario, è «cielo», un influsso dall’Alto verso il basso. Il lettore è inoltre rimandato a un’altra trattazione, sul detto «la mezuzah a destra».
וזהו ואשים דברי בפיך הוא בחי׳ תורה. ובצל ידי כסיתיך הוא בחי׳ מצות שעי״ז לנטוע שמים וליסוד ארץ.
E questo è [il significato di] «Ho posto le Mie parole nella tua bocca»: questo è il livello della Torah; «e all’ombra della Mia mano ti ho coperto»: questo è il livello dei mitzvos; e attraverso ciò, «per piantare i cieli e porre le fondamenta della terra».
Ora il versetto di Isaia si divide in due: «Ho posto le Mie parole nella tua bocca» è la Torah, mentre «all’ombra della Mia mano ti ho coperto» sono i mitzvos, che avvolgono la persona come una copertura; insieme «piantano i cieli e pongono le fondamenta della terra».
וא״ש [ואתי שפיר] דבראשית היינו בשביל התורה שנק׳ ראשית שיש בה עצמה בחי׳ שמים וארץ תומ״צ [תורה ומצות]. לכן עי״ז מתקיימים שמים וארץ וכן בשביל ישראל כו׳ שיש בהן בחי׳ רו״ש [רצוא ושוב]. ועיין מ״ש ע״פ הזוהר פרשה שופטים5 שמים וארץ אינון סהדין6 כו׳):7
È dunque ben comprensibile che Bereishis significhi «per amore della Torah, che è chiamata “inizio”», poiché essa stessa contiene il livello del cielo e della terra: Torah e mitzvos. Perciò, attraverso di essa, il cielo e la terra sono mantenuti in esistenza; e così anche «per amore di Israele», ecc., poiché in Israele sono presenti i livelli di ratzo e shov. Si veda anche quanto è spiegato a proposito dello Zohar, Parshas Shoftim: «Il cielo e la terra sono testimoni», ecc.).
La Torah, che contiene essa stessa il cielo e la terra — studio e mitzvos — è dunque a ragione l’«inizio» per amore del quale il mondo fu creato, e attraverso di essa il cielo e la terra perdurano. Anche Israele contiene ratzo e shov, perciò il mondo esiste pure per amore di Israele. La parentesi si chiude con un rimando alla spiegazione dell’affermazione dello Zohar, nella Parshas Shoftim, secondo cui «il cielo e la terra sono testimoni».
Il paragrafo risponde alla domanda iniziale: la Torah (shov, «cielo») e il servizio di Israele compiuto con sacrificio di sé (ratzo, «terra») sono il cielo e la terra spirituali che sostengono quelli fisici; inoltre, la Torah e i mitzvos stessi costituiscono «cielo» e «terra».
In Isaia 51:16 D‑o pone le Sue parole nella bocca del profeta e lo ripara «all’ombra della Mia mano» allo scopo di «piantare i cieli e porre le fondamenta della terra»; l’Alter Rebbe interpreta le due espressioni come riferite alla Torah e ai mitzvos, ciascuno con il proprio ruolo nel sostenere la creazione.
Marei mekomos
- 1ואשים דברי בפיך · Isaiah 51:16
- 2הארץ הדום רגלי · Isaiah 66:1
- 3צדקה תרומם גוי · Proverbs 14:34
- 4מזוזה מימין · Shabbat 22a:2
- 5ע״פ הזהר פרשה שופטים · [זח״ג ערה, א] ביאה״ז לאדה״א קכא, ד. אוה״ת שופטים ע׳ תתמז.
- 6שמים וארץ אינון סהדין · Zohar, Shoftim 3:11–4:20
- 7החושך יכסה ארץ · Isaiah 60:2
La nuova terra del Tempo a Venire ¶17–21
17והנה כ״ז [כל זה] הוא ענין שמים וארץ דעכשיו שצ״ל תחלה בחי׳ ארץ רצוא. ואח״כ מקבלת מבחי׳ שמים השוב כו׳.
Ora, tutto ciò riguarda il cielo e la terra del presente, nei quali deve esserci dapprima il livello della «terra», il ratzo [slancio], e in seguito essa riceve dal livello del «cielo», lo shov [ritorno], ecc.
Tutto quanto è stato esposto finora descrive il cielo e la terra così come sono adesso: dapprima la «terra» del ratzo e poi il «cielo» dello shov che essa riceve in risposta.
אבל לע״ל [לעתיד לבוא] כתיב הנני עושה חדשה1 בארץ.2 ופי׳ וענין התחדשות זו בבחי׳ ארץ. היינו משום דלע״ל [דלעתיד לבוא] לא יהיה שייך בחי׳ רצוא דארץ ע״ד שהוא עכשיו
Ma riguardo al Tempo Futuro è scritto: «Ecco, Io faccio una cosa nuova sulla terra». Il significato e la sostanza di questa novità nel livello della «terra» sono che nel Tempo Futuro il ratzo della «terra» non si applicherà più nel modo in cui si applica adesso,
I profeti parlano di «una cosa nuova sulla terra» nel Tempo Futuro (la formulazione dell’Alter Rebbe unisce «Ecco, Io faccio una cosa nuova» di Isaia con «una cosa nuova sulla terra» di Geremia). La novità riguarderà la «terra» stessa: il ratzo così come lo conosciamo non si applicherà più.
שהוא ענין הרצוא והתשוקה לצאת מההפך אשר החושך יכסה ארץ3 כו׳ כנ״ל בענין פסוד״ז [פסוקי דזמרה]
ossia lo slancio e il desiderio di uscire dall’opposto, dove «l’oscurità copre la terra», ecc., come spiegato sopra a proposito dei Versetti di Lode,
Oggi il ratzo è il desiderio di uscire dall’opposto, da uno stato in cui «l’oscurità copre la terra». Per questo, come spiegato sopra, sono necessari i Pesukei deZimra.
שהוא בחי׳ רוממות אל בגרונם4 כדי שעי״ז נעשה חרב פיפיות לעשות נקמה בגוים5 הוא נה״ב [נפש הבהמית] והגוף כו׳ דהיינו שע״י הרצוא נעשה בטול רצון בחי׳ אתהפכא חשוכא לנהורא.
che sono il livello di «le esaltazioni di D‑o sono nella loro gola», affinché per loro mezzo diventi «una spada a doppio taglio per eseguire vendetta sulle nazioni» — che sono l’anima animale (Nefesh HaBehamis) e il corpo, ecc. — ossia, attraverso il ratzo, si realizza l’autoannullamento della volontà, il livello del «trasformare l’oscurità in luce».
I Pesukei deZimra, «le esaltazioni di D‑o sono nella loro gola», diventano la «spada a doppio taglio» che porta «vendetta sulle nazioni», qui identificate con l’anima animale e il corpo. Attraverso il ratzo, la volontà propria della persona si annulla e «l’oscurità si trasforma in luce»: le stesse forze di occultamento vengono trasformate in santità.
שזה אינו שייך רק עכשיו שיש קליפות המסתירים עד שהחשך יכסה ארץ והוא בחי׳ לבושים המלבישים ומסתירים וכמ״ש אלביש שמים קדרות6 כו׳.
Ciò si applica soltanto nel presente, quando ci sono le scorze (kelipos) che occultano, finché «l’oscurità copre la terra»; questo è il livello degli abiti che rivestono e celano, come è scritto: «Rivesto i cieli di oscurità», ecc.
Tutto ciò appartiene soltanto al presente, quando le kelipos occultano la Divinità come abiti che la ricoprono, secondo quanto descrive il versetto «Rivesto i cieli di oscurità». Dove non c’è oscurità, non c’è nulla da cui uscire.
Il ratzo del presente è una lotta per sfuggire all’occultamento e trasformare l’oscurità in luce; la «nuova terra» del Tempo Futuro sarà diversa, perché questo occultamento non esisterà più.
L’espressione «trasformare l’oscurità in luce» (e, nel paragrafo 20, «l’amarezza in dolcezza») proviene dallo Zohar e descrive la forma più elevata del servizio divino: la forza opposta non viene semplicemente superata, ma trasformata in santità.
Marei mekomos
- 1הנני עושה חדשה · Isaiah 43:19
- 2חדשה בארץ · Jeremiah 31:22
- 3החושך יכסה ארץ · Isaiah 60:2
- 4רוממות אל בגרונם · Psalms 149:6
- 5לעשות נקמה בגוים · Psalms 149:7
- 6אלביש שמים קדרות · Isaiah 50:3
18ולכן הוזהרנו בק״ש [בקריאת שמע] השמרו לכם1 פן יפתה לבבכם וסרתם כו׳ והשתחויתם פי׳ שכל קליפה המסתר׳ נק׳ אלהים אחרים ועבודת כוכבים
Perciò, nello Shema, siamo stati ammoniti: «Badate che il vostro cuore non si lasci sedurre e non deviate», ecc., «e vi inchiniate». Il significato è che ogni scorza (kelipah) che cela è chiamata «altri dèi» ed è idolatria;
Poiché ora esiste l’occultamento, lo Shema ammonisce: «Badate che il vostro cuore non si lasci sedurre… e vi inchiniate [ad altri dèi]». In termini chassidici, ogni kelipah che cela è «altri dèi»: tutto ciò che nasconde la divinità è una forma di idolatria.
וההשתחואה היינו בחינת המשכה כמו ע״י השתחואה בקדושה בכריעה בברוך2 שממשיך גילוי אלקות. כך את זלעו״ז [זה לעומת זה]3 כו׳.
e l’inchino consiste in un’attrazione verso il basso: proprio come, attraverso l’inchino nella santità, inchinandosi a «Benedetto», si attira verso il basso una rivelazione della divinità. Così pure, «l’uno di fronte all’altro [D‑o ha fatto]», ecc.
Inchinarsi significa attirare verso il basso. Nella santità, l’inchino a «Benedetto» nella Amidah attira verso il basso una rivelazione divina; e poiché «D‑o ha fatto l’uno di fronte all’altro», inchinarsi all’«altra parte» attira verso il basso la forza vitale in essa.
L’ammonimento dello Shema contro l’«inchinarsi ad altri dèi» viene interpretato come un ammonimento a non attirare la forza vitale nelle kelipos che celano la divinità.
Il Talmud (Berachos 12a) stabilisce che ci si inchina a «Benedetto» e ci si rialza al Nome; il maamar considera questo inchino un canale per attirare verso il basso, e il suo riflesso nella kelipah un canale che alimenta le forze dell’occultamento.
Marei mekomos
- 1השמרו לכם · Deuteronomy 11:16
- 2בכריעה בברוך · Berakhot 12a:24–26
- 3את זלעו״ז · Ecclesiastes 7:14
19וזהו מארז״ל [מאמר רבותינו זכרונם לברכה] ישראל שבחוץ לארץ1 עובדי ע״ז [עבודה זרה] בטהרה הם. דהיינו כשהוא ח״ו [חס ושלום] לגמרי חוץ לארץ העליונה שהוא בחי׳ הרצון לה׳ ית׳ בחי׳ ארץ שרצתה2 כו׳
Questo è [il senso di] ciò che dissero i nostri Maestri, di benedetta memoria: «Gli ebrei che vivono fuori dalla Terra sono idolatri in purezza». Vale a dire, quando una persona è, D‑o non voglia, interamente «fuori dalla terra» — la terra superna, che è il livello della volontà per D‑o, benedetto Egli sia, il livello della «terra che corse», ecc. —
Il Talmud dice che gli ebrei che vivono fuori dalla Terra d’Israele «adorano gli idoli in purezza», cioè in modo innocente. L’Alter Rebbe interpreta «la Terra» come la «terra» superna, la volontà e il desiderio per D‑o («la terra che corse per fare la volontà del suo Creatore»). Chi è del tutto «fuori» da questa terra ha perso completamente ogni ratzo [slancio verso D‑o].
רק שנמשך לגמרי אחרי הבלי עוה״ז הגם שהם דברים המותרים מבחי׳ טוב שבנוגה עי״ז גורם יניקה והמשכה לבחי׳ נוגה.
ma è invece interamente trascinata dietro alle vanità di questo mondo — sebbene si tratti di cose permesse, provenienti dal bene presente in nogah [la sfera intermedia] — e così facendo provoca nutrimento e un’emanazione verso il livello di nogah.
Una persona simile è interamente attratta dai piaceri mondani. Anche se si tratta di cose permesse, che provengono dal bene presente in nogah, la scorza (kelipah) intermedia, che può essere elevata alla santità oppure decadere, perseguirle per se stesse alimenta nogah invece di elevarla.
Una persona che non prova alcun desiderio per D‑o e persegue per se stessi persino i piaceri permessi si trova «fuori dalla terra» e «adora gli idoli in purezza», alimentando la kelipah di nogah.
Nel Tanya (Likkutei Amarim, ch. 7), si afferma che le cose permesse derivano dalla kelipas nogah; vengono elevate quando sono usate per amore del Cielo, mentre altrimenti accrescono la vitalità di nogah, come descritto qui.
Marei mekomos
- 1ישראל שבחוץ לארץ · Avodah Zarah 8a:17
- 2ארץ שרצתה · Bereshit Rabbah 5:8
20וזה נקרא השתחואה והמשכה לבחי׳ אלהים אחרים כו׳ דהיינו תוס׳ [תוספת] יניקה לחיצונים. ועי״ז ועצר את השמים1 ולא יהיה מטר שלא יהיה ההמשכה בקדושה מבחי׳ שוב דשמים עליונים כו׳
Questo è chiamato prostrarsi e far discendere verso il livello degli «altri dèi», ecc.: ossia, un nutrimento ulteriore per le forze esteriori. E per questo: «Egli chiuderà i cieli e non vi sarà pioggia»; non vi sarà un flusso in santità dallo shov [flusso di ritorno] dei cieli superni, ecc.
Perseguire le cose mondane per se stesse equivale a «prostrarsi davanti ad altri dèi»: ciò dà ulteriore nutrimento alle forze esteriori (le kelipos [gli involucri]). La conseguenza indicata nello Shema, «Egli chiuderà i cieli e non vi sarà pioggia», significa che viene trattenuto lo shov, il far discendere la santità dai «cieli» superni.
ובהיות כן צריך כ״א [כל אחד / כל אחת] לעורר בחי׳ רצוא אם ישים אליו לבו2 לאהפכא חשוכא לנהורא ומרירו למתיקו כו׳
Stando così le cose, ciascuno deve suscitare il livello di ratzo [slancio verso l’Alto] — «Se rivolgerà a Lui il suo cuore» — per trasformare l’oscurità in luce e l’amarezza in dolcezza, ecc.,
Perciò ciascuno deve suscitare il ratzo, rivolgere il proprio cuore a D‑o, per trasformare l’oscurità in luce e l’amarezza in dolcezza.
e «servirLo con tutto il vostro cuore», ecc., che è il livello della «terra»; e attraverso questo: «Darò la pioggia della vostra terra», ecc., che è il livello dello shov.
Questo è «servirLo con tutto il vostro cuore», la «terra» del ratzo; in risposta giunge «Darò la pioggia della vostra terra», lo shov che viene dal cielo. Il secondo paragrafo dello Shema descrive così sia il problema sia il suo rimedio.
משא״כ לעתיד לבא דכתיב ואת רוח הטומאה5 אעביר כו׳ ולא יהיה כלל בחי׳ קליפה המסתרת גילוי אלקות וכן נאמר ולא יכנף עוד מוריך6 והיו עיניך רואות כו׳.
Non è così nel Tempo a Venire, riguardo al quale è scritto: «Rimuoverò lo spirito d’impurità», ecc.: non vi sarà affatto una scorza (kelipah) che nasconda la rivelazione della Divinità. Ed è detto anche: «Il tuo Maestro non sarà più nascosto e i tuoi occhi vedranno», ecc.
Nel Tempo a Venire sarà diverso: D‑o promette di «rimuovere lo spirito d’impurità», così che nessuna kelipah nasconderà la Divinità, e «il tuo Maestro non sarà più nascosto; i tuoi occhi vedranno».
א״כ א״צ [אין צריך / אינו צריך] כלל ענין בחי׳ הביטול של היש שזהו בחי׳ הרצוא דעכשיו לצאת מבחי׳ ההפך המנגד כו׳.
Se è così, non ci sarà affatto bisogno dell’annullamento del «qualcosa» (yesh [senso di esistenza autonoma]), che è il ratzo del presente: uscire da ciò che gli si oppone, ecc.
Allora non ci sarà bisogno di annullare il proprio senso di sé (yesh), come fa il ratzo di oggi quando si svincola da ciò che gli è opposto.
וזהו הנני עושה חדשה בארץ. פי׳ שלא יהיה כמו עכשיו בחי׳ רצוא ואתעדל״ת [ואתערותא דלתתא] שעי״ז יהיה ההמשכה שאז כיון שיהיה הגילוי למטה כמו למעלה א״כ אין שייך רצוא כו׳
E questo è [il significato di] «Ecco, Io faccio una cosa nuova sulla terra». Vale a dire, non ci sarà, come ora, il ratzo e un risveglio dal basso (isarusa dilesata) attraverso cui avviene il far discendere; poiché allora, dato che la rivelazione in basso sarà come in Alto, il ratzo non avrà ragione di essere, ecc.
Questa è la «cosa nuova sulla terra»: la «terra» non sarà più caratterizzata da un ratzo di questo tipo. Ora il far discendere dipende dal nostro ratzo, dal risveglio dal basso; allora, poiché la Divinità sarà rivelata in basso con la stessa evidenza che in Alto, non ci sarà nulla verso cui «correre».
(ובזה י״ל [יש לומר] מ״ש כי ההרים ימושו7 כו׳ כי הר היינו בחי׳ רצוא כנודע מענין לא כאברהם שקראו הר8 כו׳ ואז יתבטל בחי׳ זו כיון שגם למטה יהיה הגילוי ממש עין בעין יראו9 כו׳)
(Con ciò si può spiegare quanto è scritto: «Poiché i monti si allontaneranno», ecc., poiché «monte» è il livello del ratzo, come è noto dal tema di «non come Avraham, che lo chiamò monte», ecc.; allora questo livello sarà annullato, poiché anche in basso vi sarà una rivelazione effettiva: «occhio a occhio vedranno», ecc.)
Una parentesi: ciò spiega «i monti si allontaneranno». Un «monte» rappresenta il ratzo, l’ascesa verso l’Alto (il Talmud dice che Avraham chiamò «monte» il luogo del Santuario). Quando la Divinità sarà vista «occhio a occhio» anche in basso, l’ascesa non sarà più necessaria.
וע״כ אמר שיהיה אז בחי׳ השמים החדשים והארץ החדשה אשר אני עושה10 אני דוקא דהיינו מצד אתעדל״ע [אתערותא דלעילא] בלבד ולא מצד אתעדל״ת [אתערותא דלתתא] כלל כי א״צ [אין צריך / אינו צריך] אתעדל״ת [אתערותא דלתתא] רק לברר ולהפך מחשוכא לנהורא כנ״ל
Perciò Egli disse che allora vi saranno «i nuovi cieli e la nuova terra che Io faccio» — «Io» precisamente, vale a dire, per effetto del solo risveglio dall’Alto (isarusa dileila), e non per effetto di un risveglio dal basso (isarusa dilesata) in alcun modo; poiché il risveglio dal basso è necessario soltanto per raffinare e trasformare l’oscurità in luce, come spiegato sopra.
Perciò D‑o dice: «i nuovi cieli e la nuova terra che Io faccio» — «Io», mediante il solo risveglio dall’Alto. Un risveglio dal basso è necessario soltanto per raffinare il mondo e trasformare la sua oscurità in luce.
אבל לע״ל [לעתיד לבוא] שא״צ [שאין צריך / שאינו צריך] לזה יהי׳ [יהיה] בחי׳ אתעדל״ע [אתערותא דלעילא] לבד ע״כ אמר אשר אני עושה
Ma nel Tempo a Venire, quando ciò non sarà necessario, vi sarà soltanto un risveglio dall’Alto. Perciò Egli disse: «che Io faccio».
Nel Tempo a Venire, quando non vi sarà più oscurità da trasformare, tutto verrà soltanto dall’Alto; di qui «che Io faccio».
והיינו שקורא אותן בשם שמים חדשים וארץ חדשה. פי׳ שבאים בבחי׳ גילוי מלמעלה למטה מצד עצמות המאציל אשר לא היה עדיין בחי׳ כזו בבחי׳ גילוי בראשית ההשתלשלות.
Ed è per questo che li chiama «cieli nuovi» e «terra nuova». Il significato è che si manifestano come una rivelazione dall’Alto verso il basso, dall’Essenza stessa dell’Emanatore: un livello che non era ancora stato rivelato all’inizio della catena discendente dei mondi (hishtalshelus).
Ecco perché sono chiamati «cieli nuovi» e «terra nuova»: questa rivelazione proviene dall’essenza stessa di D‑o, l’«Emanatore», un livello mai rivelato nemmeno all’inizio della catena dei mondi.
כמו דכתיב ביום עשות11 ה׳ אלקים ארץ ושמים ענין אלקים זה היינו בחי׳ הצמצום וההסתר.
Come è scritto: «Nel giorno in cui Havayah Elokim fece la terra e il cielo»: questo «Elokim» è il livello della contrazione (tzimtzum) e dell’occultamento.
Al contrario, i cieli e la terra attuali furono creati, come dice Genesis 2:4, da «Havayah Elokim», e «Elokim» è il Nome del tzimtzum: contrazione e occultamento.
ששמים וארץ דעכשיו נמשכו על ידי שם אלקים כמ״ש בראשית ברא אלקים12 כו׳ וע״י ארץ שהוא בחי׳ רצוא נמתק הדין והצמצום דשם אלקים המעלים והמסתיר.
Poiché i cieli e la terra attuali furono tratti attraverso il Nome Elokim, come è scritto: «In principio Elokim creò» ecc.; e attraverso la «terra», che è il livello del ratzo [slancio ascendente], si addolciscono il giudizio e il tzimtzum del Nome Elokim, che oscura e occulta.
Il mondo attuale venne all’esistenza attraverso il Nome Elokim («In principio Elokim creò»). Il ratzo della «terra» è ciò che mitiga — letteralmente, «addolcisce» — il giudizio e l’occultamento di Elokim.
Ora, poiché esiste l’occultamento, il far discendere dal «cielo» dipende dal nostro ratzo; nel Tempo a Venire, senza occultamento, i «nuovi cieli e la nuova terra» scaturiranno dalla sola essenza di D‑o, per mezzo di un risveglio dall’Alto, a differenza del mondo attuale, creato attraverso il Nome Elokim, che contrae.
«Addolcire» il giudizio (hamtakas hadinim [l’addolcimento dei giudizi]) è un termine cabbalistico che indica l’attenuazione della forza restrittiva del rigore (Gevurah), ricongiungendola alla sua radice; qui è il ratzo dell’anima a compiere ciò, portando all’unione di Elokim con il Nome Havayah descritta nel paragrafo successivo.
Marei mekomos
- 1ועצר את השמים · Deuteronomy 11:17
- 2אם ישים אליו לבו · Job 34:14
- 3ולעבדו בכל לבבכם · Deuteronomy 11:13
- 4ונתתי מטר ארצכם · Deuteronomy 11:14
- 5ואת רוח הטומאה · Zechariah 13:2
- 6ולא יכנף עוד מוריך · Isaiah 30:20
- 7כי ההרים ימושו · Isaiah 54:10
- 8לא כאברהם שקראו הר · Pesachim 88a:4
- 9עין בעין יראו · Isaiah 52:8
- 10השמים החדשים והארץ החדשה אשר אני עושה · Isaiah 66:22
- 11ביום עשות ה׳ אלקים · Genesis 2:4
- 12בראשית ברא אלקים · Genesis 1:1
21וזהו ביום עשות1 ה׳ אלקים שנכלל אלקים זה בהוי״ה וזהו פי׳ עשות ה׳ אלקים. היינו יחוד והתכללות שמות אלו יחד.
Questo è [il significato di] «Nel giorno in cui Havayah Elokim fece»: questo Elokim è incluso in Havayah. Questo è il significato di «Havayah Elokim fece»: l’unione e la compenetrazione di questi Nomi.
Il binomio «Havayah Elokim» nel versetto esprime che il Nome Elokim (contrazione) è incluso in Havayah (l’infinito). «Havayah Elokim fece» si riferisce dunque all’unione e alla compenetrazione di questi due Nomi.
וכ״ז [וכל זה] הוא ע״י ארץ ושמים בחי׳ רו״ש [רצוא ושוב]. אך צ״ל ארץ קדמה דוקא בחי׳ רצוא תחלה.
Tutto ciò avviene tramite «terra» e «cielo», ratzo [slancio verso l’Alto] e shov [ritorno]; ma «terra» deve venire per prima: prima il livello di ratzo.
Questa unione si realizza tramite «terra» e «cielo», ratzo e shov; nell’ordine attuale, però, «terra» deve venire per prima, come dice il versetto: «terra e cielo».
אבל לעתיד שיהיו שמים חדשים וארץ חדשה הוא בחי׳ אשר אני עושה ולא ע״י צמצומים דשם אלקים
Ma nel Tempo a Venire, quando vi saranno nuovi cieli e una nuova terra, si tratta del livello di «ciò che Io faccio», non tramite le contrazioni del Nome Elokim.
Nel Tempo a Venire, i nuovi cieli e la nuova terra saranno al livello di «ciò che Io faccio», senza le contrazioni di Elokim.
ואז יהיו שמים קודם כי א״צ [אין צריך / אינו צריך] לבחי׳ קדימת הרצוא כו׳ וזהו ויצא כברק חצו2 שהוא בחי׳ גילוי מלמעלה למטה:
E allora i cieli verranno per primi, poiché non sarà necessario che il ratzo venga per primo, ecc. Ed è [il significato di] «La Sua freccia uscirà come un fulmine», che è il livello della rivelazione dall’Alto verso il basso.
Il «cielo» verrà dunque per primo, poiché non sarà necessario un ratzo preliminare. Le parole di Zechariah «La sua freccia uscirà come un fulmine» descrivono una rivelazione di questo tipo, che scocca dall’Alto verso il basso.
Ora l’unione di Elokim con Havayah si realizza attraverso ratzo e poi shov, con la terra prima del cielo; in futuro, invece, la rivelazione verrà direttamente dall’Alto, con il cielo prima della terra.
I due versetti che il maamar mette a confronto differiscono nell’ordine: Genesi 2:4 dice «terra e cielo» (l’ordine attuale, con ratzo per primo), mentre Isaia 66:22 dice «i nuovi cieli e la nuova terra» (l’ordine futuro, con la rivelazione dall’Alto per prima).
Marei mekomos
- 1ביום עשות ה׳ אלקים · Genesis 2:4
- 2ויצא כברק חצו · Zechariah 9:14
Ratzo e shov nel flusso divino ¶22–26
22אך הנה צריך להבין בענין השמים החדשים וארץ החדשה
Ma dobbiamo comprendere la questione dei nuovi cieli e della nuova terra.
L’Alter Rebbe solleva una difficoltà riguardo al versetto stesso del maamar.
דאם הם באים רק בבחי׳ אתעדל״ע [אתערותא דלעילא] לבד שזהו פי׳ אשר אני עושה1 כו׳ א״כ איך יתכן בזה בחי׳ ארץ בחי׳ רצוא מלשון רץ כנ״ל
Se essi vengono soltanto per mezzo di un risveglio dall’Alto (isarusa dileila), che è il significato di «che Io faccio» ecc., come può esserci in questo [un livello di] «terra», il livello di ratzo [slancio verso l’Alto], dal termine ratz [correre], come spiegato sopra?
Si dice che i nuovi cieli e la nuova terra derivino esclusivamente da un risveglio dall’Alto; questo è il significato di «che Io faccio». In tal caso, come può esserci affatto una «terra» nel futuro, se «terra» significa ratzo, lo slancio di una creatura verso l’Alto, verso D‑o?
(והרי לעתיד לא שייך בחי׳ רצוא כלל אפי׳ [אפילו] מלמטה כמשנת״ל [כמו שנתבאר לעיל]. וכ״ש [וכל שכן] לכאורה דלא שייך בחי׳ זו בהגילוי שמלמעלה שהוא בחי׳ אשר אני עושה).
(Infatti, nel Tempo a Venire ratzo non si applicherà affatto, neppure dal basso, come spiegato sopra; a maggior ragione, sembrerebbe, questo livello non si applica alla rivelazione dall’Alto, che è il livello di «che Io faccio».)
La parentesi rende più acuta la domanda: è stato appena mostrato che nel futuro persino le creature in basso non avranno ratzo; a maggior ragione, dunque, ratzo non trova posto in una rivelazione che proviene dall’Alto, da D‑o.
ולמה אמר והארץ החדשה אשר אני עושה לא היה לו להזכיר רק בחי׳ שמים לבד.
Perché, allora, Egli ha detto «e la nuova terra che Io faccio»? Avrebbe dovuto menzionare soltanto il livello del «cielo».
Perché, dunque, il versetto parla della «nuova terra che Io faccio», e non soltanto di nuovi cieli?
אך הענין הוא דגם בבחי׳ אתעדל״ע [אתערותא דלעילא] בלבד יש ב׳ מדרגות הללו דרו״ש [דרצוא ושוב] רק שהשמים קדמו לארץ.
Ma la spiegazione è che anche in un risveglio dall’Alto soltanto vi sono questi due livelli, ratzo e shov [ritorno], solo che i cieli precedono la terra.
La risposta in breve: anche un flusso che proviene esclusivamente dall’Alto comprende entrambi i movimenti, ratzo e shov — solo che in questo caso il «cielo» precede la «terra». I paragrafi successivi spiegano come.
Il paragrafo domanda come una rivelazione divina che proviene esclusivamente dall’Alto possa comprendere una «terra» (ratzo) e risponde in breve che ratzo e shov esistono anche nel flusso stesso di D‑o, ma in ordine inverso.
Marei mekomos
- 1אשר אני עושה · Isaiah 66:22
23ולהבין איך יתכן בחי׳ רצוא בעצמות המאציל מאחר שאין דבר מסתיר לפניו כלל.
Per comprendere come possa esservi un livello di ratzo (slancio) nell’Essenza stessa dell’Emanatore, dato che nulla affatto si cela davanti a Lui:
Finora ratzo è stato descritto come il desiderio di una creatura di sfuggire al nascondimento. Come può esistere qualcosa di simile nell’essenza stessa di D‑o, dove nulla nasconde alcunché?
הנה יובן עד״מ שאנו רואים בחי׳ רו״ש [רצוא ושוב] בגוף האדם הגשמי ברוח החיים אשר בקרבו שדופק בלבו ונק׳ בזוהר דפיקו דלבא שהחיות שבלב הוא בא בנשימה דוקא רו״ש [רצוא ושוב] בהתפשטות והסתלקות
Lo si comprenderà per analogia. Vediamo un livello di ratzo e shov (ritorno) nel corpo fisico dell’uomo, nel soffio vitale che è in lui e pulsa nel suo cuore; nel Zohar è chiamato «il battito del cuore» (defiku deliba). La forza vitale nel cuore giunge precisamente attraverso la respirazione — ratzo e shov, nell’espansione e nel ritiro —
Un’analogia tratta dal corpo umano: il soffio vitale nel cuore pulsa; il Zohar lo chiama «il battito del cuore». La vitalità del cuore opera come la respirazione: si espande e si ritrae, e questo è ratzo e shov.
וכן חוזר חלילה שמתפשט וחוזר ומסתלק וחוזר ומתפשט כדפק שביד שהחיות נמשך ומתפשט וחוזר ומסתלק וחוזר ומתפשט.
e così continua a ripetersi: si espande, poi si ritrae di nuovo, quindi si espande ancora, come il polso della mano, dove la forza vitale viene attratta e si espande, poi si ritrae di nuovo e si espande ancora.
Il polso mostra lo stesso ritmo: la forza vitale si diffonde, si ritrae e si diffonde di nuovo, continuamente.
וכן הוא ממש בדפיקו דלבא1 שהוא ענין התפשטות והסתלקות והתפשטות של רוח החיים שבלב והיינו ממש כמו בחי׳ רו״ש [רצוא ושוב].
Ed è proprio così nel battito del cuore, che consiste nell’espansione, nel ritiro e nell’espansione del soffio vitale nel cuore; questo è esattamente come il livello di ratzo e shov.
Il battito del cuore è proprio questo ritmo di espansione e ritiro del soffio vitale, e corrisponde a ratzo e shov.
ונמצא רו״ש [רצוא ושוב] כזה הוא הכל בגוף האדם עצמו עדיין ולא מזולתו אליו (ור״ל [ורוצה לומר] שרו״ש [שרצוא ושוב] זה2 הוא כענין המשכת חיות הנפש בהגוף שסדר המשכה זו הוא ע״י התפשטות והסתלקות כו׳ שזהו בחי׳ רו״ש [רצוא ושוב])
Ne consegue che un simile ratzo e shov si svolge ancora interamente nel corpo stesso dell’uomo, e non da qualcosa d’altro verso di esso (cioè, questo ratzo e shov è come il flusso della forza vitale dell’anima nel corpo: l’ordine di tale flusso è attraverso l’espansione e il ritiro, ecc., che costituiscono il livello di ratzo e shov).
È importante che questo ratzo e shov avvenga interamente nel corpo stesso: nulla dall’esterno ostacola la forza vitale o la allontana. È semplicemente il modo in cui la vitalità dell’anima fluisce nel corpo: espandendosi e ritraendosi.
וגם הנה יובן עוד במשל זה שבדפיקו דלבא שאין הרצוא קודם לשוב אלא אדרבה השוב קודם לרצוא
Inoltre, da questa analogia si comprenderà ancora che nel battito del cuore il ratzo non precede lo shov; al contrario, lo shov precede il ratzo.
L’analogia mostra un secondo punto: nel battito del cuore, lo shov viene prima del ratzo.
כנראה בחוש שבראשונה הוא ההתפשטות והמשכת החיות בלב שזהו כמו בחי׳ שוב המשכת האור בהכלי. ואמנם תכף ומיד חוזר ומסתלק והוא בחי׳ רצוא והסתלקות האור מהכלי וחוזר ומתיישב וכן חוזר חלילה.
Come si vede chiaramente, dapprima vi è l’espansione e il flusso della forza vitale nel cuore: questo è come il livello di shov, il flusso della luce nel recipiente. Ma subito essa si ritrae di nuovo: questo è il livello di ratzo, il ritiro della luce dal recipiente; poi si ristabilisce, e così via, continuamente.
Come chiunque può constatare, dapprima la forza vitale si espande nel cuore, come nello shov, quando la luce entra in un recipiente; subito si ritrae, come nel ratzo, quando la luce lascia il recipiente, e poi si ristabilisce, continuamente.
וכדמיון הנשימה מהבל הפה שבתחלה יתפשט ההבל והרוח ומיד יחזור בחזרה וחוזר ומתפשט. וכדוגמא הזאת יובן למשכיל למעלה בבחי׳ רצוא ושוב3 שמלמעלה למטה
È come nella respirazione, nel soffio della bocca: dapprima il soffio e l’aria si espandono e subito ritornano, per poi espandersi di nuovo. Seguendo questa analogia, chi è capace di comprendere intenderà ciò che avviene in Alto riguardo a ratzo e shov, dall’Alto verso il basso
La respirazione è simile: dapprima il soffio esce, poi ritorna e quindi esce di nuovo. Da questo il lettore attento può comprendere ratzo e shov nel flusso dall’Alto verso il basso.
(ולא בבחי׳ רו״ש [רצוא ושוב] שוהחיות רצוא ושוב של הנבראי׳ [הנבראים] כו׳. כ״א אדרבה ג״כ בהשפעה עליונה של א״ס ב״ה בכלים ועולמות.
(e non [solo] per quanto riguarda il ratzo [slancio] e lo shov [ritorno] di «i chayos [esseri viventi] correvano e tornavano», delle creature, ecc.; ma, al contrario, anche nel flusso superno dell’Infinito (Ein Sof), benedetto Egli sia, nei recipienti e nei mondi.
Una parentesi: ratzo e shov si trovano non solo nelle creature, come i chayos della visione di Ezekiel, ma anche nel flusso di Ein Sof verso i recipienti, cioè le emanazioni divine (Sefiros), e verso i mondi.
וגם אפי׳ [אפילו] ממש בראשית מראשית ההמשכה מא״ס ב״ה להתלבש בשרש בחי׳ הכלים שהן שרש כל העולמות עליונים ותחתונים שייך ג״כ רצוא ושוב שהוא הסתלקות והתפשטות.
E anche, persino proprio all’inizio, sin dal principio stesso della discesa dall’Ein Sof, benedetto Egli sia, per rivestirsi nella radice dei recipienti, che è la radice di tutti i mondi, superiori e inferiori, si applicano ugualmente ratzo e shov — che consistono in ritiro ed espansione.
Persino nella fase iniziale, quando la Luce Infinita (Or Ein Sof) viene fatta discendere per rivestirsi nella radice dei recipienti — la fonte di tutti i mondi — vi sono ritiro ed espansione.
כי מיד שנמשך ומתפשט צ״ל הסתלקות שאל״כ [שאם לא כן] יתבטלו הכלים מהיות בחי׳ כלים כו׳ רק שההתפשטות הוא קודם. והוא כמו בחי׳ השוב ואח״כ הוא בחי׳ הסתלקות ורצוא וכן חוזר חלילה. ועמ״ש במ״א ע״פ ויקחו לי תרומה45 כו׳)
Perché non appena viene fatta fluire e si espande, deve esserci un ritiro; altrimenti i recipienti perderebbero la loro stessa condizione di recipienti, ecc. Soltanto che l’espansione viene per prima. È come il livello di shov, e in seguito viene il livello del ritiro e del ratzo, e così di nuovo, a ripetizione. E si veda quanto è spiegato altrove sul versetto «E prenderanno per Me un’offerta», ecc.),
La ragione è che, se la luce continuasse a espandersi senza ritirarsi, i recipienti ne sarebbero sopraffatti e cesserebbero di essere recipienti. Perciò il flusso deve procedere a impulsi. Tuttavia, l’espansione viene per prima (shov), poi il ritiro (ratzo). L’Alter Rebbe rimanda al suo discorso sul versetto «E prenderanno per Me un’offerta» per ulteriori spiegazioni.
דשייך ג״כ בחי׳ רצוא. רק שהתפשטות האור קודם לבא ואח״כ מיד חוזר ומסתלק וחוזר ומתפשט.
che anche qui si applica il livello di ratzo; soltanto che l’espansione della luce viene per prima e poi essa si ritira immediatamente e si espande di nuovo.
Tornando alla frase principale: il ratzo si applica anche nel flusso dall’Alto; soltanto che lì l’espansione della luce viene per prima, poi essa si ritira immediatamente e si espande di nuovo.
וזהו ענין קול דודי דופק6 שהקול וההמשכה מלמעלה למטה הוא ג״כ כמו בחי׳ הדפק הנ״ל.
E questo è il significato di «La voce del mio amato bussa» (dofek [bussa]): la voce e la discesa dall’Alto verso il basso sono anch’esse come il battito (dofek) menzionato sopra.
Questo è il significato di «La voce del mio amato bussa» (dofek) nel Cantico dei Cantici: la «voce» divina che fluisce verso di noi pulsa come un battito cardiaco (dofek).
Usando il battito del cuore e la respirazione come analogie, il paragrafo mostra che ratzo e shov esistono anche nel flusso divino stesso, come un pulsare di espansione e ritiro che mantiene integri i recipienti, con l’espansione (shov) per prima.
Qui il ritiro non è un nascondimento imposto dall’esterno, come quello delle kelipos (involucri) del mondo attuale; è il ritmo interiore grazie al quale la luce infinita può dimorare in recipienti finiti senza dissolverli.
Marei mekomos
- 1הוא ממש בדפיקו דלבא · נתבאר בלקו״ת פ׳ פקודי ה, ד ואילך ובביאור שם ז, ד ובכ״מ.
- 2ור״ל שרו״ש זה · ראה לקו״ת פ׳ חקת סה, א.
- 3רצוא ושוב · Ezekiel 1:14
- 4ועמ״ש במ״א ע״פ ויקחו לי תרומה · ראה אוה״ת תרומה ע׳ א׳שסח ואילך.
- 5ויקחו לי תרומה · Exodus 25:2
- 6קול דודי דופק · Song of Songs 5:2
24ונק׳ זה בע״ח [בעץ חיים]1 בשם מטי ולא מטי2 שהאור מטי ומתפשט וחוזר ומסתלק ולא מטי. שבחי׳ מטי הוא בחי׳ ההתפשטות קודם לבחי׳ לא מטי. והכל בבחי׳ אלקות עצמו.
In Etz Chaim questo è chiamato «raggiungere e non raggiungere» (mati velo mati): la luce raggiunge e si espande, poi si ritira di nuovo e non raggiunge. Il livello del «raggiungere», ossia l’espansione, precede quello del «non raggiungere». E tutto ciò avviene nella Divinità stessa.
Etz Chaim, la trascrizione degli insegnamenti dell’Arizal redatta da Rabbi Chaim Vital, nella sua Porta 7 (Sha’ar Mati VeLo Mati), chiama questo ritmo «raggiungere e non raggiungere» (mati velo mati): la luce raggiunge il recipiente, poi si ritira e non raggiunge. Il «raggiungere» viene per primo. Tutto ciò avviene nella Divinità stessa, non attraverso alcun occultamento esterno.
וזהו כי ה׳ אלקיך אש אוכלה הוא.34 ענין דמיון שפע האלקות לאש. הוא מפני שהאש טבעו בבחי׳ הסתלקות אחר ההתפשטות כדמיון דפיקו דלבא.
E questo è [il significato di] «Poiché Havayah, il tuo D‑o, è un fuoco divorante». La ragione per cui il flusso divino è paragonato al fuoco è che la natura del fuoco è ritirarsi dopo essersi espanso, come il battito del cuore.
Ecco perché la Torah chiama D‑o «un fuoco divorante». La natura del fuoco è divampare e poi ritrarsi — tremola — come il battito del cuore; perciò è un’immagine appropriata del flusso divino.
Il concetto cabbalistico di «raggiungere e non raggiungere» e l’immagine di D‑o come fuoco esprimono entrambi il ritmo di espansione e ritiro che ha luogo nella Divinità stessa.
Altrove nella Chassidut, la spinta ascendente del fuoco verso la sua fonte è il modello del ratzo [slancio] dell’anima; qui il punto è il ritmo della fiamma, che inizia con il divampare verso l’esterno e solo in seguito si ritrae, corrispondendo al «raggiungere» che precede il «non raggiungere».
Marei mekomos
- 1ונק׳ זה בע״ח · שער מטי ולא מטי. וראה לקו״ת פ׳ מסעי צה, ג. סה״מ תרס״ו ע׳ מג ואילך.
- 2מטי ולא מטי · Sefer Etz Chaim 7:1–3
- 3כי ה׳ אלקיך אש אוכלה הוא · ואתחנן ד, כד.
- 4כי ה׳ אלקיך אש אוכלה הוא · Deuteronomy 4:24
25וזהו ענין השמים החדשים והארץ החדשה. שהוא בחי׳ ההמשכה העליונה אשר נמשך באתעדל״ע [באתערותא דלעילא] לבד בזה יש ג״כ בחי׳ שמים וארץ.
E questo è il significato dei nuovi cieli e della nuova terra: anche nella discesa dall’Alto, che avviene soltanto per mezzo di un risveglio dall’Alto (isarusa dileila), vi sono i livelli di «cielo» e «terra».
Questo risolve la domanda del paragrafo 22: i nuovi cieli e la nuova terra, che vengono fatti discendere esclusivamente dall’Alto, contengono anch’essi «cielo» e «terra».
ההמשכה בחי׳ מטי נק׳ שמים ובחי׳ ההסתלקות האור מהכלי הנק׳ לא מטי זהו בחי׳ ארץ מל׳ רצוא.
La discesa, il livello del «raggiungere», è chiamata «cielo»; mentre il livello del ritrarsi della luce dal recipiente, chiamato «non raggiungere», è il livello della «terra», dal termine ratzo [slancio di ritorno verso l’Alto].
Nel flusso proprio di D‑o, il far giungere la luce nel recipiente («raggiungere») è «cielo», mentre il ritrarsi della luce dal recipiente («non raggiungere») è «terra»: ratzo, un movimento di ritorno verso l’Alto.
Nel flusso puramente divino del futuro, «cielo» è il giungere della luce nel recipiente e «terra» il suo ritrarsi.
26ולכן כאן קדם שמים לארץ בהיות בחי׳ מטי קדם לבחי׳ לא מטי. משא״כ ברצוא ושוב דנבראים צ״ל תחלה ארץ בחי׳ רצוא ואח״כ שמים בחי׳ שוב. וכמ״ש והחיות רו״ש [רצוא ושוב]1 וכתיב ביום עשות כו׳ ארץ ושמים2 כנ״ל.
Perciò qui «cielo» precede «terra», poiché il livello del «raggiungere» precede quello del «non raggiungere». Non è così per il ratzo [slancio] e lo shov [ritorno] degli esseri creati, dove deve venire prima la «terra», il livello del ratzo, e poi il «cielo», il livello dello shov — come è scritto: «E le chayos [creature viventi] correvano e ritornavano»; ed è scritto: «Nel giorno in cui [Havayah Elokim] fece», ecc., «terra e cielo», come spiegato sopra.
Ecco perché il versetto dice «nuovi cieli e nuova terra», con il cielo per primo: nel flusso divino, il raggiungere precede il non raggiungere. Nelle creature, invece, viene prima il ratzo — «le chayos correvano e ritornavano» e «terra e cielo» — come spiegato sopra.
L’ordine delle parole rispecchia la fonte: nel flusso divino, il cielo (espansione) precede la terra (ritiro); nelle creature, la terra (ratzo) precede il cielo (shov).
Marei mekomos
- 1והחיות רו״ש · Ezekiel 1:14
- 2ביום עשות כו׳ ארץ ושמים · Genesis 2:4
«Così staranno la tua discendenza e il tuo nome» ¶27–28
27וזהו ענין כאשר השמים החדשי׳ [החדשים] והארץ החדשה כו׳ עומדים לפני. לפני דייקא דהיינו בבחי׳ הפנימיו׳ ועצמיות מה שאין אתעדל״ת [אתערותא דלתתא] מגעת לשם כלל. כן יעמוד זרעכם ושמכם.1
E questo è il significato di: «Poiché, come i nuovi cieli e la nuova terra», ecc., «stanno dinanzi a Me»: «dinanzi a Me» (lefanai), precisamente — ossia al livello della dimensione più interiore e dell’essenza, dove un risveglio dal basso (isarusa dilesata) non giunge affatto. «Così staranno il vostro seme e il vostro nome».
Il versetto prosegue: i nuovi cieli e la nuova terra «stanno dinanzi a Me». Lefanai, «dinanzi a Me», condivide la stessa radice di penim, «interiore», e allude così all’essenza più interiore di D‑o, un livello al quale nessun risveglio umano può giungere. E tuttavia: «così staranno il vostro seme e il vostro nome».
פי׳ זרעכם ושמכם הוא בחי׳ אתעדל״ת [אתערותא דלתתא] וההמשכה הנמשך ע״י אתעדל״ת [אתערותא דלתתא]. כי הנה המצות נק׳ בשם זריעה כמ״ש זורע צדקות.2 ועי״ז מצמיח ישועות בגילוי אלקות מבחי׳ ש״ע [ש״ע (370)] נהורין כו׳.
Il significato è che «il vostro seme e il vostro nome» rappresentano il livello dell’isarusa dilesata e l’influsso che viene attirato mediante l’isarusa dilesata. Infatti, le mitzvos sono chiamate «semina», come è scritto: «Egli semina atti di giustizia (tzedakos)»; e attraverso ciò «fa germogliare salvezze», con la rivelazione della Divinità dal livello delle 370 luci, ecc.
«Il vostro seme e il vostro nome» rappresentano l’isarusa dilesata e ciò che essa attira verso il basso. Le mitzvos sono chiamate «semina», come nella benedizione che precede lo Shema, dove D‑o «semina atti di giustizia e fa germogliare salvezze»: come un seme, la mitzvah produce una crescita assai maggiore di se stessa, una rivelazione proveniente dalle «370 luci» (espressione dello Zohar per un livello elevatissimo di luce divina).
ושמכם הוא בחי׳ קבלת עומ״ש [עול מלכות שמים] ויעש דוד שם.3
E «il vostro nome» è il livello dell’accettazione del giogo (kabbalas ol) del Regno dei Cieli, [come in] «E David si fece un nome».
«Il vostro nome» è la kabbalas ol del Regno dei Cieli, come in «E David si fece un nome» — nel senso semplice, David acquistò fama grazie alle sue vittorie; qui David rappresenta il modello della regalità.
La seconda metà del versetto promette che «il vostro seme e il vostro nome» — le mitzvos di Israele e la kabbalas ol di D‑o, cioè l’isarusa dilesata — «staranno anch’essi dinanzi a Me».
L’immagine del seme implica che ciò che cresce è molto più grande di ciò che è stato seminato: le mitzvos, piccoli atti compiuti in basso, danno luogo a «salvezze», una rivelazione proveniente da livelli molto superiori agli atti stessi.
Marei mekomos
- 1כן יעמוד זרעכם ושמכם · Isaiah 66:22
- 2
- 3ויעש דוד שם · II Samuel 8:13
28והנה כבר מבואר שבחי׳ שמים וארץ החדשים הוא גילוי מבחי׳ שאין אתעדל״ת [אתערותא דלתתא] מגעת לשם כלל שגילוי זה יהי׳ [יהיה] לע״ל [לעתיד לבוא].
Ora, è già stato spiegato che il livello (bechinah) dei nuovi cieli e della nuova terra è una rivelazione proveniente da un livello che un risveglio dal basso (isarusa dilesata) non può raggiungere affatto, e che questa rivelazione avrà luogo nel Tempo a Venire.
L’Alter Rebbe ribadisce che i nuovi cieli e la nuova terra sono una rivelazione futura proveniente da un livello che nessun risveglio dal basso può raggiungere.
וא״כ סד״א [סלקא דעתך אמינא] שההמשכה שע״י אתעדל״ת [אתערותא דלתתא] בתומ״צ [בתורה ומצות] בבחי׳ ארץ ושמים שלנו רו״ש [רצוא ושוב] תהי׳ [תהיה] בטילה לגמרי מחמת גילוי העצום ההוא שמבחי׳ אשר אני עושה.
Se è così, si potrebbe pensare che l’influsso che viene fatto discendere mediante il risveglio dal basso, attraverso la Torah e le mitzvos — nel livello della nostra «terra e cielo», ratzo [slancio] e shov [ritorno] — sia completamente annullato (bittul) a causa di quella rivelazione straordinaria proveniente dal livello di «ciò che Io faccio».
Si potrebbe concludere che il nostro servizio attuale — Torah e mitzvos, la «terra e il cielo» di ratzo e shov che suscitiamo — venga sopraffatto e perda ogni significato di fronte a quella rivelazione travolgente.
לזה אמר כן יעמוד זרעכם ושמכם.1 שגם בחי׳ זו דאתעדל״ת [דאתערותא דלתתא] יתעלה להיות עומדים לפני בבחי׳ הפנימית ממש כמו בחי׳ שמים החדשים וארץ החדשה כו׳.
A questo Egli disse: «Così staranno la vostra discendenza e il vostro nome»: anche questo livello del risveglio dal basso sarà elevato, fino a «stare davanti a Me» proprio nel livello più interiore, come il livello dei nuovi cieli e della nuova terra, ecc.
Il versetto risponde: «Così staranno la vostra discendenza e il vostro nome». Anche il nostro risveglio dal basso sarà elevato fino a «stare davanti a Me», nel livello più interiore, proprio come i nuovi cieli e la nuova terra.
וכמ״ש הנה ישכיל עבדי2 ירום ונשא וגבה מאד דהיינו עבדי הוא בחי׳ אתעדל״ת [אתערותא דלתתא] בחי׳ לעבדה ולשמרה3 כו׳. הנה בחי׳ זו ממש תתעלה בעילוי אחר עילוי עד כי גבה מאד:
Come è scritto: «Ecco, il Mio servo prospererà, sarà esaltato e innalzato, e sarà molto elevato». «Il Mio servo» è il livello del risveglio dal basso, il livello del «lavorarlo e custodirlo», ecc. Questo stesso livello sarà elevato di elevazione in elevazione, finché sarà «molto elevato».
Le parole di Isaia «Il Mio servo prospererà… e sarà molto elevato» esprimono la stessa idea: «Il Mio servo» è il servizio del risveglio dal basso, come l’incarico affidato ad Adam di «lavorarlo e custodirlo». Questo servizio salirà di livello in livello, finché sarà «molto elevato».
Il maamar conclude che il servizio stesso di Israele non sarà oscurato dalla futura rivelazione dall’Alto; anch’esso sarà elevato fino a trovarsi nella dimensione più interiore della presenza di D‑o.
La conclusione riconduce il maamar al suo punto di partenza: la Torah e Israele, per i quali furono creati il cielo e la terra (paragrafo 1), sono la «discendenza e il nome» che resteranno per sempre insieme ai nuovi cieli e alla nuova terra.
Marei mekomos
- 1כן יעמוד זרעכם ושמכם · Isaiah 66:22
- 2הנה ישכיל עבדי · Isaiah 52:13
- 3לעבדה ולשמרה · Genesis 2:15
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Nell’avodah
Attraverso la contemplazione in Pesukei deZimra e nel Shema, una persona deve suscitare in sé un desiderio ardente di D‑o stesso, al di là di tutto ciò che si trova nei mondi, e così superare l’occultamento dell’anima animale. Quel desiderio deve poi «ritornare» allo studio della Torah e alle mitzvos pratiche, vivendo nel corpo per questo fine. Chi ricerca persino i piaceri permessi per se stessi, senza alcun desiderio ardente di D‑o, si trova «fuori dalla terra» e alimenta la kelipah. E questo servizio, compiuto ora attraverso un risveglio dal basso, starà esso stesso per sempre davanti a D‑o.
Domande di discussione
- Perché il cielo e la terra fisici devono avere corrispondenti spirituali nella Torah e in Israele, e quale dei due è quale?
- In che modo il contrasto tra D‑o come «Re» e come «Unico» plasma l’amore del Shema?
- Perché il ratzo della preghiera è soltanto una preparazione allo shov, e in che modo l’espressione «contro la tua volontà vivi» lo esprime?
- Se il ratzo appartiene alle creature che fuggono dall’occultamento, come può esserci ratzo nel flusso stesso di D‑o? Che cosa illustrano il battito cardiaco e il fuoco?
- Perché il versetto pone il cielo prima della terra nel futuro, e che cosa promette l’espressione «così staranno la tua discendenza e il tuo nome» riguardo al nostro servizio attuale?